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Home Articoli La vera storia della “barcaccia” di Finale Ligure: il relitto della Estella e l’attacco dell’HMS Untiring nel 1943
barcaccia poppa relitto sub

La vera storia della “barcaccia” di Finale Ligure: il relitto della Estella e l’attacco dell’HMS Untiring nel 1943

13/02/2026

Ricostruzione storica tra archivi britannici, documenti tedeschi e testimonianze locali

Durante la Seconda Guerra Mondiale, quando i tedeschi si trovarono ad operare in Mediterraneo, non avevano una flottiglia pronta alla navigazione e armata, per contrastare i nemici. Così iniziarono a convertire il naviglio civile sequestrato nei porti francesi, e lo trasformarono in navi da guerra; era il mese di dicembre del 1942.

Ben presto presso i cantieri di Marsiglia, e Tolone, traghetti, pescherecci d’altura (che divenne la Uj2207 – oggi relitto di Sestri Levante, “chiamato il cargo armato” dai sub) e persiono lussuosi yacht (che fu poi la Uj2216 – oggi relitto di Sestri Levante, “chiamato il KT” dai sub), divennero cacciasommergibili, navi scorta armatissime con mitragliatrici, flak e cannoni come il versatile 88mm. utilizzato su molti fronti e impiegato in differenti modalità.

bettolina spiaggiata_finale ligure

Fu proprio così che venne costituita la 22 U-Jagdflottille, navicaccia-sommergibili addette alla scorta di convogli.

Dirottarono in Mediterraneo persino le bettoline fluviali, che venivano utilizzate per commerciare sui fiumi dell’Europa Centrale.

La sconfitta della Luthwaffe nella Battaglia d’Inghilterra, decretò il fallimento dell’operazione Seelowe (Leone marino), che prevedeva l’invasione della Gran Bretagna, attraversando la Manica con ogni tipo di naviglio sequestrato e riadattato. Anche le bettoline o péniches (terminefrancese per questi barconi da fiume) vennero utilizzate per il trasporto via mare. Pertanto attraverso i fiumi europei, scesero a sud verso il Mar Mediterraneo, e vennero armate e modificate. Furono costituite delle Flottiglie per il trasporto di qualsiasi tipo di rifornimento, dai cibi, alle armi, dai pezzi di ricambio, alle munizioni e persino alle vernici, come vederemo più avanti.

Oggi molte di queste bettoline, giacciono sul fondo del nostro mare, quali relitti di guerra, affondate nei combattimenti che avvennero per la conquista del territorio italiano, da parte degli alleati.

Questa storia racconta proprio uno di questi episodi.

Foto © di Giuseppe d’Urso
Contenuti dell'articolo nascondi
La ricerca sul relitto sub della “barcaccia” di Finale Ligure
17 dicembre 1943: l’agguato dell’HMS Untiring
Il diario di bordo e le “2 péniches” affondate a Savona
La testimonianza ufficiale dagli archivi di Finale Ligure
Il Dunkelgelb RAL 7028 e il carico di vernice militare
I documenti tedeschi e l’attribuzione definitiva dell’affondamento
L’affondamento della Estella, relitto sub noto come “barcaccia”

La ricerca sul relitto sub della “barcaccia” di Finale Ligure

Sollecitato da alcuni dubbi, dopo una telefonata di Anna Dresda, autrice di una rubrica dedicata al mare sulla rivista culturale Finalese il Quadrifoglio. Anna mi aveva cercato ritenendomi – erroneamente  –  una persona “esperta di relitti e di bettoline”. Aveva infatti letto della mia ricostruzione storica sull’affondamento della JÖRN, la bettolina di Sestri Levante. La JÖRN era un’imbarcazione di cui non si sapeva nulla o quasi fino a che non ne ho scritto l’intera storia sul libro LA FLOTTA SUL FONDO – Editrice MTE Edu. – (vedi recensione su Scubazone link: https://www.scubazone.it/mag/libri-a-cura-di-massimo-boyer-la-flotta-sul-fondo/)  confermata dalla documentazione  sui rapporti degli Alleati, ritrovati.

