Approfondimento tecnico sulle filettature delle bombole subacquee, sugli standard più diffusi e sui dettagli che fanno la differenza in termini di sicurezza
In questo articolo proveremo a fare un po’ di chiarezza su un tema che, ciclicamente, torna fuori nelle discussioni tra subacquei: le filettature delle bombole e delle rubinetterie subacquee.
Parleremo degli standard internazionali più diffusi e di quelli meno comuni ma comunque importanti, cercando di capirne le origini, le differenze tecniche, gli ambiti di utilizzo e, soprattutto, i rischi legati a un uso improprio.
Entreremo quindi nel dettaglio di quattro standard principali:
- il 3/4” GAS, storico e ancora presente in molte dotazioni, anche se oggi sempre meno utilizzato;
- il M25×2, che è di fatto lo standard più diffuso nelle configurazioni moderne;
- il M18×1,5 meno comune ma tutt’altro che marginale dal punto di vista tecnico e normativo.
Parleremo abbastanza diffusamente dello standard M26x2 e del suo uso specifico.
L’obiettivo non è demonizzare uno standard rispetto ad un altro, ma offrire gli elementi necessari per capire cosa si sta maneggiando e perché, in certi contesti, un errore può avere conseguenze serie.

Filettature delle bombole: da dove nasce la paura del 3/4” GAS
Qualche tempo fa mi è capitato di leggere il post di un subacqueo all’interno di una community online.
Raccontava di una certa inquietudine nel maneggiare rubinetteria con filettatura 3/4” GAS.
Pur non avendone esperienza diretta aveva però letto racconti, ascoltato esperienze di amici e colleghi, alcuni dei quali avevano vissuto situazioni decisamente spiacevoli, quando non veri e propri incidenti.
La sua conclusione era stata drastica: eliminare completamente dalla propria attrezzatura qualsiasi rubinetto con filettatura 3/4” GAS, convinto che così avrebbe azzerato ogni possibilità di errore.
Quel post, e soprattutto le risposte che ne sono seguite, mi ha colpito per un motivo preciso: dietro a quel timore c’era molta confusione, più che una reale consapevolezza tecnica.
Ed è proprio da questa constatazione che nasce l’idea di approfondire l’argomento per eliminare, quanto possibile, i dubbi più rilevanti.

Riconoscere una filettatura non è una cosa da fare “a occhio”
Prova a fermarti un attimo e a farti questa domanda:
sapresti distinguere, a prima vista, una filettatura 3/4” GAS da una M25×2 su un rubinetto o su una bombola?
Se la risposta è “sì”, probabilmente stai dando per scontato qualcosa che così scontato non è affatto.
Nella maggior parte dei casi, senza un calibro a corsoio e un contafiletti, non è possibile avere certezze reali.
A occhio le differenze non sono così evidenti e fidarsi dell’impressione visiva è uno dei modi migliori per mettersi nei guai.
Solo con la misurazione strumentale di diametro e passo si può identificare con sicurezza lo standard corretto ed evitare accoppiamenti sbagliati.
E già questo dovrebbe essere un buon motivo per procedere con cautela.

Bombole cariche, ma il rischio nasce quando si smonta tutto
Quando si parla di bombole, la maggior parte dei subacquei si concentra su due aspetti prima dell’uso:
1) che siano cariche
2) che la forma della rubinetteria sia compatibile con i propri erogatori per non essere costretti a far fare alle fruste giri tortuosi.
Tutto giusto, per carità. Ma non è sufficiente.
Quanti, ad esempio, verificano con attenzione se e quando la bombola sia stata revisionata? Sembra una banalità, una di quelle cose ovvie.
Eppure, se guardiamo a quello che succede davvero, scopriamo che così ovvio non è.
Revisione delle bombole: un quadro normativo tutt’altro che banale
La revisione delle bombole subacquee rientra in un quadro normativo piuttosto articolato che fa riferimento a decreti ministeriali italiani, alle direttive europee PED e a specifiche norme tecniche UNI EN.
Senza entrare troppo nei dettagli, per le bombole:
- in acciaio senza saldatura il riferimento è la UNI EN 1968;
- in lega di alluminio senza saldatura si applica la UNI EN 1802.
