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Home Articoli Come beffarsi di Darwin e andare sott’acqua senza farsi crescere le pinne         
Identikit subacqueo

Come beffarsi di Darwin e andare sott’acqua senza farsi crescere le pinne         

19/01/2026

L’essere umano è un primate particolarmente incline alle sfide. Ma anche ai modi spicci. Mentre tutte le altre specie si adattavano lentamente alle nuove condizioni ambientali, lui prendeva scorciatoie.

È stato l’unico animale che è riuscito a perdere il pelo nei climi più freddi mentre tutti gli altri, elefanti e maiali compresi, il pelo lo infittivano. Come ci è riuscito? Ci è riuscito grazie alla sua naturale mancanza di pazienza: “Non ho tempo per aspettare il lento processo di mutazioni, fa freddo? Ammazzo un orso e mi prendo la sua pelliccia!”.

Questo, in sostanza, il suo ragionamento. E così, scuoia di qua e scuoia di là, il nostro Sapiens ha iniziato a perdere il pelo anche in Finlandia. Sull’adattamento al freddo, elemento critico per i subacquei, vale la pena aprire una breve parentesi: perché alcuni Sapiens sono andati a vivere in posti terrificanti, dove d’estate devi buttare giù foreste intere per fare legna, affumicare pesce e costruire igloo o muri spessi per non morire di fame e di freddo d’inverno? La risposta più logica ed accreditata da paleontologi e antropologi è: “Perché negli altri posti c’era chi menava più forte”.

Contenuti dell'articolo nascondi
L’Homo subaquaticus cousteaunensis: l’evoluzione del subacqueo
Subacquei nordici vs mediterranei: chi resiste meglio al freddo?
L’antropizzazione del pianeta e il ruolo dei subacquei
L’estinzione dell’ossigeno e la responsabilità del Sapiens

L’Homo subaquaticus cousteaunensis: l’evoluzione del subacqueo

Sorge il sospetto che l’essere umano sia sempre stato il più pericoloso nemico naturale di sé stesso. E non solo. Ad ogni modo ai subacquei fa molto piacere che il Sapiens sia stato capace di questo adattamento creativo. Il subacqueo Sapiens, o Homo subaquaticus cousteaunensis, quando ha capito che gli servivano le pinne non è stato lì ad aspettare i milioni di anni che ci hanno messo i Pakicetus, antenati delle balene, a farsele spuntare: se l’è fabbricate da sé. L’aria? Se l’è portata dalla superficie. Si è anche fabbricato le mute.

Si chiamano mute perché ricordano la pelle di serpente, ma sono addirittura riutilizzabili. In quanto al freddo – insisto con il freddo perché vi assicuro che si sopravvive più a lungo a spasso nella Death Valley che a mollo nel Mare del Nord. Qualcuno sostiene che i subacquei nordici siano fisiologicamente più abituati dei mediterranei alle basse temperature.

Subacquei nordici vs mediterranei: chi resiste meglio al freddo?

A giudicare dalle loro mute hi-tech foderate al titanio e altri materiali termoriflettenti, ma anche dalle temperature nelle case, dagli infissi a tre vetri… io non ne sarei sicuro.
Il fatto che si gettino in una pozza ghiacciata tra una sauna e l’altra non dice molto: in sauna ci sono 90°C.

I Sapiens nordici raggiungono luoghi ben riscaldati a bordo di mezzi altrettanto ben riscaldati. Resistono alle brevi passeggiate in maglietta quando nevica perché entrano ed escono da ambienti caldi, così caldi che gli italiani, l’unico popolo che teme i ‘colpi d’aria’ e gli sbalzi di temperatura, si allarmano. Tra i popoli delle latitudini alte c’è però una eccezione.

Un’eccezione, soprattutto tra i subacquei, ampiamente osservata sull’intero pianeta. Quando d’inverno, a Sharm el Sheikh, vedi un subacqueo in mutande e calzini bianchi sotto le pinne sai da dove viene. Un danese non si sognerebbe mai.

I britannici: hanno sviluppato capacità di adattamento avanzate? Studi recenti confermano che i subacquei britannici si ammalano e diventano ipotermici più o meno come tutti gli altri. Sicuramente non muoiono in massa per il bagno nel Mare del Nord dopo mangiato.

Pare che la congestione dopo pranzo colpisca esclusivamente gli italiani.
Recenti studi lasciano presumere che il fattore di rischio sia il passaporto.

L’antropizzazione del pianeta e il ruolo dei subacquei

L’essere umano è veramente un essere particolare. Scuoiando altri animali, dissodando terreni per fare posto ai pascoli e alle colture, abbattendo alberi, non come fanno i castori ma per bruciarli e costruire case e accendere fuochi, ha saltato percorsi evolutivi che a tutti gli altri animali sarebbero costati un buon mezzo milione di anni di attesa.

Il suo incredibile successo l’ha indotto ad adattare velocemente non solo sé stesso ma anche tutto l’ambiente che lo circondava. Ed a mettersi in testa, come ricordò Douglas Noel Adams, autore di Guida Galattica per autostoppisti, strane convinzioni.

La peggiore di tutte è che il pianeta intero sia stato creato apposta per lui. E che quindi sia manipolabile a suo uso e consumo. C’è riuscito.

Il Sapiens ha antropizzato il pianeta, è riuscito a trasformarlo adattandolo alle sue esigenze.
Cosa poteva andare storto?

L’estinzione dell’ossigeno e la responsabilità del Sapiens

Nessuna forma di vita l’aveva mai fatto prima. Per lo meno non intenzionalmente. 600 milioni di anni fa i cianobatteri introdussero l’ossigeno nell’atmosfera dando impulso a forme di vita cosiddette aerobiche, quelle che conosciamo adesso.

Ammazzando un gran numero di altre specie. Fu l’estinzione dell’ossigeno. Non lo fecero di proposito, i cianobatteri. L’evoluzione li aveva disegnati così. Noi invece ci mettiamo impegno. Tanto, tanto impegno.

Tuttavia, alcune sottospecie del Sapiens hanno capito che forse è ora di tirare il freno d’emergenza.
Tra queste sottospecie ci sono molti individui appartenenti all’Homo subacquaticus cousteaunensis.
Cioè noi.

Letture correlate:

  • Recensione del libro “Sbandati come plancton nella corrente” di Claudio di Manao
  • Cuore di reef: intervista a Claudio Di Manao

TAGadattamento umano homo sapiens muta subacquea
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Claudio Di Manao

Da guida e istruttore sub ad autore eclettico del libro cult Figli di Una Shamandura, ma anche di programmi radiofonici, documentari e altre pubblicazioni.

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