Le risposi subito che ero un appassionato di reliti e di storia, e che gli “esperti di relitti”, non esistono; ogni nave fa storia a sé, e che è quindi necessario indagare ogni affondamento per trovare riscontri e documentazione. Lei era interessata al relitto di Finale Ligure definito dai pescatori locali la “barcaccia”, termine dispregiativo utilizzato proprio perché su quel relitto vi perdevano le reti, uno strumento fondamentale per il lavoro di chi vive di pesca.

Ormai la curiosità mi aveva rapito, e i dubbi su alcuni dettagli che non mi convincevano, stimolavano maggiormente il mio coinvolgimento nella ricerca, per dare un senso all’intera vicenda.

Dopo aver fatto personalmente un po’ di indagini, ho interpellato anche due amici: Marco Colman e Massimo Bertoni.

Marco Colman, subacqueo tecnico che stimo e di cui sono amico. Marco, coproprietario del diving Cycnus di Finale Ligure, conosce molto bene questo relitto, che visita sott’acqua regolarmente. Era quindi probabile che avesse informazioni più precise sui danni subiti dall’imbarcazione, e che erano visibili e leggibili direttamente sullo scafo.

Infatti mi raccontò di particolari preziosi sull’episodio, così come glieli aveva descritti un testimone che, pur essendo allora solo un ragazzino, ne serbava ancora una memoria nitida e vivace.

Il secondo amico coinvolto è Massimo Bertoni, anche lui subacqueo e appassionato di relitti che ha conoscenze tra gli appassionati di storia in Germania, che come noi amano studiare e ricostruire storie di guerra.

Grazie a questa ricerca sistematica e capillare da parte di diverse persone, si è arrivati ad un risultato. Il lavoro eseguito, ha permesso di intrecciare le informazioni provenienti da diverse fonti con documenti storici. Ecco quanto è emerso sul relitto della “barcaccia”, e non solo.

finale ligure barcaccia relitto subacqueo
Foto © di Giuseppe d’Urso

17 dicembre 1943: l’agguato dell’HMS Untiring

È il 17 dicembre 1943 e siamo nello specchio di mare di fronte a Finale Ligure.

Oggi tutto è grigio, mare e cielo paiono di piombo, tanto che l’orizzonte si confonde e quasi scompare. Sul mare, un convoglio navale tedesco avanza da ponente verso levante, ignaro della presenza di un sommergibile britannico di classe U, è l’HMS Untiring (con sigla P-59), al comando del tenente R. Boyd, in aguato poco sotto la superficie del mare, al largo della costa compresa tra Finale Ligure e Capo Noli.

Le navi di scorta al convoglio, lo “sentono”, attraverso i loro sistemi acustici di ricerca. Individuato il sommergibile, lo attaccano due volte. Prima, un cacciatorpediniere nemico lancia dei siluri, che però mancano il bersaglio, poi, due motosiluranti intervengono sganciando bombe di profondità.

Oggi siamo in grado di leggere dal diario di bordo del sommergibile britannico HMS Untiring quanto riportato in seguito a questo episodio:

06:03 – Avvistata una nave vicino alla costa con rotta 307°.

Modificata la rotta per ridurre la distanza e attaccare.

06:14 – Il bersaglio si allontanò dalla costa e fu visto come un cacciatorpediniere che procedeva ad alta velocità.

Abbiamo interrotto l’attacco. La distanza era ora di 6000 iarde.

Impostata la rotta per il pattugliamento di Capo Noli.

06:59 – L’operatore dell’ASDIC (N.d.r. il sistema acustico subacqueo di ricerca) segnalò dei siluri al traverso di dritta.

Modificata la rotta per evitarli.

Un piccolo cacciatorpediniere fu avvistato al traverso a una distanza di 4000-5000 iarde.

L’Untiring si immerse quindi a 130 piedi.

