Le tartarughe di Kemp (Lepidochelys kempii), tra le tartarughe marine più rare al mondo, sono al centro di un nuovo studio pubblicato sul Journal of the Acoustical Society of America. La ricerca prova a chiarire un punto preciso: in quale fascia di frequenze questa specie sente meglio sott’acqua, e quanto questa sensibilità si sovrapponga al rumore prodotto da navi e attività industriali nelle acque costiere del Nord America.

Lo studio e perché interessa la conservazione
Il lavoro è firmato da Charles A. Muirhead, Wendy E. D. Piniak, Douglas P. Nowacek e Craig A. Harms. Nell’abstract pubblicato su PubMed si legge che il rumore antropico “may pose a threat” alle tartarughe di Kemp nelle acque costiere e offshore del Nord Atlantico occidentale e del Golfo, dove traffico marittimo e industria energetica sono diffusi. Gli autori spiegano anche che conoscere la sensibilità uditiva della specie è necessario per sviluppare strategie efficaci di mitigazione degli impatti acustici.
Le tartarughe di Kemp vivono infatti lungo la costa orientale e quella del Golfo del Nord America, in aree che coincidono con alcune delle rotte marittime più trafficate del pianeta. Per questo, capire come percepiscono il suono non è un dettaglio tecnico ma un tassello utile per leggere meglio uno dei molti motivi di stress a cui la specie è esposta.
Come è stato testato l’udito delle tartarughe
Per misurare la sensibilità uditiva, i ricercatori hanno usato i potenziali evocati uditivi. In pratica hanno applicato sensori non invasivi sulla testa degli animali e registrato i segnali elettrici trasmessi lungo le vie uditive durante l’esposizione a diversi suoni sott’acqua. Secondo il comunicato AIP, i suoni testati andavano da 50 Hz fino a 1.600 Hz.
L’abstract scientifico specifica che il test è stato effettuato su 13 giovani esemplari. Le risposte uditive sono state rilevate tra 50 e 800 Hz. La massima sensibilità è risultata compresa tra 200 e 300 Hz, seguita da un calo oltre i 400 Hz. La soglia uditiva più bassa media registrata nello studio è stata di 100 dB re 1 μPa a 300 Hz.
Il punto più interessante del lavoro è che la fascia in cui queste tartarughe sentono meglio coincide con quella in cui si concentra una parte importante del rumore prodotto da attività umane in mare. Charles Muirhead lo riassume così: “I nostri risultati indicano che le tartarughe sono più sensibili proprio nella stessa banda di bassa frequenza in cui si verifica gran parte del rumore industriale e delle imbarcazioni.”
Nello stesso passaggio, però, lo stesso autore invita a non forzare le conclusioni: “Questo non significa automaticamente che si stiano verificando effetti dannosi, ma evidenzia su quali aspetti dovrebbero concentrarsi ulteriori monitoraggi e studi di impatto mirati.” È una distinzione importante, perché lo studio non dimostra ancora un danno diretto in ambiente naturale, ma individua con precisione la banda acustica su cui vale la pena indagare meglio.
Una specie già esposta a molti fattori di pressione
Il rumore, naturalmente, non è l’unico problema. Sempre nel comunicato AIP, Muirhead ricorda che queste tartarughe affrontano più minacce lungo il loro ciclo vitale. La sua frase, tradotta letteralmente, è questa: “Affrontano una varietà di minacce, tra cui la cattura accidentale negli attrezzi da pesca, le collisioni con le imbarcazioni, l’ingestione di detriti plastici e il degrado delle spiagge di nidificazione e dell’habitat costiero.”
Poi aggiunge un elemento che aiuta a capire il quadro generale: “Poiché occupano acque costiere e di piattaforma del Golfo e dell’Atlantico nord-occidentale, aree con intensa attività umana, sono frequentemente esposte a fattori di stress che si sovrappongono per gran parte del loro ciclo di vita.” In altre parole, il rumore va letto dentro una somma di pressioni già note, non come un problema isolato.
Cosa dirà la fase successiva della ricerca
Per ora i ricercatori hanno definito meglio la finestra di sensibilità uditiva della specie. Il passo successivo sarà capire come questi animali reagiscono ai suoni in condizioni ambientali reali e quale rapporto esista tra i segnali misurati e gli eventuali effetti fisici del rumore.
Muirhead spiega così la direzione del lavoro futuro: “Questi sforzi contribuiranno a perfezionare la nostra comprensione di come il rumore causato dall’uomo interagisca con i sistemi sensoriali delle tartarughe marine.” E aggiunge: “Sosterranno anche approcci di gestione basati sulle evidenze, mirati a ridurre al minimo gli impatti indesiderati, bilanciando al tempo stesso le attività umane nelle acque costiere e offshore.”
Perché questa notizia conta
La novità non è che le tartarughe marine sentano sott’acqua. La novità è che una delle specie più minacciate risulta più sensibile proprio in quella fascia di basse frequenze dove si accumula molto del rumore prodotto da navi e infrastrutture. Non basta ancora per dire quanto l’impatto sia grave sul campo, ma basta per dire che il tema non può più restare sullo sfondo.
Fonte scientifica
Lo studio è: Muirhead CA, Piniak WED, Nowacek DP, Harms CA, “Underwater hearing sensitivity of the Kemp’s ridley sea turtle (Lepidochelys kempii)”, pubblicato su JASA nel fascicolo 159(2) del 1 febbraio 2026, con DOI 10.1121/10.0041867. Il comunicato stampa AIP collegato è datato 3 febbraio 2026.
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