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Home Articoli Intervista a Mattia Malara: didattica, sicurezza e responsabilità nell’apnea contemporanea
intervista mattia malara apnea educazione

Intervista a Mattia Malara: didattica, sicurezza e responsabilità nell’apnea contemporanea

09/01/2026

Mattia Malara è una delle figure di riferimento dell’apnea italiana. Ex atleta della nazionale con un bronzo mondiale AIDA nel 2005 e record che spaziano dalla profondità all’apnea lineare sotto il ghiaccio, ha costruito un percorso tecnico e formativo che l’ha resa una voce autorevole ben oltre l’agonismo.

Il tratto che la distingue è il modo in cui ha trasformato l’apnea in un lavoro educativo quotidiano, fondando nel 2007 la scuola “Lapnea” A.S.D. e portando la disciplina dentro piscine, centri sportivi e scuole pubbliche.

corsi apnea bambini mattia beuchat
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Dall’agonismo alla formazione: costruire metodo e consapevolezza
Intervista a Mattia Malara
Dall’agonismo alla formazione: costruire metodo e consapevolezza
Educazione alla sicurezza in acqua: scuola, giovani e adulti
Attrezzatura, esperienza sul campo e responsabilità ambientale

Dall’agonismo alla formazione: costruire metodo e consapevolezza

Tra le attività più significative degli ultimi anni c’è il progetto “Educazione alla sicurezza in acqua “che segue la didattica KAD-Kids As Dolphins di Apnea Academy, iniziativa portata nelle scuole per introdurre respirazione, gestione dell’attenzione e sicurezza in acqua a centinaia di studenti.

Oggi insegna un rapporto con il mare basato su calma, metodo e ascolto, elementi che nei suoi corsi diventano il filo logico per evitare rischi e imparare a muoversi sott’acqua con consapevolezza.

La sua attività è stata raccontata anche da riviste come Il Pianeta Azzurro, che ne ha valorizzato la dimensione educativa e il rapporto con l’ambiente, elementi centrali della sua identità sportiva e culturale. Oggi Malara è Ambassador Beuchat, ruolo che svolge con un approccio sobrio e concreto, legato alla tecnica e all’esperienza sul campo.

L’occasione di questa conversazione nasce nel mezzo di un momento delicato per la disciplina, segnato da riflessioni sulla sicurezza e sulla responsabilità nelle competizioni internazionali. Parlare con chi ha attraversato lo sport ad alto livello e oggi lavora nella formazione permette di leggere l’apnea con uno sguardo più ampio, attento alla pratica reale e al modo in cui si trasmettono competenze e limiti.

beuchat apnea pulizia fondali

Intervista a Mattia Malara

Dall’agonismo alla formazione: costruire metodo e consapevolezza

Ciao Mattia, oggi lavori tra didattica, progetti educativi e divulgazione: dove senti che si concentra il cuore del tuo lavoro?

 Innanzitutto grazie per questa opportunità di potermi raccontare e raccontare l’apnea che è la mia più grande passione, lo sport che pratico e insegno da oramai oltre 20 anni. Sicuramente il mio scopo principale è quello di fare capire a tutti che l’apnea è uno sport per tutti dai 7 ai 90 anni, come i giochi in scatola, quindi chiunque può praticare apnea in modo consapevole, seguendo corsi tenuti da istruttori qualificati che insegnano le basi per praticarla in tutta sicurezza.

In questi ultimi anni ho avuto la fortuna di essere entrata in alcuni istituti, che ancora oggi aderiscono ai miei progetti, dove ragazze/i hanno la possibilità di sperimentare uno sport per molti totalmente nuovo, con attività svolte in piscina e da quest’anno anche al mare, dove con l’appoggio logistico con un Diving portiamo le classi in sicurezza a fare fantastiche nuotate ricreative, snorkeling e qualche discesa in apnea, sempre accompagnati e seguiti da me e dagli istruttori della mia a.s.d..

Qual è l’aspetto del metodo agonistico che utilizzi ancora oggi quando insegni

Quando praticavo l’apnea a livello agonistico, ho sempre preso come esempio vari campioni, che durante una competizione, dichiaravano una misura leggermente inferiore al massimale che realizzavano in allenamento, per essere più tranquilli mentalmente durante la gara. Quando nel 2005 partecipai ai campionati mondiali Aida a Villefranche-sur-Mer mi presentai con una quota di -64 m, profondità che in allenamento superai abbondantemente più volte, ma per essere tranquilla mentalmente, preferii rimanere conservativa, e così conquistai un bel terzo posto e il titolo Nazionale in assetto costante. Questo è quello che ancora oggi insegno, imparare a conoscersi e ad ascoltare i segnali del proprio corpo è fondamentale per evitare problemi come il black-out.

beuchat malara apnea sostenibilita

Cosa cambia, dal punto di vista della sicurezza e della comprensione del respiro, quando si lavora con studenti delle scuole?

