Al largo di Venice Beach, in Florida, una subacquea è stata trascinata verso la superficie dopo che un’imbarcazione ha agganciato con l’elica la sua bandiera segnasub e il relativo galleggiante. La donna è Stephanie Holtey, subacquea esperta che si immerge regolarmente in quella zona per cercare denti di squalo con la sua attività Abyss Explorers.
Holtey si trovava a circa 7 metri di profondità quando, senza preavviso, è stata strattonata verso l’alto. In un’intervista ha raccontato: “La mia vita mi è passata davanti agli occhi.” Poi ha aggiunto: “Non ero mai stata coinvolta prima in un incidente del genere.”
Il trascinamento
Secondo il racconto di Holtey, la barca ha preso nella propria elica la cima collegata alla bandiera segnasub. La subacquea è stata trascinata per circa 50 metri. Durante quella fase ha perso il secondo stadio dell’erogatore e ha iniziato a ingerire acqua.
Le sue parole, in questo passaggio, sono molto nette: “Ho cominciato a urlare. L’erogatore mi è uscito di bocca. E dato che quel giorno c’era molto vento, le onde mi colpivano in bocca. Quindi stavo soffocando e tossendo.”
Holtey aveva fissato la cima al polso la trazione si è quindi trasmessa direttamente alla subacquea mentre si trovava ancora sott’acqua.
La riemersione e il confronto in superficie
Una volta riemersa, Holtey si è trovata davanti due persone su una barca da pesca. Uno dei due stava riprendendo la scena. Lei ha descritto così quel momento: “Emergo tossendo e nel panico, e c’è uno che mi riprende mentre sto male.”
Anche il compagno d’immersione, Sean Riley, ha seguito la risalita e ha filmato il confronto avvenuto subito dopo. La discussione è stata accesa e si è concentrata da subito sulla responsabilità dell’accaduto. In superficie si sente anche una frase rivolta ai diportisti: “Dovete stare attenti a noi.”
Holtey, ripensando ai minuti successivi all’incidente, ha insistito soprattutto su un punto: l’assenza di una reazione di aiuto. “Non c’è stato nessun ‘mi dispiace’. Non c’è stato nessun ‘posso aiutarti?’. ‘Cosa posso fare per aiutarti?’. No, non c’è stato niente.”
Riley ha commentato a sua volta la scena in termini diretti: “Chiedo scusa per il linguaggio nel video. Ero furioso e molto spaventato. Non capivo cosa stesse succedendo. Vederla trascinata via dal mio fianco, e molto più velocemente di quanto io potessi nuotare, è stato terrificante.” Poi ha aggiunto: “Ringrazio Dio che si siano accorti che era attaccata alla barca e abbiano iniziato a fermarsi, altrimenti potevo solo sperare che riuscisse a prendere il coltello da sub e tagliare la cima. Sto ancora tremando solo a guardarlo. Non so cosa farei se le fosse successo qualcosa.”
Guarda il video dell’incidente
Un’attività abituale in una zona molto frequentata
Il contesto dell’immersione è chiaro. Holtey lavora regolarmente in quell’area cercando denti di squalo, attività per cui Venice Beach è molto conosciuta. Lei stessa lo spiega con una frase semplice: “È la capitale mondiale dei denti di squalo. Ci sono denti di squalo dappertutto.”
Questo elemento conta perché colloca l’incidente dentro una pratica ordinaria. Non si trattava di un’immersione eccezionale, né di una situazione atipica. Proprio per questo il caso richiama un problema serio di convivenza tra subacquei e traffico nautico in una zona dove entrambe le presenze sono normali.
L’indagine della Florida Fish and Wildlife
Sul caso sta indagando la Florida Fish and Wildlife Conservation Commission. La notizia viene riportata sia nel servizio televisivo sia da Divernet. Al momento della pubblicazione, Fox 13 riferiva di essere in attesa di una risposta ufficiale da parte dell’ente.
L’imbarcazione coinvolta, Catch The Wave, fa parte della flotta di Waves Boat & Social Club di Venice. A bordo si trovava un membro del club che stava accompagnando un ospite per un’uscita di pesca.
La società ha diffuso una dichiarazione in cui afferma: “Prendiamo la questione molto seriamente. La sicurezza dei subacquei, dei diportisti e di tutti i membri del pubblico è la nostra priorità più alta, e qualsiasi situazione che implichi il mancato rispetto dei protocolli di sicurezza è inaccettabile.” La stessa società avrebbe dichiarato di collaborare pienamente con l’indagine.
Le distanze previste dalla normativa
Nel racconto dell’episodio entra anche la questione delle distanze di sicurezza. Secondo la normativa citata nel servizio televisivo, i diportisti devono procedere a velocità minima entro circa 90 metri dai sub in acque libere, oppure entro circa 30 metri in fiumi, sbocchi e canali navigabili. Allo stesso tempo, anche i subacquei devono rimanere entro quelle stesse distanze dalla propria bandiera.
La normativa richiamata nel caso prevede che chi conduce un mezzo nautico mantenga una distanza di almeno 90 metri da un segnale di sub in acqua libera. Se è costretto ad avvicinarsi, deve farlo alla velocità minima necessaria a mantenere il controllo dell’imbarcazione.
Le violazioni vengono generalmente trattate come infrazioni e possono comportare sanzioni. Nei casi ritenuti più gravi, la contestazione può salire di livello e arrivare al penale.
I rischi di una risalita forzata
Holtey ha spiegato che l’episodio avrebbe potuto avere conseguenze più serie. Le sue parole sono molto precise: “Se l’imbarcazione avesse avuto una velocità maggiore, avrebbe potuto trascinarmi molto più lontano. Oppure, se fossimo stati più in profondità, avrei potuto avere la malattia da decompressione.” Subito dopo aggiunge: “Ci sarebbero potuti essere problemi ai polmoni, problemi alle orecchie, problemi di equilibrio. Voglio dire, sarebbe potuta andare molto peggio.”
Un episodio che riporta al centro la visibilità del segnale
La presenza di subacquei in acqua deve essere riconosciuta e rispettata anche da chi naviga in superficie. Nel caso raccontato da Holtey, la segnalazione c’era, ma non ha impedito l’incidente.
Per questo, alla fine del racconto, Holtey rivolge un invito diretto a chi conduce imbarcazioni: seguire un corso di navigazione sicura prima di uscire in mare.
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Fonte: Divernet e Fox13
Foto di copertina da Abyss Explorers



















