Prochyta, l’antica Procida. Adagiata nel cuore del Golfo di Napoli, non è un semplice lembo emerso dalle acque, ma un’isola di origine vulcanica, modellata da possenti strati di tufo giallo che le conferiscono l’aspetto di un gioiello nato dalle viscere della terra e distesosi sul mare.
Chiunque vi approdi percepisce immediatamente il profumo intenso della macchia mediterranea, mescolato a un sottile senso di mistero che da secoli accompagna quest’isola dalle profonde tradizioni marinaresche. Le strette stradine si rincorrono tra una contrada e l’altra, costeggiate da case dai colori pastello, costruite secondo un’architettura inconfondibile e distribuite sul pendio come se il caso le avesse sparse e il tempo poi ordinate in una perfetta armonia. Passeggiando tra quei vicoli sembra di entrare in un antico presepe ottocentesco, dove il mare continua a scandire il ritmo di una vita lenta e silenziosa.
Musa ispiratrice di poeti, scrittori e artisti di ogni epoca, Procida è stata nominata Capitale Italiana della Cultura nel 2022, consacrandosi definitivamente come meta di visitatori provenienti da tutto il mondo e autentico laboratorio di cultura e felicità sociale.

L’Area Marina Protetta Regno di Nettuno
Anche il mare che la circonda custodisce un patrimonio di straordinario valore. Il 27 dicembre 2007, con decreto del Ministero dell’Ambiente, le acque prospicienti l’isola sono entrate a far parte dell’Area Marina Protetta Regno di Nettuno, uno dei più preziosi scrigni di biodiversità marina del Mediterraneo.
Per me, però, Procida non è soltanto un’isola. E’ il luogo dove ho trascorso gran parte della mia adolescenza, dove il mare ha alimentato la mia curiosità e dove sono nate alcune delle emozioni subacquee che porto ancora con me.
Punta Pizzaco: un tesoro subacqueo da scoprire
Esistono luoghi che si custodiscono gelosamente, quasi fossero un segreto da condividere soltanto con pochi amici. Tra questi c’è Punta Pizzaco, uno degli angoli sommersi più affascinanti di Procida. Oggi, rompendo per un momento quella naturale riservatezza che ogni subacqueo nutre per i propri tesori del cuore, vi accompagnerò lungo la sua parete, là dove il tufo dell’isola continua la sua storia sotto il mare.

Come raggiungere il sito di immersione
Per raggiungere Punta Pizzaco occorre partire dalla vicina terraferma. Attualmente, infatti, sull’isola non sono presenti diving center operativi e le immersioni sono organizzate dai centri subacquei della zona dei Campi Flegrei, tra Pozzuoli e Baia.
Doppiato il promontorio di Capo Miseno, Procida emerge lentamente dall’orizzonte. Per primo si staglia il profilo della Terra Murata, il punto più alto dell’isola, dominato dall’antico Palazzo d’Avalos. Costruito come residenza nobiliare e in seguito trasformato in carcere, rimase operativo fino al 1988, quando chiuse definitivamente i suoi cancelli dopo un secolo e mezzo di storia penitenziaria.
Da qui la rotta prosegue verso Punta Pizzaco, sul versante sud-occidentale dell’isola, dove il paesaggio emerso lascia presto spazio alla sua dimensione più nascosta: quella sommersa.

Il briefing e la discesa in immersione
Il nostro gommone ci conduce direttamente all’estremità della punta, da dove inizieremo la nostra discesa. Prima di entrare in acqua vengono verificate le condizioni del mare, in particolare la presenza di eventuali correnti e poi, come sempre, viene effettuato il consueto briefing: si procede a stabilire la profondità massima, il tempo previsto per l’immersione, il tempo massimo per la deco e il percorso da seguire. Controllata l’attrezzatura e dopo gli ultimi preparativi, uno per volta ci lasciamo scivolare in acqua. Il gommone, terminata la fase d’ingresso, raggiungerà il punto di uscita per ancorarsi nella zona prevista per la risalita, pronto ad accoglierci al termine dell’immersione.
Maschera in viso, erogatore in bocca, ultimo controllo dell’attrezzatura: tutto è pronto. Il segnale di ok, pollice in giù e via, inizia la nostra discesa verso il blu. La parete di Punta Pizzaco si apre davanti a noi in tutta la sua imponenza, scendendo quasi verticale verso profondità importanti: un ambiente severo e affascinante, caratterizzato da spaccature e anfratti che offrono rifugio a una straordinaria varietà di organismi.

Corallo rosso e gorgonie a 50 metri di profondità
Decidiamo di raggiungere subito la profondità massima concordata, fissata a 50 metri, una quota riservata a subacquei adeguatamente preparati e in possesso di brevetti tecnici. Già intorno ai 45 metri, lungo la parete, iniziano a comparire le prime colonie di corallo rosso (Corallium rubrum), che diventano via via più numerose con l’aumentare della profondità. E’ qui che Punta Pizzaco custodisce uno dei suoi tesori più preziosi e offre uno degli incontri più suggestivi che questa immersione sa regalare.
Impossibile non concedersi una breve sosta per osservare e fotografare questi preziosi organismi, prima di riprendere il nostro percorso. Risaliamo di pochi metri e, dalle rocce, fanno la loro comparsa le gorgonie rosse (Paramuricea clavata), i cui ampi ventagli, mossi dalla corrente, disegnano un paesaggio fatto di forme e movimento. I piccoli polipi, completamente estesi, punteggiano i rami come minuscole luci accese su un albero di Natale sommerso. La loro completa estroflessione è indice delle favorevoli condizioni ambientali e della ricchezza di nutrienti trasportati dalla corrente, elementi essenziali per la sopravvivenza di questi organismi.

La risalita: dal rosso delle gorgonie al giallo delle spugne
Seguendo il profilo della parete verso il punto di uscita, continuiamo lentamente a guadagnare quota, consentendo al nostro organismo di rilasciare progressivamente l’azoto accumulato durante la permanenza in profondità. Lasciato alle spalle il rosso intenso delle gorgonie, il paesaggio cambia tonalità: il fondale si tinge ora di giallo. Piccoli ceppi di spugna candelabro (Axinella polypoides), compaiono disseminati qua e là, condividendo questo tratto di fondale con le eleganti gorgonie gialle (Eunicella cavolini), che ondeggiano dolcemente al ritmo della corrente. E poi, quasi isolata nel nulla, compare lei: un grosso ramo di Leptogorgia sarmentosa dal colore giallo arancio intenso.

Il basso fondale e la fauna mediterranea
Lasciata alle spalle questa straordinaria tavolozza di colori, il paesaggio cambia ancora una volta. La parete lascia gradualmente spazio al basso fondale, dove la vita si manifesta con un incessante susseguirsi di movimenti. Tra le rocce e le praterie di alghe, saraghi, salpe, triglie e numerose altre specie mediterranee sono intenti a nutrirsi, quasi indifferenti alla nostra presenza.
Il ritorno in superficie
Il tempo dell’immersione volge alla fine. Dopo l’ultima sosta di decompressione torniamo lentamente verso la superficie, con negli occhi le immagini di un ambiente straordinario, dove ogni variazione di profondità ha rivelato un paesaggio diverso, fatto di colori, forme e incontri inattesi.









