Succede spesso che durante un’immersione si incontrino reti abbandonate, impigliate tra le rocce, avvolte dalla vegetazione o adagiate sul fondale. È in quei momenti che il subacqueo da visitatore diventa un testimone privilegiato e un custode del lago.
Un pomeriggio di fine novembre, con il mio “buddy” Maurizio Prandi, ci ritroviamo a Salò per il consueto tuffo infrasettimanale, prepariamo le nostre attrezzature con la check list dei nostri rebreather alla mano ed entriamo in acqua dalla comoda spiaggetta; a 5 metri di profondità verifichiamo che non ci siano fuoriuscite di bolle dai nostri rebreather e nel girarmi su me stesso per agevolare il compito di controllo al mio buddy, mi ritrovo faccia a faccia con un subacqueo immobile che mi osserva.
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