- Attualmente2.80743243243/5 stelle
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
Voti: 888
L’idoneità medica nella pratica dell’attività subacquea sportiva
Autore: Laura Vernotico
Sappiamo tutti quanto sia importante essere in buona forma
fisica quando si è subacquei. Approfondiamo adesso questo argomento
addentrandoci nel complesso mondo dell’idoneità medica in chi pratica l’attività
subacquea.
L’attività subacquea viene svolta in Italia sia come attività ludico ricreativa,
sia come attività professionale (in ambito portuale, in ambiente pressurizzato
ad aria, all’interno di Corpi Specializzati come ad esempio i Sommozzatori dei
Vigili del Fuoco – VV.F., carabinieri, esercito).
Il rischio in immersione è simile indipendentemente dall’attività svolta in
acqua, eccetto forse il maggior controllo e tutela per i subacquei industriali,
ciò nonostante esistono protocolli diversi per il rilascio dell’idoneità
all’attività subacquea.
Partiamo da un po’ di storia…..In Europa la subacquea moderna (intesa come lo è
oggi) nasce tra la fine degli anni ’30 e l’inizio degli anni ’50, sulla scia dei
pescatori dei mari del sud del mondo e dei brevetti industriali. In seguito ai
perfezionamenti apportati alla apparecchiature tecniche e all’utilizzo in ambito
militare di apparecchi a circuito chiuso, l’industria immette sul mercato
apparecchi per la respirazione autonoma a circuito aperto che usano aria
compressa e che prevedono quindi una più semplice utilizzazione. Comincia così
la storia dello sport subacqueo.
Soffermiamoci adesso sulla subacquea intesa come sport e attività ludico
ricreativa.
Tra il 1948 e il 1949 iniziano le prime manifestazioni agonistiche e i primi
corsi per l’insegnamento dell’immersione ricreativa, a questi si aggiungono
ricerche mediche volte allo studio della psicologia e della fisiologia
dell’attività subacquea che viene svolta in un habitat non naturale per l’uomo e
che quindi sottopone l’organismo a particolari stress psico-fisici. Al fine di
preservare l’incolumità dello sportivo, garantendone la sicurezza, diventa
quindi necessaria l’idoneità medica. (1)
La Medicina dello Sport nasce qualche decennio prima, esattamente nel 1912, in
seguito a ricerche scientifiche orientate a valutare le influenze dello sport
sul corpo umano. Questa branca della medicina comprende le nozioni mediche,
teoriche e pratiche, che esaminano l’influenza dello sport, dell’allenamento e
della mancanza di esercizio su persone sane o malate di qualsiasi età. La
principale funzione Medico Sportiva risulta essere quella legale: la legge
prevede infatti il superamento di una prova di valutazione funzionale e
strutturale per poter praticare sport agonistico a qualsiasi livello.
In base alla legislazione italiana lo sport dilettantistico, cioè non praticato
per professione, può essere svolto a livello agonistico o non agonistico.
Viene definita “agonistica” (circolare del Ministero della Sanità N.7 del 31
gennaio 1983) quella forma di attività sportiva praticata sistematicamente e/o
continuativamente soprattutto in forma organizzata dalle Federazioni Sportive
Nazionali, dagli Enti di Promozione Sportiva riconosciuti dal CONI e dal
Ministero della Pubblica Istruzione relativamente ai Giochi della Gioventù a
livello nazionale, per il conseguimento di prestazioni sportive di un certo
livello. Questa è tuttora l’unica definizione di attività sportiva contenuta
nelle norme di tutela sanitaria; di conseguenza si potrebbe dedurre che per il
legislatore la distinzione tra agonismo e non sia tutta compresa nella finalità,
per il primo caso, di conseguire “prestazioni sportive di un certo livello”.
La legislazione italiana prevede che chiunque si dedichi ad attività sportive
agonistiche debba sottoporsi, con periodicità annuale o biennale, (a seconda del
tipo di sport) ad una visita di idoneità effettuata da un medico specialista.
La pratica di uno sport comporta un rischio calcolato che la rende accettabile
nell’ambito delle attività umane. I rischi più frequenti sono rappresentati
dalle lesioni traumatiche e dagli incidenti cardiovascolari. La prevenzione di
questi eventi è prevalentemente legata al controllo del fattore umano e del
fattore tecnico impliciti nello sport praticato. Il controllo del fattore umano
si attua con la selezione accurata dei soggetti da avviare a specifiche forme di
attività sportiva e con il controllo periodico del loro stato di salute, nonché
del grado e delle modalità di allenamento. (2) Nel nostro paese è possibile
praticare alcuni sport anche a livello professionale, nell’ambito di società
sportive o come singoli professionisti tesserati dalle federazioni di
competenza. Per quanto riguarda l’attività subacquea, la federazione di
riferimento del CONI è la FIPSAS (Federazione Italiana per la Pesca Sportiva e
l’Attività Subacquea).
