Ci sono immersioni che scorrono veloci, scandite da pinne che battono regolari e computer che segnano il tempo a volte per cercare il pesce nel blu, altre volte per visitare un relitto.
E poi ce ne sono altre in cui smetti di cercare qualcosa e inizi semplicemente a guardare ed è in quelle immersioni che il mare cambia ritmo. E ti accorgi che non tutto, sott’acqua, nuota.
Alcuni pesci camminano.
Non è una metafora.
Usano le pinne come appoggi, avanzano sul fondo con piccoli passi, come se il mare avesse deciso di rallentare insieme a loro.
Senza andare troppo lontano, nel nostro mare abbiamo un esemplare stupendo e facile da trovare, il pesce cappone o, il capone ubriaco.
Il capone “ubriaco”
Anche il Mediterraneo sa essere sorprendente, se smettiamo di attraversarlo in fretta e mi è capitato tantissime volte di incontrare questo strano pesce sui fondali sabbiosi non troppo in profondità.

Il pesce capone, Trigloporus lastoviza, chiamato spesso capone ubriaco, noto come gallinella o cappone cammina sul fondo usando alcuni raggi delle pinne come dita. Si muove piano, tastando il terreno, come se stesse leggendo il fondale.
Poi, se ti avvicini troppo, all’improvviso, apre le sue grandi pinne colorate e ‘vola’ via di qualche metro.
Ed è in quel momento che ti rendi conto che non stavi osservando un pesce qualunque, ma uno di quelli che rendono memorabile un’immersione apparentemente normale.
Spostandomi più in là di qualche ora di aereo ho incontrato più raramente il frogfish.
Il frogfish: l’arte di scomparire restando immobili
Il frogfish. Antennarius hispidus, è uno di quegli incontri che spesso arrivano dopo la frase: “Qui non c’è molto da vedere”. Perché il frogfish non si mostra, un po’ come il pesce pietra. Però è già lì. Sei tu che non lo stai guardando.

Non nuota quasi mai. Avanza lentamente, appoggiandosi al fondo con le pinne pettorali, come farebbe una rana distratta. Tutto in lui parla di attesa: il corpo compatto, il mimetismo perfetto, l’esca che oscilla appena.
Quando finalmente lo riconosci, provi sempre la stessa sensazione: quella di essere arrivato tardi a qualcosa che stava succedendo da molto tempo.
Il frogfish non ha fretta. E non ha bisogno di averla.
Ha una livrea mimetica con colori imitano i coralli o fondali e quindi variano dal giallo o rosso al beige o bianco.
Altri camminatori dei fondali
Nel mondo sommerso non sono soli. Esistono pesci che hanno fatto della camminata una vera scelta di vita.

I batfish, Ogcocephalus cubifrons, con il loro aspetto quasi irreale, avanzano sui fondali come creature fuori dal tempo. Mai visti!
I rarissimi Brachionittidi australiani, hanno quasi rinunciato al nuoto. Mai visti neppure questi!
Tutti condividono la stessa filosofia: sul fondo non vince la velocità, ma la presenza.
Camminare sul fondale come forma di intelligenza
Camminare permette di consumare meno energia, di restare nascosti, di osservare meglio.
Non è un limite, è strategia.
E forse è proprio questo che rende questi pesci così affascinanti per chi si immerge: ci obbligano a cambiare ritmo, a spostare lo sguardo, a fermarci davvero.
Ogni volta che incontro uno di questi pesci penso che il mare non abbia un solo modo di essere esplorato. Non sempre serve andare lontano.
Il mare non corre.
Il mare, quando vuole, cammina.
E forse dovremmo camminare più spesso anche noi.