Molte delle prescrizioni contenute in queste norme sono oggi confluite nella EN ISO 18119 che armonizza i requisiti per l’ispezione periodica delle bombole metalliche senza saldatura, indipendentemente dal materiale.
Queste norme definiscono nel dettaglio come devono essere eseguite:
- le ispezioni visive interne ed esterne,
- la prova idrostatica,
- eventuali controlli non distruttivi,
- la marcatura finale che certifica l’avvenuto collaudo e la nuova scadenza.
Il momento critico: separazione e rimontaggio rubinetto-bombola
Questa premessa è fondamentale per arrivare al punto.
La revisione periodica è infatti il momento in cui bombola e rubinetto vengono separati.
Ed è proprio in questa operazione che si concentra una buona parte del rischio.
Nelle scuole subacquee, nei diving e nelle associazioni sportive è normale avere a disposizione numerose bombole, utilizzate da allievi, clienti e soci per l’addestramento e per le immersioni.
Queste bombole, per essere utilizzabili, devono essere regolarmente revisionate e collaudate da un ente certificatore autorizzato.
Esistono sostanzialmente due modi per consegnarle al centro di collaudo:
- svuotarle e smontare i rubinetti in autonomia
- oppure consegnarle come sono, lasciando all’operatore del centro di collaudo il compito di svuotarle e smontarle, con un inevitabile costo aggiuntivo.
Gestire un parco bombole: esperienza sul campo e perché servono procedure chiare
Chi ti scrive è cresciuto all’interno di una scuola subacquea federale fondata a Sanremo nel 1970.
Tra gli incarichi sociali che seguo personalmente rientra anche la fase preparatoria e logistica necessaria ad avviare le bombole in dotazione alla revisione periodica.
Un lavoro fatto di organizzazione, identificazione e controllo.
È un’attività tutt’altro che banale.
È ripetitiva, poco gratificante, ma necessaria.
Nel nostro magazzino convivono bombole di ogni tipo: acciaio e alluminio, capacità diverse e anni di produzione che coprono archi temporali molto distanti tra loro.
In un contesto simile, la presenza di standard di filettatura differenti è inevitabile.
E con essa, se non si presta attenzione, anche il rischio concreto di fare confusione al momento del rimontaggio.
Per questo motivo preferisco consegnare al centro di collaudo le bombole già scariche e prive di rubinetteria, così che l’operatore possa procedere direttamente alle operazioni di revisione senza ambiguità.
Nel corso degli anni ho strutturato un database su foglio di calcolo in cui tengo traccia dei numeri seriali, del colore, della capacità, dello standard di filettatura, del materiale di costruzione, della data di fabbricazione e dell’ultimo collaudo di ogni bombola.
Credo sia un modo efficiente per mantenere controllo e coerenza.
Perché serve una procedura
Quando si gestiscono bombole di proprietà è fondamentale adottare procedure di identificazione chiare e rigorose che permettano di abbinare senza ambiguità ogni bombola alla corretta rubinetteria.
Montare un rubinetto su una bombola con filetto sbagliato non è un errore “banale”.
L’aumento di pressione nella bombola durante la ricarica può portare alla espulsione violenta del rubinetto e conseguenze potenzialmente molto gravi per le persone e per l’ambiente circostante.
Ed è per capire perché questi rischi esistono che vale la pena entrare nel merito dei diversi standard di filettatura, partendo dalle loro origini.
Origini e diffusione degli standard di filettatura
La subacquea, soprattutto nei suoi primi decenni di sviluppo, non è cresciuta seguendo un percorso unico e lineare.
Si è invece evoluta in contesti industriali e geografici diversi, ciascuno dei quali ha adottato gli standard di raccordi e filettature già diffusi nei rispettivi settori tecnici e produttivi.
È per questo motivo che, storicamente, convivono standard differenti.
In Europa, il progressivo processo di armonizzazione normativa e l’adozione di standard tecnici comuni in ambito EN e ISO hanno portato, nel tempo, a un graduale abbandono della storica filettatura 3/4″ GAS — di chiara origine anglosassone — a favore di una filettatura metrica di concezione più moderna: la M25x2.
