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Intervista a pietro formis fotografo sub beuchat

Intervista a Pietro Formis: una conversazione su luce, forme e responsabilità ambientale

Pietro Formis è una delle voci più autorevoli della fotografia subacquea contemporanea. Le sue immagini popolano riviste internazionali, esposizioni e concorsi di primo piano: dal Wildlife Photographer of the Year all’Underwater Photographer of the Year, dove ha vinto anche nella categoria libri con AQUA, fino al recente Blue Prize per l’impegno nella divulgazione ambientale. I suoi lavori, tecnicamente rigorosi e visivamente potenti, raccontano il mondo sommerso con una combinazione precisa di estetica e contenuto.

Oggi Formis è ambassador di marchi come Beuchat e Marelux, creative partner di EIZO e collaboratore di Sony Italia, giurato in competizioni fotografiche, autore, divulgatore e contributor di Pianeta Azzurroe interprete di un’estetica che unisce forma, comportamento animale e riflessione ambientale.

L’occasione di questa conversazione nasce da un invito di Beuchat che siamo felici di cogliere al volo, per cercare di carpire da Pietro alcune delle caratteristiche che lo rendono un “obiettivo” originale e potente nella subacquea.

Intervista a Pietro Formis

Pietro, forse non tutti sanno che arrivi da una formazione in visual design. Ci sono elementi grafici che applichi ancora consapevolmente nelle tue immagini o nel tempo è diventato un processo istintivo?

La mia formazione è sempre stata immersa nel mondo dell’immagine. Ho iniziato con il liceo artistico, poi il visual design, e sono cresciuto in una famiglia dove grafica e illustrazione erano di casa: da bambino passavo le giornate a guardare mia madre dipingere con pennelli e colori. Tutto questo è rimasto dentro di me. Oggi però non applico queste cose in modo meccanico: è diventato un processo molto istintivo. Credo sia qualcosa che accomuna molti fotografi. E poi non si smette mai di imparare: quando tengo corsi o guardo altri fotografi, mi accorgo che la visione e la composizione evolvono continuamente con l’esperienza.

Il tuo uso della luce è sempre molto studiato.  in che modo l’illuminazione può cambiare l’impatto visivo di uno scatto?

Anche se può sembrare ovvio, l’illuminazione è praticamente tutto nella fotografia subacquea. È ciò che ti permette di separare un soggetto dallo sfondo, di esaltare la bellezza delle forme e di rendere una foto davvero comunicativa. Cerco sempre di avere una forte consapevolezza di come uso la luce, per valorizzare al massimo ogni soggetto. A volte sperimento anche in modi più creativi, ma sono solo sfumature di un approccio più ampio: capire come modellare la luce sott’acqua per raccontare qualcosa nel modo più efficace possibile.

Nel 2023 sei stato selezionato al Wildlife Photographer of the Year con una foto che ritrae un pesce prete. La foto è bellissima, il soggetto… diciamo che è un tipo che piace. Scegli appositamente soggetti non convenzionalmente belli come se fosse una sfida?

Non c’è una scelta consapevole di cercare soggetti “brutti”. Al contrario, molti animali che non rientrano nei canoni classici della bellezza hanno un fascino particolare. Spesso ricordano delle maschere, con tratti quasi umani. Il pesce prete della foto selezionata al Wildlife Photographer of the Year, ad esempio, illuminato dal basso sembrava uscito da un cartone animato di creature misteriose. Ma quell’aspetto è parte della loro natura: i predatori d’agguato hanno forme perfette per il loro ruolo, occhi sporgenti e grandi bocche. Mi piace mostrarli, mettendo in luce la meravigliosa capacità della natura di creare forme estremamente funzionali ma anche strane, spaventose o buffe.

Molte delle tue foto mostrano comportamenti specifici, cove, caccia, simbiosi. Secondo te, l’abitudine diffusa sui social di unire testo alle immagini, aiuta a dare un’informazione più completa che porta ad una migliore sensibilizzazione, o rischia di appiattire la narrazione e toglierle eleganza?

Aggiungere contesto a un’immagine può arricchirla molto, soprattutto quando si raccontano comportamenti poco noti. Il rischio di appiattimento non dipende dall’aggiungere testo, ma dalla superficialità con cui a volte vengono trattate le informazioni. Oggi è facile accedere a contenuti rapidi, magari un po’ approssimativi, e lo vediamo spesso anche con l’intelligenza artificiale. Anch’io ho imparato a evitare spiegazioni frettolose: è meglio prendersi il tempo per condividere informazioni che abbiano davvero un senso. Le informazioni aggiuntive sono preziose, purché siano mirate e basate su una reale conoscenza del tema.

pietro formis beuchat

Hai fotografato dal Mediterraneo all’Asia. C’è un luogo che non hai ancora raggiunto e che per te rappresenta un desiderio rimasto aperto?

Ci sono diversi luoghi che sogno da tempo e che ancora non ho avuto modo di raggiungere. Il primo sono sicuramente le Galápagos, un luogo di contrasti incredibili. Mi piacerebbe anche immergermi in Polinesia e in British Columbia. Sono tre desideri che spero davvero di realizzare nel prossimo futuro.

Essere ambassador ti espone e ti collega a un marchio. In che modo questa relazione incide sul tuo modo di comunicare temi ambientali?

Collegarmi a realtà come Pianeta Azzurro, un magazine ed editore che lavora proprio sulla comunicazione ambientale, mi permette di amplificare certi messaggi e raggiungere un pubblico già sensibile a questi temi. Inoltre il supporto e la condivisione degli sponsor “tecnici” mi consente sia di amplificare la visibilità delle mie immagini, che di poter contare su attrezzature eccezionali, sempre aggiornate; che mi consentono di svolgere i miei lavori nel migliore dei modi.

Dall’altra parte, avere la fiducia di marchi come Beuchat, Marelux di cui sono ambassador, o Sony o EIZO con cui ho il piacere di collaborare da tempo, comporta anche una grande responsabilità. È una fiducia preziosa, che cerco di onorare comunicando sempre in modo autentico e con serietà. Per me è davvero una forma di riconoscenza: mantenere alto il valore di questa fiducia è parte integrante del mio modo di lavorare.

Ti immergi regolarmente nel Mar Ligure. Credi ci sia qualcosa che si possa imparare solo tornando tante volte nella stessa area?

Sì, credo che tornare tante volte nello stesso luogo sia fondamentale. È bellissimo esplorare posti nuovi, ma difficilmente si riesce a raccontare qualcosa di davvero profondo immergendosi solo per qualche giorno. Conoscere bene un’area, frequentarla in stagioni diverse e in condizioni diverse, ti permette invece di andare oltre la superficie: capire gli ambienti, scoprire i comportamenti, cogliere cambiamenti minimi che all’inizio non vedresti.

Per tanti anni l’ho fatto in Liguria, a Noli, e ultimamente sto adottando un approccio simile anche nell’Adriatico. Tornare negli stessi luoghi ti trasforma un po’ in un osservatore privilegiato, quasi un “guardiano” dello stato di salute di quelle acque. E spesso ti porta a scoprire perle di bellezza che al primo sguardo restano nascoste.

beuchat logo quadrato

Galleria fotografia di Pietro Formis

Per vedere altre foto di Pietro visita il suo sito ufficiale: Pietro Formis

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