Ore 07:07 – Il cacciatorpediniere nemico sembrò stabilire un contatto, ma fortunatamente non si verificò alcun attacco.

…..

Ore 09:40 – Non avvistiamo altre navi oltre alle due imbarcazioni UJ che sono di fronte a noi a 3000 iarde.

Scediamo alla profondità di 130 piedi e tentiamo un avvicinamento alla costa.

(N.d.r.) Gli UJ sono i cacciasommergibili della flottiglia tedesca UJ22 costruiti appositamente, utilizzando naviglio civile convertito.

Le navi tedesche ora si trovavano a 2.740 metri di distanza, sulla rotta di collisione del sommergibile HMS Untiring che si trova proprio davanti a loro.

Ore 09:52 – Una nave nemica riesce ad ottenne un contatto, e sente la presenza del nostro sommergibile.

Ore 09:57 – Anche la seconda nave ottiene un contatto.

Entrambe le navi mantennero un contatto stabile per i successivi 30 minuti, durante i quali effettuarono due tentativi di attacchi, ma fortunatamente per noi, le uniche cariche di profondità sganciate andarono a vuoto.

Ore 10:30 – Entrambe le navi persero il contatto dopo l’ultimo attacco.

(N.d.r.) A questo punto il sommergibile resta immobile sul fondo, in silenzio, in attesa che la situazione diventi più tranquilla.

Ore 10:50 – Riemergiamo a quota periscopio.

Entrambe le navi erano a nord-est. Distanza 4000 iarde.

Ore 11:00 – Entrambe le navi scomparvero a nord.

Qui termina la prima parte della nostra ricostruzione storica.

In pratica, il sommergibile inglese HMS Untiring tenta di avvicinarsi a un convoglio in transito lungo la costa ligure per sferrare un attacco. I cacciasommergibili di scorta lo individuano acusticamente e passano all’azione. Per sottrarsi alla caccia, il sommergibile si inabissa fino a 40 metri e rimane immobile, mentre il convoglio prosegue indenne la sua rotta.

prua relitto finale ligure barcaccia
Foto © di Giuseppe d’Urso

Il diario di bordo e le “2 péniches” affondate a Savona

Nel rapporto del sommergibile HMS Untiring, alla data del 17 dicembre 1943 il comandante R. Boyd annota un commento sugli avvenimenti del pomeriggio, riportando nella colonna del giorno la seguente indicazione:

17/noon; vale a dire 17 dicembre 1943, pomeriggio;

ed ancora, nella colonna affondamenti: 

2 pèniches, quindi due bettoline utilizzando il termine francese;  

nella colonna che determina il luogo troviamo: Savona,

e Savona è proprio in prossimità di Finale Ligure:  tutto corrisponde.

Nel campo note si può inoltre leggere:

  • .

Vale la pena spendere anche qualche parola su queste imbarcazioni:  bettoline, chiatte, motozattere, pontoni da sbarco –  che gli Alleati indicavano con vari nomi, F-ligther, landing barges, barges o, in francese, péniches. Erano considerate unità minori e di scarso interesse militare e risulta particolarmente difficoltoso trovare informazioni in merito.

Tuttavia va considerato che queste bettoline hanno navigato in mare, dalle coste francesi al Golfo di Napoli, nonostante fossero naviglio fluviale.

La testimonianza ufficiale dagli archivi di Finale Ligure

Per avere la certezza dei fatti bisogna sempre avere almeno un’altra prova, un’altra descrizione dell’accaduto.

E noi questa prova l’abbiamo: eccola qui di seguito, rintracciata dall’amica Anna Dresda negli archivi di Finale Ligure.

Si tratta di una testimonianza riportata anche in un libro, più precisamente un racconto tratto da Ricordi a Finale di Luigi Alonzo Bixio pubblicato sulla rivista il Quadrifoglio  – Anno VIII – 2018 – Numero 18.