Questo passaggio non è stato improvviso né imposto dall’oggi al domani, ma è avvenuto parallelamente all’evoluzione delle normative sulla sicurezza delle bombole, dei materiali e delle procedure di collaudo, fino a rendere la M25x2 lo standard di riferimento per la maggior parte delle bombole aria e Nitrox in ambito europeo.
Accanto a questo standard, nel tempo, sono però stati introdotti filetti specifici per rispondere a esigenze operative ben precise.
È il caso, ad esempio, delle bombole destinate all’ossigeno puro o alle miscele decompressive ad alta concentrazione, ma anche delle bombole di bailout, dei bombolini per la muta stagna (argon) o di alcune applicazioni nel mondo rebreather.
La diffusione dei diversi standard è quindi il risultato di un equilibrio tra storia, normativa e necessità tecniche concrete.
Il 3/4″ GAS è oggi ancora presente soprattutto su bombole datate e in diversi mercati extra-europei.
La M25x2 è invece diventata lo standard più diffuso in Europa per le bombole aria e Nitrox, fermo restando che la compatibilità con miscele iperossigenate non dipende dalla filettatura in sé, ma dalle corrette procedure di pulizia, manutenzione e gestione dell’ossigeno.
La filettatura M18x1,5, grazie al diametro esterno più contenuto, trova applicazione su bombole di capacità ridotta. È tipicamente utilizzata per l’argon destinato alla compensazione delle mute stagne o su alcuni bombolini impiegati nei sistemi rebreather, dove compattezza e ingombri ridotti sono fattori determinanti.
Una precisazione fondamentale
È necessario chiarire un punto spesso frainteso.
Lo standard M26x2 non riguarda la filettatura del foro della bombola, ma l’attacco femmina del rubinetto subacqueo.
Questo standard è stato introdotto con un obiettivo preciso: creare una differenziazione meccanica evidente per l’impiego di miscele con una concentrazione di ossigeno superiore al 21%, riducendo il rischio di accoppiamenti impropri con rubinetteria ed erogatori non progettati per tali miscele.
L’intento progettuale è chiaro e coerente con una logica di prevenzione dell’errore umano.
Tuttavia, la sua adozione non è mai stata realmente uniforme e, come vedremo più avanti, rappresenta ancora oggi un tema di confronto e dibattito nel mondo della subacquea tecnica e ricreativa avanzata.

3/4″ GAS (BSPP): lo standard storico
La filettatura 3/4″ GAS affonda le sue radici nel sistema britannico BSPP (British Standard Pipe Parallel), nato in ambito idraulico e successivamente adottato anche nei primi rubinetti per bombole subacquee.
Per decenni è stata la filettatura di riferimento nel mondo delle immersioni con autorespiratore, soprattutto in Europa e in molti mercati occidentali, accompagnando lo sviluppo dell’attività ricreativa e professionale fin dalle sue origini.
Dal punto di vista tecnico, il 3/4″ GAS del rubinetto (filetto maschio) presenta un diametro esterno di circa 26,44 mm, un passo di 1,814 mm (14 filetti per pollice) e un profilo Whitworth con angolo di 55°.
Si tratta di una filettatura parallela: la tenuta non avviene sui filetti, ma su una battuta, generalmente tramite un O-Ring, spesso alloggiato in un incasso ricavato sul fondo del rubinetto.
Oggi il 3/4″ GAS è sempre meno diffuso in Europa, ma non è sparito del tutto: lo trovi ancora su bombole datate, su alcune importazioni e in diversi mercati extraeuropei.
Anche se datato, il 3/4″ GAS rimane comunque uno standard affidabile.
Le uniche ragioni per prestare particolare attenzione emergono quando convive con filettature più recenti perché è proprio in questi casi che possono nascere criticità e rischi.
Immagina di avere davanti una bombola: a un’occhiata superficiale potrebbe sembrare compatibile con il rubinetto a tua disposizione. Se però confondi una filettatura 3/4″ GAS con una M25x2 quel semplice gesto può trasformarsi in un errore serio, potenzialmente pericoloso.
A complicare ulteriormente la situazione c’è un dettaglio tutt’altro che secondario: sulle rubinetterie più datate e su parte delle bombole lo standard 3/4″ GAS non è sempre chiaramente identificabile.
