Il primo allevamento commerciale di polpi al mondo non verrà costruito nel Porto di Las Palmas. Nueva Pescanova ha ritirato la richiesta di concessione presentata nel 2021 e l’Autorità Portuale archivierà il procedimento. L’impianto, che annunciava di poter allevare fino a 3.000 tonnellate di Octopus vulgaris all’anno, non ha quindi superato la fase autorizzativa.
La decisione arriva sette anni dopo l’annuncio con cui il gruppo spagnolo dichiarò di avere completato in cattività il ciclo riproduttivo del polpo comune. Quel risultato, ottenuto nel centro di ricerca aziendale, venne presentato come il passaggio che avrebbe aperto la strada all’allevamento industriale. Il progetto di Gran Canaria avrebbe dovuto dimostrare che quanto realizzato in condizioni sperimentali poteva essere replicato su una scala di circa un milione di animali all’anno.
Dal laboratorio all’allevamento industriale: il salto mai dimostrato
Quella dimostrazione non è mai avvenuta. Nueva Pescanova attribuisce il ritiro ai nuovi requisiti amministrativi e alla necessità di sottoporre il progetto a una valutazione ambientale ordinaria, che avrebbe modificato tempi, condizioni e configurazione dell’investimento. La società precisa che la rinuncia riguarda l’impianto di Las Palmas e non esclude altre soluzioni tecniche o altre localizzazioni. La ricerca e l’ipotesi commerciale, quindi, non sono state formalmente abbandonate.
Restano però irrisolti i problemi che accompagnano da decenni i tentativi di allevare il polpo a ciclo completo. La schiusa e la sopravvivenza di un numero limitato di esemplari in laboratorio non dimostrano che sia possibile mantenere la stessa efficacia in un impianto intensivo. Alimentazione delle paralarve, mortalità nelle prime fasi, transizione alla vita bentonica, densità di allevamento, aggressività e sostenibilità dei mangimi continuano a essere oggetto di ricerca. Nel 2026 la produzione su larga scala viene ancora descritta nella letteratura scientifica come impraticabile.
La vicenda si inserisce inoltre nella storia complessa del gruppo. La precedente Pescanova entrò in procedura concorsuale nel 2013 dopo l’emersione di gravi irregolarità contabili. Nueva Pescanova nacque nel 2015 dalla successiva ristrutturazione, assumendo gran parte delle attività operative. L’ex presidente della vecchia società è stato poi condannato in via definitiva per falsificazione dei conti e delle informazioni finanziarie. È un precedente che non prova irregolarità nel progetto di Gran Canaria, ma rende legittimo chiedersi quanto fossero solide le previsioni industriali costruite sui risultati sperimentali.
Su questa distanza tra ricerca di laboratorio, annunci commerciali e reale possibilità di allevamento abbiamo chiesto un parere a Emilio Mancuso, biologo marino e divulgatore scientifico.

Il parere del biologo marino Emilio Mancuso
L’allevamento intensivo dei polpi (Octopus vulgaris) è considerato ad oggi pressoché scientificamente impossibile, per una combinazione di fattori biologici, comportamentali e ambientali.
I principali sono:
. Fase “paralarvale” delicata.* Uno degli ostacoli maggiori è l’allevamento nelle prime fasi successive alla schiusa. Nei primi stadi di vita sono estremamente sensibili e hanno esigenze alimentari molto specifiche. La mortalità in ambiente confinato, che non sia di laboratori e con numeri bassi a scopo di ricerca, è pressoché pari al 100%
- Comportamento solitario e territoriale. I polpi sono animali prevalentemente solitari. In spazi ristretti possono manifestare aggressività, ferirsi a vicenda e praticare il cannibalismo, rendendo difficile mantenerne molti nello stesso impianto.
- Elevata intelligenza. I polpi hanno capacità cognitive avanzate, sono curiosi, esplorano l’ambiente e richiedono stimoli. Un ambiente povero di arricchimenti può compromettere il loro benessere, ma progettare sistemi di allevamento che soddisfino queste esigenze è complesso.
- Alimentazione costosa e poco sostenibile. Sono carnivori e necessitano di una dieta ricca di proteine animali, spesso a base di pesci e crostacei. Questo significa che, per produrre polpi, occorre utilizzare grandi quantità di altre risorse marine, con possibili effetti sulla sostenibilità.
- Qualità dell’acqua. I polpi sono sensibili ai cambiamenti di temperatura, ossigeno e qualità dell’acqua. Mantenere condizioni ottimali in impianti intensivi richiede tecnologie sofisticate e costose.
Oltre alle difficoltà tecniche, c’è (o dovrebbe esserci) una questione squisitamente etica data dalla loro complessità comportamentale e cognitiva.
Foto di Emilio Mancuso