È un verbale inviato dal commissario prefettizio del Comune di Finale Ligure, Pietro Marcello Bellino, a Sua Eminenza il Capo della Provincia di Savona, che narra i dettagli dello scontro in mare:

Savona. (…) Verso le ore 15:00 di oggi 17 dicembre 1943, un sommergibile, emerso improvvisamente in mare davanti all’abitato di Finale, lanciava alcuni siluri contro le due motozattere tedesche, naviganti in convoglio e scortate da due dragamine.

Una delle quali colpita al centro, si spezzava in due tronconi, affondando rapidamente e provocando la morte del Comandante e del macchinista, altri tre marinai che erano a bordo, si sono salvati.

Le restanti motozattere invertivano la rotta puntando verso terra, una si arenava nel tratto prospiciente la Colonia Lancia.

Contro di questa venivano sparati cinque siluri, tre rimasero inesplosi, un quarto era diretto in Regione S. Donato, sotto la Via Aurelia, provocando il crollo parziale di una casa sopra l’Aurelia. Il quinto siluro colpiva in pieno la motozattera che andava distrutta a poppa.

I rottami venivano lanciati intorno per un largo raggio, cagionando danni ai fabbricati circostanti e la rottura dei fili elettrici della ferrovia. In seguito al crollo della casa suindicata si rilevano una diecina di feriti. Tra i feriti ricoverati, Pagliari Angela in Dossena di anni 31, ha riportato una grave ferita all’occhio destro e una frattura al braccio destro e ferite in tutto il corpo, fu trasportata nell’ospedale di Finale e quindi a S. Corona, in seguito trasferita a Savona.

Ancora a S. Corona furono portati dal Cav. Galasso con la propria automobile, tre feriti, Barbieri Rosetta in Rossi, Edoardo Rossi, Mela Sandra. Risultano in ultima colpite da ferite lievi, i coniugi Rusconi Carlo di anni 69, e Rusconi Rosa di 45 anni, Saccone Felice di Francesco (ù fiu dù Fransa), di 7 anni, nonché altre 3 persone curate a domicilio.

Si è provveduto con immediatezza alle opere di soccorso, con la partecipazione del personale dell’Ufficio Tecnico comunale e della Ditta Baldi, incaricata dal Genio Civile.

Come furono vissute queste ore di paura da parte dei finalesi, l’allarme non fischiò, (N.d.r. la sirena d’allarme) era difficile avvertire, quando il pericolo giungeva dal mare. Molta gente corse alla spiaggia a vedere cosa accadeva; tornata la calma – se così si può dire – alcuni finalesi misero le proprie barche in mare e si avvicinarono ai relitti, con la speranza di recuperare qualche oggetto di bordo.

In mare galleggiavano molti salvagenti, su di un dragamine vi era un carico di barattoli di pittura gialla – Finale si tinse di giallo -.

I soldati tedeschi di stanza a Finale, giunsero sulla scena, portarono aiuto ai loro commilitoni, spararono alcuni colpi di fucile alle persone che cercavano d’impossessarsi di quello che galleggiava.

Non colpirono nessuno, spararono solo per fare paura. I resti delle cinque imbarcazioni rimasero visibili sino alla fine degli anni ’50, quindi scomparvero aggrediti dalla salsedine marina.

Questi dettagli coincidono con il racconto fatto a Marco Colman, da un testimone oculare che, all’epoca, era un ragazzino.

rapporto tedesco
Rapporto tedesco

Il Dunkelgelb RAL 7028 e il carico di vernice militare

La  frase “-Finale si tinse di giallo-” è riferita al fatto che i pescatori per diverso tempo dipinsero le loro barche (e non solo) di giallo con i barattoli di vernice recuperati dal mare.

Nello specifico, quella raccolta e utilizzata dai pescatori era la vernice tedesca Dunkelgelb (giallo scuro) che veniva utilizzata durante la Seconda Guerra Mondiale dalla Germania nazista per dipingere i propri veicoli corazzati, compresi i carri armati Panzer. Questo colore, con codice RAL 7028, divenne la base per la mimetizzazione dei mezzi militari tedeschi a partire dal 1943.