Al contrario, lo standard M25x2 è sempre ben visibile e immediatamente riconoscibile.

Questa asimmetria informativa crea un terreno fertile per l’errore: quando un’indicazione è evidente e l’altra è assente o poco chiara, la mente tende a colmare i vuoti dando per scontata una compatibilità che, in realtà, non esiste.
Ed è proprio questo meccanismo che alimenta incertezza e aumenta la percezione del rischio, anche tra subacquei con molta esperienza alle spalle.
Perché può sembrare compatibile con M25x2
A prima vista le due filettature possono sembrare compatibili e, provando ad avvitare un rubinetto M25x2 in una bombola con attacco 3/4″ GAS, l’operazione può effettivamente sembrare possibile nelle prime spire.
Solo una mano esperta si accorge subito che qualcosa non torna, il serraggio non è fluido.
Se però si insiste, convinti di essere nel giusto, il risultato è quasi sempre lo stesso: entrambe le filettature verranno danneggiate e la forza di tenuta rimarrà affidata ad un numero ridotto di filetti, incompatibili tra loro.
In condizioni statiche può anche sembrare tutto sotto controllo.
Quando però la pressione di carica salirà, quei pochi filetti non saranno sufficienti a garantire una tenuta ottimale e, nel momento peggiore, cederanno di colpo con gli effetti che puoi immaginare o che ti hanno raccontato.
Le differenze tra 3/4″ GAS e M25x2 non riguardano solo l’angolo del profilo (55° contro 60°) o il diametro esterno.
Anche il passo e il numero di filetti effettivamente ingaggiati giocano un ruolo fondamentale nella resistenza meccanica della connessione, contribuendo indirettamente alla sicurezza complessiva dell’assemblaggio.


Varianti: parallela e conica, cosa cambia
Va inoltre considerato un aspetto spesso sottovalutato: sotto la dicitura “3/4 GAS” non si nasconde un unico standard.
Accanto al BSPP parallelo con profilo Whitworth a 55°, esistono infatti anche varianti di derivazione americana, come il NPS, caratterizzato da un profilo a 60°, pur mantenendo una geometria parallela.
Esistono poi le versioni coniche, riconoscibili anche dall’assenza di una guarnizione di tenuta: in questo caso la chiusura avviene direttamente sui filetti, con aggiunta di nastri in teflon che tendono a serrare progressivamente verso il fondo.
Le sigle che identificano queste filettature coniche sono BSPT (profilo Whitworth a 55°) e NPT nella versione americana con profilo a 60°.
La lettera “T” sta per tapered e indica proprio la conicità del raccordo.
Le filettature coniche (incluse le varianti 3/4” GAS coniche come BSPT o NPT) non sono più la scelta prevalente nella subacquea moderna.
Con l’affermarsi degli standard metrici e la progressiva armonizzazione normativa internazionale, le connessioni parallele con O-Ring (M25x2, M18x1,5 ecc.) sono diventate lo standard di riferimento per le valvole delle bombole in Europa e in buona parte del mondo, perché offrono una tenuta prevedibile, ispezionabile e ripetibile secondo le norme tecniche oggi applicate.


M25x2: il nuovo standard europeo
Se il 3/4″ GAS è stato per decenni lo standard storico, la filettatura M25x2 rappresenta oggi la scelta più sicura e diffusa per le bombole subacquee commercializzate in Europa.
Introdotto per uniformare la produzione e ridurre i rischi di errore umano, il M25x2 è un sistema metrico parallelo con diametro nominale del gambo rubinetto (filetto maschio) di 25 mm e passo di 2 mm, in cui la tenuta è affidata a un O-Ring che va in battuta assiale contro il fondo del rubinetto e la superficie di tenuta ricavata nel collo della bombola, generalmente piana per bombole prodotte dopo il 2006 o leggermente raccordata con un gradino a seconda dell’anno di costruzione.
La filettatura è compatibile sia con bombole in acciaio che con quelle in alluminio, per contenere aria o miscele iperossigenate fino ai limiti operativi previsti dalle normative CE/EN.
