Da circa due mesi mi hanno impiantato un pacemaker: corro qualche rischio durante l’attività subacquea?
La risposta degli specialisti DAN:
Esistono dei pace-maker che sono compatibili con l’immersione (generalmente fino ai 40 m) e altri invece che non lo sono. Dovresti chiedere al tuo cardiologo se il tuo sia tra i primi e, in tal caso, fino a quale profondità. Il tuo ritorno all’attività subacquea dipende anche dalla cardiopatia che ha determinato la necessità di utilizzare tale dispositivo, così come da potenziali condizioni mediche limitanti e terapia farmacologica che potresti assumere. Pertanto, una volta ottenuta, da parte del tuo cardiologo, la conferma che il tuo pacemaker sia compatibile con l’attività subacquea, dovrai recarti presso uno specialista in medicina subacquea per stabilire la tua idoneità alle immersioni e per valutare insieme le eventuali limitazioni cliniche che impedirebbero di immergersi in sicurezza.

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2 commenti su “Pace-maker e subacquea”
Buongiorno sono Emilio Spreafico , da decenni sono assicurato D.A.N. , in questo periodo dopo aver fatto un ABLAZIONE E UNA CONVERSIONE al cuore per una Aritmia Atriale i medici hanno deciso di mettermi un P.M. Ho letto sul vostro sito per quanto riguarda il P.M. ma non ho capito se ci sono vari tipi di questi apparecchi adatti alla subacquea o se e’ questione di istallazione o di programmazione , vorrei continuare a fare immersioni dato che e’ la mia prima passione. In attesa di una Vostra risposta Vi ringrazio Emilio Spreafico.
La presenza di un pacemaker non rappresenta di per sé una controindicazione assoluta all’attività subacquea. Tuttavia, la possibilità di continuare a immergersi dipende dalle condizioni cardiologiche generali e dalla stabilità del ritmo nel tempo. Per quanto riguarda il dispositivo, non esistono pacemaker “specifici” per la subacquea. I diversi modelli disponibili si differenziano anche per la resistenza alla pressione: in generale, la maggior parte dei pacemaker è testata per resistere a pressioni corrispondenti a immersioni tra circa 20 e 30 metri, mentre alcuni modelli possono avere limiti superiori (fino a circa 40 metri). È importante sottolineare che questi limiti variano in base al dispositivo specifico, per cui è fondamentale fare riferimento alle indicazioni del produttore del modello impiantato. Per questo motivo, è consigliabile informare il cardiologo che eseguirà l’impianto della sua attività subacquea, così da poter scegliere il dispositivo più appropriato e programmare adeguatamente i controlli successivi. In ogni caso, prima di riprendere le immersioni, sarà necessario un periodo di stabilizzazione dopo l’impianto e una valutazione specialistica che confermi l’idoneità all’attività subacquea. Raccomandiamo sempre la massima prudenza e controlli regolari nel tempo.
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