Il Dunkelgelb era una vernice di base che veniva spesso mescolata con altre tinte, come il verde oliva (Olivgrün) e il marrone rossastro (Rotbraun) per creare schemi mimetici più complessi e adatti ai diversi terreni. Questa pratica di miscelazione aveva lo scopo di confondere i veicoli nemici e renderli meno visibili sui campi di battaglia.

Oltre che per i veicoli, il Dunkelgelb venne utilizzato per colorare anche varie attrezzature militari e strutture, favorendo la mimetizzazione complessiva dell’esercito tedesco nella seconda parte del conflitto.

relitto finale ligure storia vera

I documenti tedeschi e l’attribuzione definitiva dell’affondamento

Dopo qualche tempo mi arrivano una serie di nuove informazioni dettagliate, da parte di Massimo Bertoni. Ebbene lui ha contribuito a dare un nome alle imbarcazioni inviandomi copia dei rapporti stilati dai tedeschi e che raccontano i fatti. 

Ora tutto mi appare chiaro: la storia della bettolina tedesca di Finale Ligure soprannominata “barcaccia” è in realtà molto diversa da quanto finora sostenuto, e scritto da chi ha tentato di ricostruirne la storia. Purtroppo in rete si ìtrovano molte informazioni, ma spesso vengono riportate erroneamente e senza un controllo approfondito. Credo che scrivere la storia di un relitto sia molto affascinante, interessante e stimolante, forse per questo alcuni si arrogano di averne “scoperto” le vicende, rovinando in tal modo la verità, ma soprattutto vendendo informazioni sbagliate per la semplice vanteria di esserne lo scopritore. Oggi possiamo dire che l’affondamento va attribuito all’HMS Untiring (P-59) e non, come si credeva, al sommergibile HMS Shaib (P-212), come si trova riportato qua e la anche in rete.  Ecco qui di seguito che cosa è accaduto in quel lontano giorno del 1943.

L’affondamento della Estella, relitto sub noto come “barcaccia”

Nel pomeriggio del 17 dicembre 1943, dopo essere scampato a due attacchi tedeschi, il sommergibile Untiring riemerge e passa all’offensiva contro un nuovo convoglio in arrivo da levante, composto da tre imbarcazioni: una motozattera e due bettoline. Una di queste la Estella, conosciuta oggi come  la  “barcaccia”, si spezza a metà e affonda subito, portando con sé il comandante Schönfeld e il macchinista Fischer, mentre tre marinai riescono a salvarsi. La seconda imbarcazione la Linz (ex Ruffo) tenta di riparare verso terra per sfuggire all’attacco, ma viene colpita a poppa da un siluro e, semidistrutta, finisce per incagliarsi sulla spiaggia di fronte  alla colonia marina Vincenzo Lancia. Subirà la predazione delle latte di vernice da parte della popolazione civile. La terza, infine, viene raggiunta e affondata di fronte a Capo Noli. Un siluro raggiunge anche Capo S. Donato colpendo proprio sotto la Via Aurelia e provocando il crollo parziale di un’abitazione ed il ferimenti di alcune persone. Ancora oggi, avvicinandosi a questo luogo, è possibile scorgere sulla costa le tracce di quell’esplosione.

Credo che a questo punto si possa pensare di aver ricostruito per intero anche questa storia, un breve episodio ricco di contenuti, ma uno dei tanti che compongono la Storia,  quella con la S maiuscola.

Foto di copertina di Giuseppe D’Urso

Leggi anche:

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Claudio Grazioli

Claudio Grazioli istruttore ESA è appassionato di relitti. Dopo aver ricostruito la storia della bettolina Jörn di Sestri Levante, ha identificato il bombardiere Ju-88 dí Gallipoli e ha identificato due relitti ritrovati da altri sub. È appassionato di storia e di biologia marina e ama la fotografia subacquea.

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