Grazie alle sue caratteristiche, lo standard M25x2 garantisce:
- Sicurezza certificata, riducendo drasticamente i rischi di montaggio errato.
- Facilità di reperibilità di ricambi e O-Ring, semplificando manutenzione e revisioni.
- Compatibilità con le normative europee, assicurando una gestione più controllata e professionale delle bombole moderne.
Questa filettatura ha ormai sostituito quasi completamente il 3/4″ GAS in Europa, diventando la scelta predominante per produttori, diving center e scuole subacquee.
L’adozione di M25x2 non è solo una questione di numeri: significa lavorare in sicurezza, rispettando procedure certificate perevitare rischi che nel passato hanno provocato danni seri o incidenti.
Anche se oggi, questo standard, è diffuso e consolidato, nei paragrafi successivi vedremo perché esistono ancora situazioni tecniche in cui altri sistemi, come M26x2 e M18x1,5, ricoprono ugualmente un ruolo importante.
M18x1,5: compatto e versatile
La filettatura M18x1,5 è uno standard ampiamente utilizzato nel settore subacqueo, principalmente per recipienti di piccolo volume o materiali specifici.
I principali impieghi in ambito subacqueo di rubinetti e bombole con questa filettatura sono i seguenti:
bombolini per Argon: è lo standard più comune per i piccoli serbatoi (solitamente da 0,85 a 1,5 litri) utilizzati, con il gas Argon, per migliorare l’isolamento termico della muta stagna oppure con la normale aria semplicemente per compensarla;
sistemi Rebreather (CCR): molte bombole utilizzate nei circuiti chiusi, sia per l’ossigeno che per il diluente, adottano la filettatura M18x1,5 a causa delle dimensioni ridotte dei serbatoi;
bombole di Emergenza (Pony Bottle): viene impiegata su bombole compatte di backup o “spare air” utilizzate come riserva di sicurezza;
Rubinetterie specifiche con attacco M18x1,5 sono usate nel settore del “Softair”, del “Paintball” e delle carabine ad aria compressa.
Inoltre le bombole in materiale composito (fibra di carbonio) utilizzate dai Vigili del Fuoco utilizzate per il soccorso (SCBA – Self Contained Breathing Apparatus) montano valvole con questa filettatura.
Caratteristiche Tecniche Importanti
- Compatibilità Gas: i rubinetti con questa filettatura possono gestire aria compressa, Nitrox, Trimix e ossigeno puro, a patto che siano certificati e puliti per l’uso specifico.
- Pressione di Esercizio: supportano pressioni elevate, comunemente fino a 232 bar o 300 bar secondo la marcatura della bombola.
- Dimensioni: A differenza dello standard M25x2 (usato per le bombole subacquee standard da 5 a 20 litri), la M18x1,5 è riservata a colli di bombola più stretti, tipici di serbatoi di piccolo diametro.
Nota di sicurezza: È fondamentale non confondere mai le filettature metriche (M18) con quelle imperiali (es. 5/8″ o 7/8″ UNF) per evitare cedimenti strutturali catastrofici sotto pressione.
Anche in questo caso sono da tenere presenti le problematiche e i suggerimenti già espressi nel capitolo dedicato al sistema 3/4” GAS.

M26x2: filettatura per rubinetterie subacquee dedicate all’ossigeno e alle miscele decompressive iperossigenate
Con la diffusione di bombole dedicate all’ossigeno puro e alle miscele Nitrox ad alta concentrazione (tipicamente >21% O₂), è stato introdotto lo standard M26x2 per il filetto di uscita della rubinetteria subacquea e non del gambo del rubinetto.
Si tratta di una filettatura metrica parallela, con diametro nominale del maschio di 26 mm, passo 2 mm e tenuta affidata ad un O-Ring.
Le sue caratteristiche tecniche e gli ambiti di applicazione sono stati formalizzati dalla norma EN 144-3:2003, recepita in Italia come UNI EN 144-3:2004 e integrata dalla UNI EN 13949:2004 relativa agli autorespiratori alimentati con Nitrox (>21% O₂) o ossigeno puro, in estensione alla EN 250 per l’aria.
