A quattro giorni dal capovolgimento della MBCA Amejara nel Golfo di Davao, la situazione resta critica. Undici subacquei ricreativi e tre membri dell’equipaggio risultano ancora dispersi al largo di Mindanao, nelle Filippine meridionali. L’operazione di ricerca e soccorso coordinata dalla Philippine Coast Guard è una delle più estese avviate recentemente nell’area, ma finora ha portato al recupero di una sola persona.
Il caso Amejara concentra dinamiche ben note a chi pratica immersioni in aree remote del Sud-Est asiatico, insieme a una serie di criticità operative che meritano attenzione da parte di un pubblico di subacquei esperti.

La dinamica del capovolgimento
Secondo le informazioni ufficiali, la MBCA Amejara aveva lasciato il Santa Ana Wharf di Davao City intorno alle 20 di sabato 17 gennaio, diretta a Governor Generoso, sulla costa orientale di Mindanao. L’arrivo era previsto per lunedì 19 gennaio.
Nel briefing del 22 gennaio, il capitano Noemie Cayabyab, rappresentante della Guardia Costiera per il Sud-Est di Mindanao, ha spiegato che l’imbarcazione è stata costretta a modificare la rotta a causa di vento forte e mare formato. Durante la manovra, intorno alle 4 del mattino, un’onda ha colpito il fianco della barca.
“Durante la manovra di virata, l’imbarcazione è stata colpita lateralmente da un’onda, insieme a una forte raffica di vento, e ha iniziato ad inclinarsi fino a imbarcare acqua e affondare”, ha dichiarato Noemie Cayabyab.
Al momento dell’impatto, ha aggiunto Cayabyab, alcuni passeggeri dormivano nel secondo livello dell’imbarcazione, un elemento rilevante nella ricostruzione dei tempi e delle modalità di evacuazione.
Evacuazione e dispersione in mare
Le testimonianze raccolte indicano che l’equipaggio ha cercato di mettere in sicurezza le persone prima dell’attrezzatura, dando priorità ai subacquei ancora in acqua.
“C’erano persone che si trovavano ancora sott’acqua, quindi l’equipaggio ha dato priorità alla loro messa in sicurezza prima dell’attrezzatura”, ha spiegato Cayabyab.
A bordo era presente una zattera gonfiabile, ma non era fissata allo scafo. Una volta in mare è stata immediatamente trascinata via dalla corrente.
Secondo quanto riferito, i passeggeri sarebbero riusciti ad abbandonare l’imbarcazione. Alcuni si sono aggrappati a detriti galleggianti, riuscendo inizialmente a restare uniti.
“Alcuni passeggeri sono riusciti ad aggrapparsi a detriti galleggianti e a rimanere in gruppo”, ha dichiarato Cayabyab.
La dispersione successiva sembra legata alle forti correnti del Golfo di Davao, note per la loro complessità, soprattutto in condizioni meteo avverse.
Il ritrovamento di un solo superstite
L’unica persona recuperata finora è Christopher Bulig, membro dell’equipaggio. È stato individuato alla deriva nelle acque al largo di Sarangani, molto più a sud rispetto alla rotta prevista.
Bulig ha trascorso quasi due giorni in mare. Dopo essersi separato dal gruppo, avrebbe tentato di raggiungere la costa a nuoto, senza riuscirci.
“Il signor Bulig ha deciso di nuotare da solo verso la costa, ma a causa della forte corrente si è sfinito e ha trascorso l’intera notte del 19 gennaio galleggiando in acqua”, ha riferito Cayabyab.
Il punto del ritrovamento ha spinto le autorità ad ampliare in modo significativo l’area di ricerca.
Una ricerca su larga scala
La Guardia Costiera ha impiegato 24 unità navali, due elicotteri e un aereo ad ala fissa, oltre a emettere una notifica ai naviganti e attivare il coordinamento con autorità locali e comunità di pescatori.
“Abbiamo ampliato l’area di ricerca. Abbiamo aggiunto mezzi navali e aerei, emesso avvisi ai naviganti e proseguito il coordinamento con le unità di governo locale”, ha dichiarato Noemie Cayabyab.
In una prima fase, le ricerche si erano concentrate nell’area da cui era partito un messaggio via telefono cellulare che segnalava il capovolgimento della barca e la presenza di persone aggrappate allo scafo. Il ritrovamento di Bulig ha successivamente spostato l’asse operativo verso sud.
Incongruenze sulla rotta e sulle autorizzazioni
Un punto critico riguarda le informazioni iniziali sulla rotta della Amejara. In un primo momento si era parlato di una partenza da Governor Generoso verso un sito d’immersione. In seguito, la Guardia Costiera ha chiarito che l’imbarcazione era partita da Davao City e stava attraversando il Golfo.
È stato inoltre confermato che la MBCA Amejara ha lasciato il porto senza la necessaria autorizzazione. Le autorità non hanno fornito dettagli sui motivi del divieto né sulle eventuali responsabilità.
Su questo aspetto, Cayabyab è stata chiara:
la priorità resta il search and rescue “perché il tempo è un fattore determinante”.
Una vicenda ancora aperta
Al momento non ci sono conferme sul ritrovamento degli altri subacquei o membri dell’equipaggio. Le operazioni proseguono su un’area ampia e complessa, con l’obiettivo dichiarato di individuare eventuali sopravvissuti.
“Il team di ricerca e soccorso continuerà a raddoppiare gli sforzi e farà tutto il possibile per localizzare i passeggeri e garantire la loro sicurezza,” ha dichiarato il Commodore Philipps Soria.
Per chi pratica immersioni in aree remote, il naufragio della MBCA Amejara riporta l’attenzione il tema della pianificazione delle traversate, della lettura delle condizioni meteo, delle autorizzazioni operative e della gestione delle emergenze in mare aperto.
Foto di copertina: Facebook




















