Quel mondo straordinario, ricco di vita e spesso invisibile dalla superficie è la ragione per cui siamo divenuti orgogliosi subacquei. Osservatori privilegiati a distanza ravvicinata di barriere coralline, pareti rocciose e relitti che ospitano una biodiversità marina fondamentale per l’equilibrio degli oceani, siamo però anche, purtroppo, potenziali fonti di impatto.
Conoscere e rispettare il rapporto tra attività subacquea e biodiversità è fondamentale per immergersi in modo responsabile ma, innegabilmente, far “quadrare il cerchio” è piuttosto complesso.

Attività subacquea e biodiversità marina: un rapporto complesso
Le immersioni possono infatti, al tempo stesso, contribuire alla conoscenza e alla protezione degli ambienti marini e generare impatti negativi, soprattutto se non gestite in modo responsabile.
Si pensi anche solo a come, nel corso degli anni, lo sviluppo delle attrezzature e quindi la loro maggiore facilità di fruizione, abbia consentito l’accesso ai fondali anche a chi non sa praticare l’attività in modo consono o addirittura non è interessato (si, nonostante tutto ce ne sono ancora) alla conservazione dell’ecosistema Mondo.
Perché la tutela della biodiversità marina è una priorità
Invece, la tutela della biodiversità marina, è diventata una priorità globale: i mari ospitano una straordinaria varietà di forme di vita, dai microrganismi planctonici ai grandi mammiferi marini, passando per barriere coralline e fondali rocciosi ricchi di invertebrati e pesci.
Questa biodiversità garantisce servizi ecosistemici fondamentali: regolazione del clima, produzione di ossigeno, risorse alimentari e valore culturale e ricreativo!

Gli impatti della subacquea sugli ecosistemi marini
Ma questi ecosistemi sono particolarmente sensibili a disturbi fisici, inquinamento, cambiamenti climatici e all’attività subacquea. Il sub può arrecare gravi danni alla biodiversità: può danneggiare fisicamente barriere coralline, gorgonie o fondali delicati (habitat di tanti minuscoli esserini) mediante contatto accidentale (o peggio), può disturbare accidentalmente la fauna marina avvicinandosi eccessivamente o (peggio) inseguendola o alterarne il comportamento, banalmente, usando impropriamente luci e flash.
L’impatto dell’attività subacquea è reale, specialmente quando entra in contatto con ecosistemi fragili: il suo effetto non dipende dall’atto di immergersi in sé, ma dalle condizioni in cui l’immersione avviene e dagli obiettivi che la accompagnano.

Raja Ampat e il progetto StAR: Raja Ampat: conservazione e presenza responsabile dei sub
Se devo pensare a un caso che ho visto funzionare, penso a Raja Ampat, dove la protezione delle aree marine e i progetti di conservazione mostrano come una presenza responsabile dei subacquei possa affiancare il lavoro scientifico, anziché ostacolarlo. Il progetto StAR del Raja Ampat Research & Conservation Centre nasce da questa logica: affrontare uno squilibrio ormai evidente, come la drastica riduzione dei predatori apicali registrata negli anni nelle acque dell’arcipelago. Attraverso un lavoro di ricerca sul campo e di reintroduzione dello squalo zebra, condotto insieme a ricercatori, acquari e istituzioni locali, il progetto mira a ricostruire una presenza stabile della specie all’interno di aree marine realmente protette.
In contesti correttamente regolati, il turismo subacqueo può diventare parte dei processi di gestione e protezione degli ecosistemi, sostenendo aree marine protette e progetti di conservazione con risultati misurabili nel tempo.
In questo scenario, la responsabilità individuale del sub resta centrale: assetto corretto, controllo dell’attrezzatura, rispetto delle distanze e dei comportamenti della fauna non sono regole astratte, ma condizioni necessarie affinché la subacquea possa essere parte della soluzione e non del problema.

Subacquea e biodiversità: una questione di gestione e consapevolezza
Il rapporto tra attività subacquea e quella biodiversità marina che rende ogni immersione unica ma che è così estremamente vulnerabile, non è intrinsecamente negativo o positivo, ma dipende dal modo in cui le immersioni vengono praticate e gestite.
Essere subacquei significa assumersi una responsabilità verso l’ambiente che ci accoglie e con tecnica, consapevolezza e rispetto, possiamo diventarne i paladini e proteggerlo facendo in modo che la nostra attività ricreativa sia anche uno strumento di tutela e valorizzazione del mare.
Immergersi bene significa riempirsi gli occhi di meraviglia ma lasciare solo bolle.
Articolo a cura di Andrea Piasentin – Senior Consultant di NOSYTOUR
Articolo originale pubblicato su ScubaZone 84





