L’introduzione dello standard M26x2 risponde a una esigenza chiara: creare una separazione fisica inequivocabile tra erogatori destinati all’uso con miscele iperossigenate da quelli per l’aria, riducendo il rischio di accoppiamenti impropri con attrezzature non bonificate.
L’ossigeno ad alta concentrazione e pressione richiede condizioni di utilizzo rigorose.
Anche quantità minime di contaminanti possono provocare inneschi con conseguenze gravi.
Sebbene i moderni compressori subacquei siano dotati di sistemi di filtrazione evoluti, nessun sistema garantisce l’eliminazione totale dei contaminanti, rendendo indispensabile una gestione dedicata delle attrezzature.
La ricarica tramite il metodo delle pressioni parziali, dove l’ossigeno puro viene introdotto direttamente nella bombola, richiede che bombola e rubinetto siano bonificati e mantenuti tali nel tempo.
In questo contesto, il vantaggio chiave dell’M26x2 è la riconoscibilità immediata: la filettatura dedicata segnala in modo evidente che bombola e rubinetto sono destinati all’uso con ossigeno o miscele iperossigenate, riducendo drasticamente il rischio di scambio e di errore operativo, soprattutto nei sistemi di ricarica a pressioni parziali.
Oggi l’M26x2 è adottato principalmente in Europa e nei contesti ad alta conformità normativa, trovando applicazione nei parchi bombole per immersioni tecniche, in particolare sulle stage decompressive.
Perché M26x2 non ha avuto la diffusione attesa?
Nonostante i presupposti tecnici e di sicurezza alla base della sua introduzione, la filettatura M26x2, non ha raggiunto una diffusione capillare come inizialmente auspicato dagli enti normatori.
Le cause sono molteplici. Proviamo ad elencarne qualcuna.
- Compatibilità dedicata e rottura della continuità operativa: l’incompatibilità fisica con le filettature storicamente più diffuse impone la gestione di un parco attrezzature separato e dedicato. Questo comporta una rottura della continuità operativa per i centri d’immersione e gli operatori tecnici, che sarebbero costretti a duplicare rubinetterie e accessori, con un conseguente aumento della complessità gestionale.
- Incremento dei costi strutturali: l’adozione dello standard M26x2 non si traduce in un semplice investimento iniziale, ma in un incremento dei costi strutturali: acquisto di componenti dedicati, gestione di ricambi specifici, formazione del personale e maggiore attenzione operativa per evitare errori di configurazione. In molti contesti, questi costi sono stati percepiti come sproporzionati rispetto ai benefici immediatamente tangibili.
- Abitudine operativa e percezione del rischio: subacquei tecnici e operatori, da anni abituati all’uso di filettature standard EN144-2 (5/8G) anche con miscele iperossigenate, percepiscono l’introduzione dello standard M26x2 come un ulteriore elemento di complessità, più che come una reale soluzione a un problema sentito. La consolidata familiarità con gli standard esistenti ha favorito una normalizzazione del rischio e una naturale resistenza al cambiamento.
- Distribuzione non uniforme a livello globale: al di fuori del mercato europeo, in particolare in alcune aree extraeuropee o emergenti, la disponibilità di rubinetterie M26x2 è rimasta limitata. Questa disomogeneità ha ulteriormente rallentato l’adozione dello standard, soprattutto in contesti operativi internazionali.
Dal punto di vista normativo la UNI EN 144-3:2004 contestualmente alla UNI EN 13949 costituiscono uno standard tecnico europeo di riferimento per la progettazione e l’interoperabilità dei sistemi di connessione per erogatori e rubinetterie destinate a gas respirabili ad alto tenore di ossigeno.
Pur non essendo una legge in senso formale le normative in questione potrebbero assumere carattere vincolante qualora venissero richiamate da direttive, regolamenti o procedure di conformità (es. marcatura CE), nonché in sede di valutazione della responsabilità tecnica e civile del produttore.
Le norme non impongono invece obblighi diretti all’utilizzatore finale.
Inoltre, di fronte ad una domanda del mercato che non è cresciuta in modo proporzionale allo sviluppo delle immersioni tecniche e all’aumento dell’impiego di miscele iperossigenate, i produttori di bombole e di rubinetterie subacquee non hanno effettuato investimenti significativi e sistemici verso questo standard, che è rimasto confinato a nicchie di mercato altamente specializzate.
