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nostalgia per la subacquea

Nostalgia per la subacquea ai tempi del coronavirus

Nostalgia per la subacquea? I casi ormai si moltiplicano:

A San Michele di Pagana, in Liguria, un pescatore subacqueo munito di boa di segnalazione e tutto il necessario, ha subito qualche giorno fa una denuncia penale per inosservanza delle norme sul coronavirus.

A Livorno multati 4 giovani che stavano aggregati su una scogliera, preparandosi per andare a pesca subacquea (però va detto per completezza che per raggiungere il sito avevano viaggiato in 4 su una 500).

A Vibo Valentia un pescasub è stato fermato e multato durante una battuta di pesca per comportamento contrario alle recenti disposizioni e (va detto) anche perché si era introdotto in una Area Marina Protetta.

Ma ci chiediamo, escludendo i comportamenti “furbetti” in qualche modo collaterali, la subacquea in sé può davvero contribuire a diffondere il virus? Secondo l’ultima ordinanza governativa lo sport all’aperto si può fare ma tassativamente da soli e rimanendo nelle vicinanze di casa. E non è consentito «svolgere attività ludica o ricreativa all’aperto». Sono vietati gli spostamenti per raggiungere la spiaggia o la barca, se non giustificati da esigenze di lavoro, salute, necessità, e di conseguenza anche nuotate o immersioni subacquee, anche in solitaria.

Questo taglia la testa al toro. A meno che possiamo buttarci in acqua dal terrazzo di casa (non fatelo!), non possiamo immergerci.

Qualche tempo fa, prima degli ultimi divieti, avevamo pubblicato i consigli DAN in merito.

In Italia molte agenzie didattiche e associazioni hanno scelto spontaneamente di sospendere le attività, in nome del fatto che quello della subacquea ricreativa è un settore dove è inevitabile il contatto, l’uso di attrezzature e spazi comuni, nei diving center.

Nella pratica se uno andasse in mare, magari in apnea, evitando il contatto con persone che eventualmente può incontrare nel tragitto, mantenendosi a un metro di distanza dal proprio buddy (salvo emergenze, ovvio), potrebbe davvero rappresentare un pericolo per sé e per gli altri?

Teniamo conto anche che un eventuale incidente subacqueo, con intervento dei soccorsi e ospedalizzazione, potrebbe sottrarre risorse preziose alla lotta al virus, già in emergenza.

Avete nostalgia per la subacquea?

Che ne pensate? È giusto impedire alla gente di andare in mare, è giusto bloccare qualsiasi attività subacquea? Oggi non possiamo, ma quando finalmente saranno tolti i divieti quale immersione farete per prima? Quale vi manca di più? Diteci la vostra.

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2 commenti su “Nostalgia per la subacquea ai tempi del coronavirus”

  1. Questa ordinanza è poco chiara,nella mia situazione abito a Lago e dal mio giardino ho accesso all’acqua.
    Io e mia moglie ci immergiamo con boa di segnalazione e a pochi metri, visto la situazione ad oggi,cercando di non esagerare per tutelare noi ed i soccorsi che sono molto impegnati in questo periodo.
    Vorrei capire… si può fare???
    Ciao e buon lavoro.
    Luca

  2. Secondo me no, non è un giustificato motivo per uscire di casa.
    Il lago non è di vostra proprietà, quindi siete usciti di casa…
    Se avete una necessità di soccorso, sollecitate inutilmente le strutture sanitarie già al limite!

I commenti sono chiusi.

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