I gobidi, noti anche come ghiozzi, sono una delle famiglie di pesci più affascinanti che popolano i mari di tutto il mondo. Appartenenti alla famiglia Gobiidae, ordine Perciformes, questi piccoli pesci sono noti per la loro straordinaria diversità e per le loro incredibili strategie di adattamento, che li rendono abitanti essenziali degli ecosistemi marini.

I ghiozzi e la fotografia macro
La famiglia Gobiidae (Cuvier, 1816) è una delle più vaste tra i pesci ossei, con oltre 2.000 specie divise in 200 generi e distribuite in ambienti marini, salmastri e d’acqua dolce. I ghiozzi sono generalmente piccoli, con corpi allungati e testa relativamente grande. Una delle loro caratteristiche distintive è la presenza, in alcune specie, di pinne pelviche fuse a formare una sorta di ventosa, che consente loro di ancorarsi saldamente alle superfici, anche in condizioni di forte corrente.
I ghiozzi sono pesci bentonici il che significa che vivono a stretto contatto con il fondale. Questo fatto risulta un elemento fondamentale per un tipo di fotografia subacquea, che consiste nel riprendere con ottiche macro questi bellissimi pesci su substrati diversi, dalle madrepore, ai coloratissimi sfondi costituiti dai mantelli degli alcionari, spugne, coralli a frusta, ascidie ecc…
Utilizzo degli sfondi nella fotografia subacquea
Gli sfondi in fotografia possono fare una grande differenza nell’aspetto generale dell’immagine. Possono essere neutri, per mettere in evidenza il soggetto, o possono essere dettagliati per aggiungere contesto e interesse visivo.

Per poter realizzare immagini interessanti occorrerà imparare a conoscere i comportamenti di questi piccolissimi abitanti del mare e, se è vero che se ne stanno appoggiati al substrato, è altrettanto vero che sono molto sensibili ai mutamenti dello status quo e basta un movimento brusco o l’ombra del fotografo per farli schizzare via con un guizzo.
Non è propriamente un tipo di fotografia sub particolarmente semplice, date inoltre le dimensioni minute dei soggetti, che rendono difficile la messa a fuoco.
I tripterygiidae: i ghiozzi tridorsali
Molto simili ai gobidi per morfologia e dimensioni, sono i pesci della famiglia Tripterygiidae, detti anche ghiozzi tridorsali; si distinguono per la presenza di tre pinne dorsali separate, una caratteristica che li differenzia nettamente dai Gobidi. Questa famiglia comprende circa 150 specie, prevalentemente marine, distribuite nelle acque temperate e tropicali di tutto il mondo.
I Tripterygiidae sono solitamente di piccole dimensioni, con corpi affusolati e colorazioni variabili che spesso servono come mimetismo per proteggersi dai predatori.

Analogamente ai gobidi, i rappresentanti della famiglia Tripterygiidae, amano rimanere appoggiati al substrato, in questo caso una madrepora; offrendo al fotografo la possibilità di realizzare una immagine suggestiva e di impatto grafico.
I gobidi e i loro “cugini” (Tripterygiidae), sono noti per il loro comportamento territoriale e la capacità di adattarsi a condizioni ambientali variabili. Molte specie stabiliscono un territorio che difendono attivamente, spesso utilizzando segnali visivi e comportamenti aggressivi.

Ancora una bellissima madrepora a forma di coni vulcanici e un ghiozzo nano della specie Eviota (probabile Eviota melasma). Questi pesci raggiungono la dimensione massima di 3 cm.
La riproduzione dei gobidi è particolarmente intrigante. In molte specie, il maschio prepara un nido dove la femmina depone le uova. Dopo la deposizione, è spesso il maschio a prendersi cura delle uova, ventilandole costantemente con le pinne per garantire una buona ossigenazione e proteggendole dai predatori. Questa dedizione paterna è un tratto distintivo che contribuisce al successo riproduttivo della famiglia Gobiidae.
Vita sui coralli e sugli organismi sessili

Naturalmente, per darci soddisfazione ma anche per complicarci un po’ la vita, per i nostri pesciolini ogni organismo sessile è buono per mettere su casa.
B. ynogei ha il corpo quasi trasparente, ma presenta striature che riprendono esattamente il colore del corallo ospite. È dotato di pinne ventrali modificate che fungono da ventosa, permettendogli di restare saldamente ancorato alla superficie liscia e scivolosa della “frusta” anche in presenza di forti correnti. Passa l’intera esistenza su un unico ramo di corallo, dove si nutre, si riproduce e depone le uova (solitamente alla base del fusto, dopo averne “ripulito” una piccola porzione dai polipi).

Pleurosicya boldinghi in genere si trova su alcionari, morfologicamente appare un po’ più “massiccio” dei suoi simili e caratterialmente meno ostico a farsi riprendere.
Nonostante la loro piccola taglia, i gobidi svolgono un ruolo cruciale negli ecosistemi marini. Essi rappresentano una fonte di cibo importante per molti piccoli predatori, inoltre contribuiscono al mantenimento dell’equilibrio ecologico, controllando popolazioni di piccoli invertebrati e partecipando al riciclo dei nutrienti nei fondali marini.
Gobidi in acqua libera: una sfida fotografica
Nelle immagini successive due “virtuosismi” fotografici. Due gobidi ripresi in acqua libera.
Si tratta di immagini davvero difficili da realizzare, considerate le ridotte dimensioni dei soggetti e il fatto di non avere alcun riferimento statico che possa contribuire a prendere il fuoco. In casi come questi, se possibile, è utile mettere a fuoco un elemento statico che sia ad una distanza simile a quella del pesce; in questo modo quando andremo ad inquadrare il ghiozzo, l’autofocus potrà lavorare in uno spazio molto ridotto e, prendere il fuoco, risulterà più semplice.
Anche se si esegue questa operazione con rapidità, non sempre il piccolo gobide sarà ancora in posizione favorevole e avremo perso una bella occasione.


Bryaninops natans è un pesce davvero interessante, ha il corpo praticamente trasparente, gli occhi color fucsia e il ventre di un giallo oro.
Lo si trova in genere alla base di reef non molto profondi, quando la parete arriva sulla sabbia; spesso appoggiato al corallo.

Pleurosicya boldinghi, sul substrato che più gli è congeniale, un Alcionario (Dendronephthya klunzingeri). Pleurosicya boldinghi, contrariamente a tutti gli altri rappresentanti della specie, è un tipo tranquillo e, anche se ci si avvicina per fotografarlo, non schizza via ma, tendenzialmente, rimane nella sua postazione, incurante dei lampi dei Flash e della presenza del fotografo.

Pleurosicya annandalei, fa la guardia alle proprie uova che ha posato su un’Ascidia. Una immagine molto interessante sia sotto il profilo fotografico che biologico.
I gobidi, con la loro straordinaria diversità e le loro affascinanti strategie di adattamento, dimostrano che anche i pesci più piccoli possono avere un grande impatto sugli ecosistemi marini. Studiare e proteggere questi piccoli abitanti del mare è fondamentale per preservare la ricchezza e la biodiversità dei nostri oceani.
Il mare ci offre infinite opportunità, dai grandi incontri, ai paesaggi mozzafiato, fino alle creature più minute; sta a noi saperle interpretare e trasformarle in immagini interessanti.
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