Solo alla fine, tornati a casa al caldo nella famosa “confort zone“ci siamo chiesti se anche Oswald, un giovane musicista delle dolomiti, era con noi al Lago di Antermoia in pieno inverno a incontrare la sua dolce saliga, la fanciulla misteriosa di nome Antermoia.
Sono le 2:00 AM quando noi 4 membri della spedizione Antermoia Winter Sub Expedition partiamo per raggiungere la val di Fassa e per le ore 6:30 AM a bordo di un quad cingolato (a gentil servizio del Rifugio Micheluzzi) veniamo trasportati al campo base avanzato nel bel mezzo della val Duron, in pieno inverno, nel freddo pungente di una mattina splendida. Il quad ci lascia, siamo soli, completamente, magari non del tutto, se Oswald ci ha preceduti lasciando qualche fievole traccia in un manto nevoso che ci condizionerà la salita, ma ancora non lo sappiamo.
Carichiamo le nostre spalle con uno zaino a testa da 25 kg, sono in programma 4 ore di cammino duro per raggiungere l’altopiano Antermoia, dove ci aspetta il bivacco invernale e l’omonimo lago.
Otto ore nella neve per raggiungere il bivacco
Le condizioni del percorso si fanno sentire subito e mettono il gruppo a dura prova. Nonostante le ciaspole, il peso ci fa sprofondare nella neve fino alla vita e la salita si rivela molto più dura del previsto e negli ultimi tratti ci aiutiamo a vicenda. Quando finalmente vediamo il rifugio, distante ancora 500 metri, sono già passate otto ore di cammino, il doppio rispetto ai tempi stimati. Siamo esausti manca poco per raggiungere il bivacco invernale, un ultimo traverso non tracciato nella neve che ci scoraggia ancora di più quando ci fa tremare la neve sotto i piedi preannunciandoci un pericoloso innesto di valanga, attiviamo i protocolli di sicurezza e con il cuore in gola superiamo la zona con quel rumore sordo e ovattato che nessuno mai vorrebbe sentire sotto i propri piedi lontano da tutti e in alta quota.
Il tentativo di immersione sotto il ghiaccio
Dopo 9 ore di cammino e fatiche estremi, carichi con tutto il necessario alla sopravvivenza, alla sicurezza e soprattutto ad affrontare la penetrazione di un lago ghiacciato e la conseguente immersione sotto al ghiaccio raggiungiamo il bivacco invernale dove possiamo riposare, rifocillarci e stare un po’ meno al freddo. La notte passa nel silenzio di un luogo dormiente e solitario. All’alba iniziamo a prepararci, ci siamo, il lago è poco distante, indossiamo le mute stagne e ci prepariamo a fare quello che abbiamo progettato e simulato, arriviamo al centro del lago, secondo la traccia GPS ci posizioniamo in corrispondenza del punto più profondo e, muniti di pale, iniziamo a scavare nella neve fino a raggiungere, a circa 80 cm di profondità, la lastra di ghiaccio che ricopre il lago.
Con chiodi di carotaggio a vite iniziamo la perforazione, il chiodo è lungo 20 cm, estraiamo la prima carota, la seconda, e la terza, 60 cm di lastra di ghiaccio attenti e desiderosi di voler vedere l’acqua fuoriuscire. L’ultimo giro di carotaggio estrae terra, fondale, ci guardiamo, non capiamo, ci guardiamo attorno, rifacciamo la carota e il fondale si presenta ai nostri occhi, secco duro…abbiamo toccato il fondo in tutti i sensi.
La leggenda di Oswald e il lago senza acqua
Ad Oswald fu detto che avrebbe potuto incontrare la sua Antermoia, ma che non avrebbe mai dovuto pronunciarne il nome. Era però impossibile trattenersi davanti alla sua bellezza e così, nel momento in cui lo pronunciò, la fanciulla si trasformò in acqua, dando origine al lago di Antermoia. Da allora, nella bella stagione, sono in molti a raggiungere questo luogo e a pronunciarne il nome: forse è anche per questo che il lago, d’estate, è colmo d’acqua. Ma nella stagione ostile, quando lassù non sale quasi nessuno, chi pronuncia più il nome di Antermoia? Nessuno. E allora l’acqua scompare, Oswald può tornare dalla sua amata e noi, esploratori di questo tempo, arrivati fin lì per immergerci, non abbiamo trovato neppure una goccia d’acqua. Sicuramente erano lì a guardarci, abbracciati, felici e stupiti anche di vederci, divertiti di quello che non avremmo trovato in quanto era tra le braccia di lui, Oswald, il musico errante delle dolomiti.
Perché il Lago di Antermoia si svuota in inverno
Campioniamo il fondale e anche il ghiaccio per poterlo portare e conservare per eventuali studi, non abbiamo trovato l’acqua e non abbiamo potuto immergerci, ma abbiamo scoperto che la leggenda incontra la realtà ogni inverno, lontano da tutti i turisti. Spingendoci oltre alle colonne di ercole come l’esplorazione invoca si scopre ciò che non si è programmato di scoprire.
Il lago di Antermoia in inverno si svuota quasi completamente, e si lascia ghiacciare per lo spessore al massimo di 60 cm. In ottobre ci eravamo immersi fino a quasi 4 metri di profondità, un sistema interessante di sorgenti e di penetrazione nel sottosuolo innesca un meccanismo di svuotamento del bacino acquifero molto interessante caratterizzandolo in maniera unica, o forse semplicemente è l’amore di Oswald e la sua Antermoia a non concedere acqua, ma a far vivere nel silenzio e nell’armonia dell’ambiente invernale l’amore, unendo la leggenda alla realtà, concedendo a noi esploratori di poter assistere a questo dualismo, la realtà e la leggenda, una delle tante leggende che caratterizzano le dolomiti, e in questo caso il Lago di Antermoia, abbiamo dimostrato che la leggenda è la realtà e la realtà è leggenda.
Spedizione STH Scuba Treasure Hunters
Antermoia Winter Expedition 2026
7-8 marzo 2026
Subacquei:
- Davide Bubani
- Andrea Masironi
- Michele La Rosa
Aiuto terra e supporto logistico: Fabio Stefanacci
Aiuto mezzi trasporto al campo base avanzato e prelievo: Rifugio Micheluzzi
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