La tartaruga verde: identità, distribuzione e ruolo ecologico
La tartaruga verde (Chelonia mydas) è una delle sette specie di tartarughe marine viventi, appartiene alla classe Reptilia, ordine Testudines, famiglia Cheloniidae. Il nome “tartaruga verde” deriva dal colore caratteristico del grasso sottocutaneo, dovuto principalmente alla dieta erbivora negli adulti; non dal colore del carapace che è invece bruno – olivastro o marmorizzato. La dieta a base di alghe e fanerogame marine, come la posidonia, le rende fondamentali per la salute degli ecosistemi marini: mantenendo “potati” i prati sottomarini, favoriscono la crescita di piante più sane e ricche di biodiversità. Questa specie è presente in tutti gli oceani tropicali e subtropicali, dal Pacifico all’Atlantico e all’Oceano Indiano, compreso il Mediterraneo, soprattutto nel bacino orientale. Le tartarughe verdi nidificano in oltre 80 paesi e frequentano acque costiere e barriere coralline in più di 140 paesi nel mondo.

Un aspetto sorprendente di questi animali è la loro formidabile capacità di apnea.
Durante i momenti di “routine” alternano apnee di 4-5 minuti a permanenze in superficie che mediamente non durano più di 2 secondi. Questo si deve a sangue e polmoni in grado di scambiare velocemente ossigeno e anidride carbonica, facendo si che (in alcuni esemplari monitorati per mezzo di tag satellitari) arrivino anche a 500 apnee nel giro di 12 ore.

Un migratore antico che torna alla spiaggia natale
Le tartarughe verdi esistono da oltre 100 milioni di anni e hanno attraversato epoche geologiche e cambiamenti climatici profondissimi. Sono animali migratori straordinari: percorrono migliaia di chilometri tra le aree di alimentazione e le spiagge di nidificazione e, per orientarsi, utilizzano il campo magnetico terrestre come una sorta di GPS interno. Dopo aver trascorso i primi anni nella zona pelagica (mare aperto), si spostano in acque costiere dove rimangono fino alla maturità sessuale. Le femmine tornano ripetutamente alla spiaggia dove sono nate (fenomeno chiamato “natal homing”) per deporre le uova. La maturità sessuale viene raggiunta tra i 20 e i 50 anni, rendendo la specie particolarmente vulnerabile alle pressioni antropiche.

Riproduzione e primi anni di vita della tartaruga verde
La riproduzione è un processo lungo e delicato. Le femmine depongono da 80 a 120 uova scavando profondi nidi su spiagge sabbiose, nidificano ogni due/tre anni e depongono le uova 3/5 volte per stagione. Dopo circa due mesi, le piccole tartarughe emergono e si dirigono verso il mare, affrontando numerosi pericoli già nei primi minuti di vita. Si stima che solo una tartaruga su mille raggiunga l’età adulta. Un fatto curioso è che la temperatura della sabbia determina il sesso dei nascituri:
Temperature più elevate → femmine.
Temperature più basse → maschi.

Dimensioni, morfologia e caratteristiche della specie
Gli adulti di Chelonia mydas possono raggiungere dimensioni considerevoli:
Lunghezza del carapace: fino a circa 1,4 – 1,5 metri.
Peso: tipicamente tra 150 e oltre 250/300 kg in esemplari grandi.
Il carapace è piatto e a forma di goccia, mentre la testa è relativamente piccola con un becco smussato adatto a tagliare e strappare vegetazione marina. Negli esemplari giovani il carapace è più uniforme nel colore, mentre negli adulti possono emergere motivi marmorizzati.

Spesso questi grandi viaggiatori del mare sono accompagnati da remore (Remora remora). Si tratta di pesci ossei dell’ordine degli Acantotteri, sottordine Discocefali, famiglia Echeneidi. Hanno la prima dorsale trasformata in organo adesivo di forma discoidale, costituito da lamelle mobili, mediante le quali l’animale può aderire ad altri corpi. Si attaccano così a pesci di diverse famiglie dai quali sono trasportate e, naturalmente, alle tartarughe.

