Il lago Beinette, la risorgiva chiamata “lago che bolle”
In provincia di Cuneo, direzione Chiusa Pesio, si trova il lago Beinette, noto come “il lago che bolle” è una risorgiva tra le più importanti in Italia. Bacino naturale è noto sin dal 1400 per le sue acque utilizzate per le irrigazioni delle colture locali della Valle Pesio. Il piccolo lago è alimentato da tre rami sotterranei provenienti dai torrenti Gesso e Vermenagna, ed ha una portata d’acqua di 2000 litri al minuto. Il fenomeno del “ribollimento” del fondale è sviluppato dalla potenza con cui l’acqua dei rami sotterranei fuoriesce dal fondo. La sabbia è creata da un complesso Carbonatico, mentre il fango è spinto e depositato ai bordi del lago.
Le bolle costanti sbuffano alte sollevando la sabbia pesante del fondale, creando un aspetto surreale e misterioso. L’acqua del lago ha una temperatura di circa 9/10 gradi.
Quando l’aria è più calda dell’acqua si forma una coperta nebbiosa che rende ancora più accattivante questo luogo di cui si narra la leggenda del “lago senza fondo”, tra cui la più rinomata racconta di un contadino che con il suo carro trainato da buoi, attraversando la zona è stato inghiottito dalle sabbie mobili e scomparso per sempre sott’acqua.
In realtà il lago Beinette è profondo solo sette metri. Per tre quarti è contornato e chiuso in un argine di cemento, mentre la parte restante libera è boscaglia. Sott’acqua si trovano piante acquatiche, mentre la fauna è rara a causa del poco ossigeno disciolto nelle acque che emergono dal sottosuolo.

Immersione al lago Beinette, il lago che bolle
Inciampo per caso alla notizia di questo curioso lago, guardando un video di un amico subacqueo che si era immerso. Scatta l’entusiasmo vedendo la meraviglia di queste bolle sommerse. Ne parlo con un amico sub, Gianluca, e decidiamo di fissare la giornata per andare a perlustrare questo lago Beinette. Pochi giorni prima verifichiamo il meteo che si presenta con pioggia e neve!
Direi perfetto!

Qualche dubbio sul meteo, poi decidiamo di non rimandare scaramanticamente. Spesso le cose rimandate si annullano, sigh. Il giorno precedente preparo il bibombola che non indosso da tempo, visto il luogo il rebreather meglio lasciarlo a casa. La mattina successiva raggiungo Gianluca e Filippo. Trasportiamo la mia attrezzatura sulla sua Jeep e pronti via. La pioggia costante ci accompagna sino a ridosso del laghetto. Largo circa una cinquantina di metri si presenta con uno specchio d’acqua azzurra al centro, che spicca nel color fango del bordo che lo circonda come fosse un anello di protezione. Una buona parte del laghetto è contornata da un muretto di cemento con una piccola apertura che frena la fuoriuscita dell’acqua che scorre senza sosta per sfociare in un torrentello. Il resto del contorno lago è prato e boscaglia.
L’amara sorpresa è che la stradina per scendere sino al lago e il prato attorno, sono ricchi di acqua e fango argilloso e attaccaticcio. Gianluca riesce a portare la Jeep vicino al muretto per riuscire a scaricare l’attrezzatura. Piove. Portiamo i bibombola sino all’inizio del muretto passando dal prato zuppo. Ci infiliamo la muta stagna sotto la pioggia e andiamo a osservare la caduta nel blu entrando nel laghetto. Il primo passo è uno scivolone. Accidenti, si scivola.
L’ingresso in acqua tra fango, cima di sicurezza e primo tentativo fallito
Sott’acqua nel lago Beinette, tra bolle, sabbia e fondale chiarissimo
Agganciamo la cima ad un albero al bordo acqua e la caliamo con un piombo nel lago, per avere un punto solido per risalire dall’acqua visto il fango spesso. Mentre stendiamo la cima e agganciamo la macchina fotografica al pallone di segnalazione per lasciarla galleggiare sull’acqua, affondo costantemente. Gianluca scivola e si appoggia sul sasso l’unico, che fuoriesce dal fango melmoso. Ridiamo ma la sensazione che provo è sgradevolissima. Lo strato fangoso è spesso una trentina di centimetri, mentre l’acqua limpidissima scorre veloce ripulendo la nuvola grigia sollevata dai nostri passi. Sono perplessa. Filippo ha preparato la sua Go-pro decisamente più leggera da spostare. Il cielo è grigio ma il centro del lago resta di un blu invitante. Sarò la prima ad entrare in acqua. Mi aiutano ad indossare il bibombola ed entrare nel lago superando lo strato fangoso. Col peso dell’attrezzatura affondo ancora di più. Aiuto che sgradevole sensazione! Infilare le pinne è un’impresa scivolo costantemente. Finalmente sono vicino al blu e mi lascio cadere di spalle nell’acqua. Come in un film comico resto appesa con le pinne infilate nel fango melmoso e la testa sott’acqua. No, cosi, no! Sfilate le pinne sganciate, voglio uscire.