Purtroppo quello che sento raccontare dagli alunni dei vari istituti dove porto il mio progetto, è che spesso non sanno nuotare, hanno una scarsa acquaticità, questo comporta non avere la minima idea di cosa vuol dire sicurezza in acqua. Le prime due regole che insegno sono:

1- mai in acqua da soli
2- respirare in modo rilassato.

Questi due aspetti sono fondamentali, per godersi il mare, le snorkelate e l’apnea.

È fondamentale comunicare a tutti che ancora oggi le statistiche OMS riportano come terza causa di morte dai 3 anni ai 19 anni l’annegamento. Spiego che avere un compagno idoneo può evitare che questo accada e soprattutto permette di potersi divertire e godersi i fondali marini appieno. Insegnare la respirazione consapevole, per noi è un aspetto altrettanto importante, dove unire al respiro lento e profondo anche il rilassamento fisico e mentale, facendo capire che in questa fase bisogna stare fermi e abbandonare il corpo e i muscoli rilassandoli.

Educazione alla sicurezza in acqua: scuola, giovani e adulti

Dal punto di vista didattico, qual è l’errore più comune che noti negli adulti che iniziano apnea per la prima volta?

Vi sembrerà strano ma gli adulti alle prime esperienze hanno più difficoltà a rilassarsi e a eseguire correttamente gli elementi tecnici, ad esempio la pinneggiata, rispetto al ragazzo/ bambino che apprende con più facilità. L’adulto spesso sembra timido nel lasciarsi andare e può portare con sé un gesto tecnico acquisito da autodidatta, ma con un po’ di pratica migliora senza problemi, diventa necessario mettere da parte l’imbarazzo e provare.

Per i bambini che possono approcciare l’apnea dai 7 anni diventa non solo più facile, ma soprattutto molto divertente. La nostra didattica per i giovani allievi è basata sul gioco e riusciamo ad ottenere ottimi risultati divertendoci anche noi istruttori. Ad esempio abbiamo creato delle carte impermeabili che hanno come soggetto specie marine per poter giocare a “memory subacqueo” e permettere di sviluppare curiosità inerenti alla biologia marina alla quale dedichiamo spazio anche nella parte teorica. E qui posso aggiungere “Con il gioco si costruisce il futuro”.

Se dovessi sintetizzare cosa significa “sicurezza” in apnea, quale concetto metteresti al centro?

“Sicurezza” è una parola enorme, ribadisco quanto espresso prima, il “mai da soli” è di fondamentale importanza sia per i piccoli che per gli adulti. Chiaramente esistono delle differenze, un campo gara avrà necessariamente caratteristiche di sicurezza differenti da una snorkelata. Ma anche l’allestimento di un campo per la didattica deve prevedere l’attenzione di tutti gli aspetti.

Gli incidenti e le criticità viste nelle competizioni recenti hanno aperto un dibattito. Da istruttrice e da ex atleta, quali riflessioni senti più urgenti?

Non voglio entrare negli incidenti capitati di recente, non conoscendo la dinamica non posso giudicare. C’è sicuramente stata una grande evoluzione in questi anni e un grande lavoro degli organizzatori. A volte forse l’atleta dovrebbe rinunciare al tuffo se quel giorno non è al 100%, ascoltare di più i segnali del proprio corpo.

Nel tuo insegnamento insisti spesso su calma e continuità. C’è un momento in cui questo approccio si è rivelato decisivo, per te o per un allievo?

Sì, la calma e la continuità sono due aspetti fondamentali nello sport in generale, ma ancor di più nell’apnea, la calma ci permettere di rilassare tutti i muscoli soprattutto ci aiuta a rallentare il battito cardiaco, la continuità vista come ripetizione del gesto tecnico, ci permette giorno dopo giorno ad apprendere al meglio ogni forma di esercizio e farlo nostro.

mattia malara campionessa apnea

Attrezzatura, esperienza sul campo e responsabilità ambientale

C’è una parte dell’apnea che pensi venga ancora fraintesa dal pubblico generalista?

 Oggigiorno direi di no.

Sicuramente i tempi sono migliorati tantissimo e oggi quando dico che pratico e insegno apnea non vengo più guardata come un extra terrestre, grazie anche ai media che danno spazio a questa disciplina: dai campioni che vengono invitati nelle trasmissioni televisive per raccontare le loro imprese alla trasmissione di alcune gare in streaming.

Si stanno facendo anche passi in direzione dell’uguaglianza di genere: quando mi sono avvicinata all’apnea, oltre 20 anni fa, a livello femminile c’erano pochissime atlete, l’apnea veniva vista principalmente come la pesca in apnea soprattutto per il genere maschile, direi che oggi giorno questo non capita quasi più.