Quando uno sport viene svolto a livello agonistico è necessario il certificato
di idoneità alla pratica sportiva agonistica, rilasciato dallo specialista in
Medicina dello Sport, cioè da un professionista qualificato nelle attività
sanitarie di natura preventiva, curativa, riabilitativa che ha per oggetto la
tutela della salute della popolazione sportiva.
Ricordiamo che in Italia l’attività subacquea è considerata uno sport agonistico
(per un decreto legge basato su un parere della Federazione Italiana Pesca
Sportiva ed Attività Subacquee, affiliata al CONI - comitato olimpico italiano -
ed alla CMAS), ciò nonostante non sempre è richiesto il certificato da parte di
altre agenzie didattiche. (3)
Secondo la classificazione degli sport in base all’impegno cardiovascolare (da:
Protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità allo sport agonistico 1995 -
Comitato Organizzativo Cardiologico per l'Idoneità allo Sport) la subacquea
rientra tra le attività sportive con impegno cardiovascolare di tipo neurogeno,
caratterizzata cioè da modesto impegno cardiaco da un punto di vista emodinamico
(portata cardiaca) ma elevato sul piano della sollecitazione neuroormonale,
soprattutto adrenergica (incrementi medio elevati della frequenza cardiaca),
tipico delle competizioni ad importante impatto emotivo. Anche se quest’ultima
da sola non è probabilmente sufficiente a realizzare un rischio cardiaco reale
se non in casi eccezionali, bisogna tenere presente che l’attività subacquea è
gravata dal cosiddetto rischio intrinseco, in relazione all’ambiente sfavorevole
nel quale si svolge.
In base al decreto ministeriale (23 febbraio 1983), gli accertamenti sanitari
da svolgersi per ottenere l’idoneità alla pratica della subacquea a livello
ludico ricreativo sono i seguenti:
-
visita medica, il cui modello è riportato su apposita
scheda valutativa, che comprende anamnesi (familiare, fisiologica,
patologica, interventi chirurgici, infortuni), rilievo di peso e statura e
trofismo, esame obiettivo rivolto in particolare agli organi e apparati
impegnati nello sport praticato (apparato locomotore, apparato
cardio-respiratorio, addome, orecchie, occlusione dentale, articolazione
temporomandibolare), valutazione dell’acutezza visiva (naturale e/o
corretta) e del senso cromatico, udito (voce sussurrata a 4 metri).
-
esame completo delle urine
-
spirometria con rilievo di capacità vitale (CV), capacità
vitale forzata (CVF), volume espiratorio massimo al secondo (VEMS o FEV1),
indice di Tiffeneau (VEMS/CV) e massima ventilazione volontaria (MVV)
-
ECG a riposo (frequenza cardiaca - FC, intervallo PQ,
intervallo QT)
-
ECG dopo sforzo (indice rapido di idoneità - IRI)
-
visita otorinolaringoiatra (ORL) con audiometria.
In conclusione: la subacquea è uno sport che viene praticato
in un ambiente straordinario e può essere gravato da imprevisti che ne aumentano
l’impegno psico-fisico (trasporto dell’attrezzatura per tragitti più lunghi del
previsto, corrente, mare mosso con conseguente difficoltà salire
sull’imbarcazione, compagno in difficoltà che deve essere aiutato).
Da questo si evince quanto sia importante verificare annualmente l’integrità del
sistema cardiorespiratorio e motorio.
E’ altresì importante un controllo annuale di bocca, naso, orecchie per
escludere sia la presenza di patologie specifiche sia possibili danni che la
pratica intensiva di tale sport può potenzialmente causare.
Bibliografia
-
http://www.fotosubclub.com/storia_fipsas.htm (14 aprile
2006)
-
D’Andrea L. (ANCE), Proto C. (ANMCO), Bettini R., Villella A. (FMSI), Caselli
G., Giada F., Pelliccia A. (SIC), Penco M., Thiene G. (SIC-SPORT), Guiducci U.,
Delise P., Paolo Zeppilli. Protocolli cardiologici per il giudizio di idoneità
allo sport agonistico 2003. Terza edizione, Casa Editrice Scientifica
Internazionale (C.E.S.I.), Roma, 2003
-
http://www.smartsport.it/articoli/Approfondimento42.asp?IDV=02 (14 aprile
2006).
Per informazioni:
web:
www.lauravernotico.com
email: info@lauravernotico.com
È assolutamente vietata la riproduzione, anche
parziale, del testo presente in questo articolo senza il consenso dell’autore.
|
|
Write a comment
Posts: 2
Reply #2 on : Thu May 13, 2010, 14:32:32
Posts: 2
Reply #1 on : Thu May 13, 2010, 10:52:29