I compagni mi tirano fuori e torno al muretto con un senso di sgradevolezza sconosciuto. Decidiamo che almeno uno deve restare fuori, vista la situazione. Mi tolgo tutto e aiuto Gianluca e Filippo ad entrare. Le nostre mute stagne sono ormai color marrone. Spariscono sott’acqua e seguo il loro movimento dalle bolle che fuoriescono in superficie. Perlustro il bordo dell’acqua sino a che non trovo un punto dove il prato si interrompe vicino all’acqua del lago dove non c’è il bordo fangoso. Bene io entrerò da qui. Aspetto che terminano il giro sott’acqua e quando riemergono i loro racconti entusiasti mi danno sollievo. Filippo esce tirandosi con la cima, mentre Gianluca mi aspetta in acqua. Rimetto il bibombola e con Filippo raggiungo il punto in cui con il classico passo del gigante mi butto in acqua, finalmente. Ok scendiamo. L’acqua al momento è opaca certamente il passaggio di Gianluca e Filippo ha sollevato sospensione, ma la velocità con cui si pulisce è incredibile, grazie al costante scorrere. È come essere in un luogo irreale, pennacchi di bolle sollevano la sabbia creando forme che si muovono in continuazione.
In alcuni punti piani di sabbia piatti e arrotondati fanno pensare a quanto tempo deve essere servito per creare queste meraviglie naturali. Lo scenario è incredibile, ovunque bolle fuoriescono dal fondo e da angoli nascosti dai sassi. Girovaghiamo.

La vegetazione acquatica verso la superficie è spessa. Gianluca illumina i punti strategici mentre scatto. Non è facile questo luogo per la fotografia, catturare la luce è complesso poiché serve restare bassi. Ci provo. Sembra di essere all’interno di un vulcano liquido. La sensazione sgradevole del fango in cui si affonda è scomparsa. Il fondale è chiarissimo, oscilla tra il bianco e il beige. Prendo la sabbia in mano per capire, sembrano sassolini di concrezione.

Perché il lago Beinette appare così blu
Se lasci viaggiare la fantasia puoi immaginarti immerso in un luogo magico dove chissà quale stregoneria nasconde. Rifacciamo il giro un paio di volte prima di decidere di risalire. È incredibile l’effetto del colore azzurro intenso che si osserva dall’esterno, mentre tutto attorno è fango marrone, ma questa è la vera magia della natura: acqua limpidissima e fondale chiarissimo permette alla luce solare indipendentemente dal colore del cielo, di essere assorbita dalle molecole d’acqua che diffondono le onde corte proiettando il blu e l’azzurro, mentre quelle lunghe rosse e gialle, scompaiono.

Uscita dall’acqua e consigli pratici per l’immersione
Riemersi ci dichiariamo soddisfatti e contenti! Filippo ride dal bordo e ci raccontiamo la gioia appena vissuta, nonostante la faticaccia.
“Gianluca, Filippo, io non salgo dal fango, mi tolgo il bibombola in acqua!”
Ridono di me, ma mi aiutano. Filippo prende la mia attrezzatura, mentre esco con una spinta di pinne dall’acqua, tirandomi verso il bordo del prato, poi aitiamo Gianluca che risale orgogliosamente dal fango. Recuperata la cima e le attrezzature ridiamo per come le nostre mute stagne sono ricoperte di fango appiccicaticcio. Durante il viaggio di ritorno ci raccontiamo l’avventura appena terminata con la soddisfazione di avere visto questo luogo raro.
L’immersione è apparentemente semplice, ma richiede attenzione all’entrata e all’uscita, data dalla presenza di fango melmoso attorno al laghetto. Basta anche un mono-bombola, o un piccolo bibombola, per visitare questo luogo magico. La pioggia o le piogge incessanti rendono più complessa l’entrata e l’uscita. meglio avere qualche cima e qualcuno esterno che possa aiutare. Per gli amanti del video e della fotografia è un luogo da visitare.
Sub: Cristina Freghieri, Gianluca Albergotti, Filippo Albergotti
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