Come scegli oggi l’attrezzatura per lavorare in acqua e cosa cerchi in un prodotto tecnico?

Comfort. Questo è quello che cerco principalmente nelle attrezzature, è fondamentale indossare una muta o un paio di pinne e sentirsi comodi, questo di conseguenza, aiuta lo svolgimento dell’attività anche quando dura diverse ore.

Nella didattica quali elementi dell’attrezzatura incidono di più sulla qualità del lavoro in acqua?

Secondo me la grande differenza negli anni è stata la qualità dei materiali usati soprattutto per le pale delle pinne. Se parliamo di un prodotto tecnico, oltre alla fibra di carbonio, che a me piace tantissimo, si sono sviluppate anche le pinne con la pala in fibra tecnopolimero che garantiscono un comfort eccezionale, consentendo di mantenere un ritmo costante senza sforzi eccessivi.

Qual è il prodotto Beuchat che usi più spesso nelle tue immersioni?

Se penso alle vacanze estive, come quelle di questi ultimi anni, trascorse tra le isole Eolie e il Mar Rosso, non possono mancare 3 attrezzature fondamentali, la maschera Shark Camo con un silicone talmente morbido che aderisce perfettamente al viso, le pinne Libeccio Fibra grazie alla loro flessibilità anche dopo ore di tuffi non stancano le gambe e la muta Zento Lady, sembra avere una seconda pelle talmente è comoda.

Negli anni hai incontrato specie molto diverse. Qual è l’incontro che ti ha cambiata più come istruttrice che come atleta?

L’incontro che mi ha più emozionata, è stato in Messico, durante un’uscita di puro snorkeling ho avuto la fortuna di nuotare vicino a oltre 100 squali balena, vedere da così vicino la loro enorme stazza ed eleganza nel muoversi sinuosi, è stata un’emozione che non dimenticherò mai, questo mi ha fatto riflettere su quanto gli esseri marini ci accolgono nel loro mondo sottomarino e quanto purtroppo la gente non sia rispettosa nei loro confronti.

Si parla sempre di rispettare la natura, ma purtroppo molto spesso accadono episodi spiacevoli mentre si è in mare, un giorno mentre mi allenavo ho visto in lontananza un oggetto che galleggiava, mi sono avvicinai e vidi che era un grosso palloncino, quello delle feste mezzo sgonfio, ma la cosa più triste è che intrappolati all’interno erano finiti vari pesciolini, erano ancora vivi e cercavano la via d’uscita.

Li liberai immediatamente, recuperando il palloncino, questo episodio mi ha fatto molto riflettere su quanto lavoro c’è ancora da fare per rispettare realmente il mare, dove, come dico sempre io, ricordiamoci che quando entriamo in acqua siamo ospiti e non padroni.

beuchat malara apnea sicurezza intervista

In apnea si parla spesso di benessere. C’è un esercizio o una routine che consiglieresti anche a chi non pratica immersioni?

Assolutamente sì, un consiglio spassionato per tutti, nelle giornate frenetica che abbiamo, consiglio di prendersi 5 minuti per respirare lentamente chiudendo gli occhi, questo aiuterebbe tutti a vivere più serenamente,

Nel progetto KAD quali elementi della sicurezza in acqua risultano più complessi da far comprendere all’inizio?

Sicuramente nei ragazzi/e quando si entra in piscina prevale l’impulsività e capita spesso che qualcuno percorra un tratto sott’acqua in apnea senza avvisare né il compagno né l’istruttore e senza respirazione preparatoria. Si richiama alla memoria, con un discorso generale a tutti, la prima regola: avviso il compagno che mi segue e la seconda regola: respiro lentamente e mi rilasso prima di partire, questo permetterà al ragazzo/a di vivere delle piacevoli sensazioni durante il tragitto.

Guardando al futuro, qual è l’aspetto dell’apnea che vorresti venisse raccontato meglio dai media e dal settore?

Sappiamo benissimo che in televisione ci sono alcuni sport primari che non mancano mai, mentre l’apnea come molti altri sport minori si vedono di rado, ecco sarebbe bellissimo avere più spazio in televisione, proprio per dire a tutti che l’apnea è uno sport per tutti, praticabile dai 7 ai 90 anni, quindi per tutti includendo nei nostri percorsi, come già facciamo, anche praticanti con disabilità sia fisica che cognitiva.

Leggi anche:

  • Intervista a Ilaria Molinari: tra profondità e immaginazione
  • Intervista a Emilio Mancuso: biologo marino, fotografo subacqueo e ambassador Beuchat
  • Rientro in forma e in mare con l’apnea: consigli e appuntamenti con Gianluca Genoni


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Simone Albanese

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