In sintesi, il sistema M26x2 rappresenta una soluzione tecnicamente coerente per aumentare la sicurezza nelle miscele iperossigenate.
Tuttavia, la sua diffusione è stata condizionata principalmente da fattori pratici, economici e culturali, nonché da un ecosistema operativo che, probabilmente, non è ancora pronto a sostenere i costi, la complessità gestionale e il cambiamento di abitudini richiesti.
Conclusioni: sapere non basta, serve un metodo
A questo punto una cosa dovrebbe essere evidente: conoscere gli standard non è sufficiente se manca un metodo operativo.
3/4″ GAS, M25x2, M18x1,5, M26x2 non sono solo sigle tecniche ma rappresentano sistemi progettati per operare in condizioni precise, con geometrie, O-Ring, tolleranze e procedure che non ammettono interpretazioni personali.
- Il 3/4″ GAS è affidabile, ma solo se riconosciuto e gestito come tale. Un rubinetto 3/4” GAS non potrà mai essere assemblato su una bombola con attacco M25x2 perché il diametro del gambo è maggiore.
- Il M25x2 è lo standard di riferimento, ma solo se assemblato correttamente. Mai assemblare un rubinetto M25x2 su una bombola 3/4” GAS.
- Il M18x1,5 è compatto e versatile, ma è confinato a bombole con capacità e caratteristiche specifiche.
- Il M26x2 riduce l’errore, ma non sostituisce la bonifica e la manutenzione
Gli incidenti non avvengono perché “uno standard è sbagliato”.
Avvengono perché a volte si dà per scontato ciò che non lo è.
Ed è qui che nasce il vero problema: nella pratica quotidiana, tra ricariche, revisioni, sostituzioni e acquisti, nessuno ha tempo di ricontrollare tutto ogni volta.
Ecco che allora una citazione sorge spontanea:
“La supposizione è la madre di tutte le cazzate” – Legge di Wethern, tratto da “Murphy’s Law and Other Reasons Why Things Go Wrong), di Arthur Bloch, 1977, citazione poi ripresa in un acceso dialogo nel film d’azione “Trappola sulle Montagne Rocciose” (Under Siege 2, 1995).
Per questo motivo ho raccolto queste informazioni per trasformarle in uno strumento di riferimento concettuale pensato per chi, a vario titolo, si trova a maneggiare bombole, gas e sistemi di ricarica.
Ecco una check-list chiara per identificare a colpo d’occhio:
- lo standard corretto del collo bombola
- il rubinetto compatibile
- l’O-Ring giusto per dimensioni, forma materiale e durezza
- le situazioni in cui due controlli sono meglio di uno, prima di commettere un errore.
Se questo articolo ti ha fatto fermare un attimo a riflettere, allora ha già raggiunto il suo scopo.
Non esistono regole o certificazioni in grado di eliminare completamente il rischio.
Possiamo però prepararci e adottare scelte consapevoli per ridurlo al minimo, ogni volta che ci immergiamo o maneggiamo le nostre attrezzature.
Disclaimer
Le informazioni contenute in questo articolo hanno esclusivamente finalità divulgative e conoscitive.
Non costituiscono in alcun modo istruzioni operative, consulenza tecnica personalizzata né sostituiscono le procedure ufficiali previste dai produttori, dalle normative vigenti o l’intervento di personale qualificato.
La manutenzione e la revisione delle bombole e delle rubinetterie subacquee, così come l’uso di miscele iperossigenate ad alta pressione, comportano rischi significativi e devono essere eseguite esclusivamente da tecnici abilitati e centri autorizzati, nel rispetto delle normative applicabili.
L’autore dell’articolo e il gestore del sito declinano ogni responsabilità per danni a persone o cose derivanti da un uso improprio, da interpretazioni personali o dall’applicazione pratica delle informazioni qui riportate senza le necessarie competenze, verifiche e autorizzazioni.
La sicurezza subacquea non ammette scorciatoie: in caso di dubbio, fermarsi e rivolgersi a un professionista è sempre la scelta corretta.
Articolo a cura di Orante Trabucco | tre21.com
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