Come fotografare una tartaruga verde in grandangolo
Fotografare le tartarughe verdi richiede un mix di abilità tecnica, pazienza e, soprattutto, un profondo rispetto per l’ambiente marino. Questi “antichi navigatori” sono soggetti affascinanti ma timidi.
Le tartarughe verdi sono note per il loro temperamento relativamente calmo, ma restano animali selvatici. Frequentano spesso le praterie di alghe (dove si nutrono) o le barriere coralline poco profonde.
Relativamente all’ottica da impiegare per fotografare questi antichi animali possiamo dire che a seconda del genere di foto che intendiamo fare si possono impiegare due tipi di ottiche: obiettivi grandangolari o Fisheye per foto di ambiente. Le tartarughe sono grandi e l’acqua stempera i dettagli; occorre essere vicini al soggetto per avere nitidezza, quindi ottiche con elevato angolo di campo sono ideali.

Stessa cosa per le immagini in campo lungo, dove la tartaruga può essere solo un elemento di interesse della scena, caratterizzata da altri organismi marini. In questi casi è consigliabile tenere la fotocamera orientata verso l’alto, in modo da catturare il blu del mare e, quando esistono le condizioni, la sfera del sole. Per quanto possibile, data la morfologia della loro silhouette piuttosto massiccia, è bene cercare di riprendere le tartarughe in situazioni dinamiche o comunque in pose plastiche, in modo da rendere le nostre immagini più fluide e vivaci.


Ritratti e primi piani con ottiche macro
Ma anche le ottiche macro con focali tra i 50 e i 60 mm. possono essere impiegate con soddisfazione per fotografare questi soggetti, sia per intero che per la realizzazione di primi piani. In questo tipo di riprese è bene mettere a fuoco gli occhi, come nei ritratti umani, l’occhio deve essere nitidissimo. Se l’occhio è a fuoco, l’intera foto risulterà comunicativa. Dulcis in fundo, con queste ottiche, o con focali fino a100 millimetri, si possono realizzare veri e propri ritratti di questi splendidi abitanti del sesto continente. In questo tipo di riprese, molto ravvicinate, vale ancora di più la regola del rispetto, nessuno scatto giustifica lo stress subito da un animale.

Una specie simbolo e un segnale incoraggiante per la conservazione
È consigliabile non inseguire mai una tartaruga, se si sente minacciata, scapperà e avremo perso una buona occasione. È bene lasciare che sia lei ad avvicinarsi: se si rimane immobili e calmi, la curiosità della tartaruga potrebbe portarla a nuotare proprio davanti al nostro obiettivo. Fotografare questi animali è un privilegio. Ogni scatto deve essere un tributo alla loro eleganza e un promemoria della necessità di proteggere i nostri oceani. La tartaruga verde è un simbolo dell’equilibrio degli ecosistemi marini tropicali e subtropicali. La sua lunga vita, le vaste migrazioni e l’importante ruolo ecologico ne fanno una specie di grande valore scientifico, culturale e naturale.
Dal 16 Ottobre 2025 (Congresso Mondiale di Abu Dhabi) la tartaruga verde (Chelonia mydas) non è più considerata “in pericolo” nella Lista Rossa dell’IUCN, grazie a decenni di sforzi di conservazione, ma è passata a “Minima Preoccupazione” (Least Concern) a livello globale, un grande successo per il WWF e altre organizzazioni che hanno protetto le spiagge e gli habitat marini, ma ora serve mantenere la guardia alta sulle minacce persistenti.
L’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura ha riclassificato la tartaruga verde, riconoscendo il recupero delle sue popolazioni globali, con un aumento di circa il 28% rispetto agli anni ’70. Questo cambiamento riflette l’efficacia dei programmi di protezione, specialmente nelle aree di nidificazione, e l’impegno di molte organizzazioni, incluso il WWF, nella tutela della specie. Il WWF celebra questo risultato storico, ma sottolinea che il lavoro non è finito; la specie è fuori pericolo, ma deve rimanere sotto osservazione e protezione. Le minacce come l’inquinamento, la perdita di habitat e il cambiamento climatico persistono, richiedendo sforzi continui. La tartaruga verde è un simbolo di speranza per la conservazione marina, la sua straordinaria ripresa dimostra che le azioni di protezione possono portare a risultati incredibili.
Di Claudio Ziraldo & Andrea Pivari
Collaboratori
Emilio Mancuso & Davide Forti









