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alessandro giannaccini foto sub rana

Intervista ad Alessandro Giannaccini: fotografia subacquea, tecnica e autenticità

Alessandro Giannaccini è un nome noto nella fotografia subacquea italiana, con un percorso che unisce attività agonistica e riconoscimenti ottenuti anche fuori dai confini nazionali. Tra i protagonisti delle competizioni FIPSAS, è stato premiato anche in concorsi internazionali come Ocean Art 2023, dove ha ottenuto il primo posto nella categoria Cold Water.

Partendo dalla sua partecipazione a MyShot, gli abbiamo rivolto alcune domande che entrano in temi molto attuali per chi fotografa sott’acqua: il rapporto tra tecnica e intuizione, il peso della fortuna, il valore espressivo di uno scatto e il confine, sempre più discusso, tra costruzione dell’immagine e autenticità.

Ne emerge una riflessione molto chiara, che non riguarda solo i concorsi ma anche il modo in cui oggi si guarda, si interpreta e si giudica una fotografia subacquea.

meduse giannaccini sub

Intervista ad Alessandro Giannaccini, fotografo subacqueo

Ciao Alessandro, puoi raccontarci il tuo percorso nella fotografia subacquea e cosa ti ha portato a partecipare a MyShot?

Oggi la fotografia rappresenta per me una sintesi perfetta tra professione e passione; è il mio linguaggio espressivo, il mio lavoro, ma anche il mio spazio di decompressione. Il mio percorso, sebbene io sia ancora nel pieno della mia evoluzione, affonda le radici in un aneddoto d’infanzia quasi profetico. Avevo solo sei anni quando, per un impulso istintivo dettato dalla curiosità verso un oggetto che mi era proibito toccare, presi la Nikon F di mio padre e la immersi nel secchio che mia madre usava per i pavimenti. Quella stanza buia, con i suoi odori acri e pungenti di acidi di sviluppo, esercitava su di me un fascino magnetico.

Mia madre oggi scherza dicendo che furono i miei primi esperimenti di fotografia subacquea — decisamente mal riusciti.

Crescendo, non ho mai abbandonato il mare, grazie a mio nonno, né la fotografia, eredità di mio padre, fotografo professionista. Tuttavia, la vera scintilla per la fotosub la devo a un grande uomo, scomparso qualche anno fa: Primo Cardini. È stato per me una guida, un mentore, un maestro e un amico fraterno. Sento la sua presenza ancora oggi e il mio dialogo spirituale con lui è costante; so che in qualche modo mi osserva, ma sento ancora la sua voce che mi ripete: “Va bene, ma però…”. È un pensiero che mi accompagna ogni volta che scatto: quel “però” che mi suggerisce che si può sempre fare meglio, uno stimolo continuo all’eccellenza che porto dentro di me.

Ho scelto di partecipare a MyShot perché è un concorso che mi ha sempre affascinato per il suo “mood”: è una competizione trasparente, onesta e animata da persone che stimo. È un contesto in cui mi sento a casa.

Quando guardi una foto in gara, qual è il primo elemento che ti fa capire se sei davanti a uno scatto “costruito”, fortunato o entrambi?

Premetto che, purtroppo, il panorama delle gare estemporanee non è molto vasto, ma resta un ambito che adoro per la tensione creativa che genera. Quando osservo uno scatto, vedo la fortuna come una componente imprescindibile: la fortuna di trovare il soggetto giusto al momento giusto. Tuttavia, noi fotografi dobbiamo farci trovare pronti: spesso abbiamo già l’immagine “sviluppata” nella nostra mente ancora prima di scattare.

La differenza tra una foto studiata e una d’azione non risiede solo nel risultato estetico, ma nella storia che lo scatto è capace di trasmettere. Non è tanto importante cosa si fotografa, ma come lo si fa. La fortuna apre la porta, ma è la consapevolezza tecnica e narrativa del fotografo a far sì che quell’attimo diventi un’opera d’arte capace di raccontare tutto il lavoro e la dedizione necessari per realizzarla.

Quanto pesa davvero la difficoltà tecnica dello scatto rispetto al risultato finale? Una foto difficile ma imperfetta può superare una foto semplice interessante?

La tecnica è fondamentale, specialmente la capacità di dominarla in situazioni critiche per “portare a casa” il risultato. Quando la padronanza tecnica incontra la fortuna di un incontro straordinario, nasce l’immagine d’impatto. Tuttavia, la perfezione tecnica non è l’unico parametro.

Un’immagine può essere tecnicamente imperfetta, ma se immortala un momento irripetibile — come una scena di caccia o un comportamento animale raro che lascia senza fiato — il suo valore emotivo e documentaristico supera qualsiasi precisione millimetrica del punto di fuoco. L’obiettivo finale è l’espressione: se una foto, guardandola, ti appaga profondamente e comunica un’emozione, allora l’obiettivo è stato raggiunto, indipendentemente dalla sua complessità strutturale.

C’è un elemento ricorrente che vedi nei fotografi subacquei esperti che non ti piace?

È un tema su cui sto riflettendo molto ultimamente. Viviamo in un’epoca di grandi transizioni tecnologiche; io stesso utilizzo l’intelligenza artificiale e gli strumenti di editing avanzati nel mio lavoro quotidiano per ottimizzare i flussi di produzione. La tecnologia è un’alleata preziosa, ma deve esserci onestà intellettuale.

Ciò che non gradisco è la mancanza di trasparenza. Vedo scatti tecnicamente impeccabili ma palesemente “costruiti” a tavolino o manipolati digitalmente in modo pesante, che vengono poi spacciati per incontri casuali o momenti naturalistici autentici. Non c’è nulla di male nel creare un’opera digitale composta, purché lo si dichiari. Inventare “storielle” su un ritrovamento fortuito per giustificare un’immagine manipolata è una mancanza di rispetto verso la realtà e verso il pubblico.

Inoltre, noto spesso dei “copia-incolla” che sfidano le leggi dell’ottica, con primi e secondi piani innaturalmente nitidi che tradiscono la natura stessa degli obiettivi macro. Dobbiamo tornare a essere onesti: se vogliamo manipolare facciamolo pure, ma non cerchiamo di vendere come “natura” ciò che è frutto di un artificio. La ricerca della perfezione a tutti i costi non deve portarci a calpestare l’etica o, peggio, a disturbare il mondo marino per ottenere lo scatto “perfetto” che in realtà è solo una finzione.

Galleria fotografia di Alessandro Giannaccini

Per vedere altre foto di Alessandro visita il suo profilo instagram: @giannaccini_alessandro

Leggi anche:

MyShot 2025 | Gli scatti vincitori

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