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Squalo

Il tuffo nel blu che aiuta a superare la malattia

Vedevo tutto crollare, volevo arrendermi, immergermi mi ha dato la forza di reagire.

È iniziato tutto pian piano, qualche nuovo sintomo che si agganciava, anche se ancora non lo sapevo, a piccoli disturbi che mi portavo già da qualche anno e io un po’ alla volta cominciavo a diventare sempre più insofferente, stanca e malata. Non riuscivo più a mangiare quasi nulla senza star male, non riuscivo più a toccare nulla senza star male, non riuscivo più ad annusare nulla senza star male, non riuscivo più ad usare una crema o del make up senza star male, non riuscivo più a concentrarmi sul lavoro, non riuscivo più ad allenarmi per il corpo che era troppo stanco.

Gli specialisti si alternavano, mi chiedevano esami che non davano risposte e mi facevano passare al prossimo, prossimo specialista, prossima serie di esami, prossimo non capiamo cosa stia succedendo e io crollavo, peggioravo e vedevo la mia grinta svanire, tranne quando potevo immergermi.

Quando entravo in acqua dimenticavo tutto, non sentivo il dolore alla pelle, al viso, alla testa, ai muscoli, non sentivo la stanchezza e mi dimenticavo di questa cosa sconosciuta che mi stava togliendo la forza e il sorriso. Ero nel mio mondo, mi lasciavo cullare dall’acqua e ammaliare dai colori, dalle forme e dalla vita. Fuori dall’acqua arriva l’ennesimo specialista: “Sospendiamo le immersioni e aspettiamo altri esami ed altri controlli, non possiamo rischiare che compaiano altri sintomi e ti senta male sott’acqua sarebbe troppo rischioso”. E il mio mondo crolla.

Squalo

Era lo scorso novembre, non avevo in programma grandi viaggi, solo qualche immersione ad Y-40 per seguire un corso specialità ed allenarmi, ma era l’unica cosa che avevo, erano gli unici momenti in cui stavo bene. Un mese e mezzo di stop, tristezza, dolore, 1000 esami con valori in continua crescita e il turno del successivo specialista: “Non saprei cosa dire, non trovo un appiglio, possiamo ripetere gli esami in un altro laboratorio e vedere se i valori sono esatti ma, non vedo controindicazioni… puoi riprendere ad immergerti”! Il regalo delle feste di Natale, il regalo che i bambini scartano con occhi luccicanti perché era quello della letterina.

E riprogrammo il mio corso… e ricomincio a respirare. I sintomi non migliorano e io sono quasi a terra, ma ho i miei momenti di pace, in cui io e l’acqua annulliamo il mondo negativo per ricaricare un po’ le batterie e cercare la forza per non mollare. E non volevo mollare, perché avevo in programma la vacanza dei sogni, quella vacanza che fa viaggiare la mente, che fa contare i giorni e che allo stesso tempo spaventava: “Riuscirò ad affrontarla? Il mio corpo sarà troppo stanco per immergersi in corrente?”

La grinta torna potente, porto avanti ricerche su ricerche, cerco di mettere insieme i pezzi, i sintomi, mi ascolto e cerco quello che nessuno trova, finchè mi scelgo la specialista che credo faccia al caso mio. Io non sono pronta a mettere a rischio il mio Live on Board alle Maldive, non sono pronta a mettere a rischio un sogno. Facciamo 250 km, sì facciamo, perché in tutto questo mio marito e mio buddy è sempre stato al mio fianco, entro in ambulatorio e parlo per un’ora e mezza, esco con una possibile diagnosi, una cura, qualcosa su cui sperare e mi sento di nuovo quella bambina il giorno di Natale.

Siamo arrivati all’estate, i sintomi si fanno ancora sentire, alcuni molto meno altri in egual misura e le mie giornate sono scandite da sveglie che suonano per dirmi che è l’ora di questo o di quel farmaco. Ci sono giorni sì e giorni no, ci sono giorni in cui spero che la malattia riesca davvero a regredire fino a sparire e che io possa tornare ad una vita più semplice e giorni in cui riesco ad avere semplicemente il sorriso. 

Corallo+banco di pesci

Ma anche tra farmaci, prodotti ipoallergenici, qualche capello bianco (perché il colore dal parrucchiere non lo posso fare come voglio), centinaia di mail ai produttori di mute umide per avere certificazioni che mi permettano di indossarle senza rischi, tra tutto questo, io il mio Live on Board l’ho fatto e non è stata l’esperienza che mi aspettavo, è stato molto di più. È stato emozione, magia, stupore, colori, suoni, maschere appannate, gopro da ricaricare, sorrisi, risate, nuove amicizie, buon cibo, condivisione, corrente e bolle, tante meravigliose bolle. 

I tuffi nel blu mi hanno dato la forza di reagire, di andare avanti e di sperare che ci sarà un lieto fine, perché lottare e non arrendersi è un nostro dovere. Io non sono pronta a smettere di ammirare e proteggere il nostro universo sommerso, lotterò per continuare a sentirmi quella bambina il giorno di Natale ogni volta che il mio respiro mi farà vedere le bolle. 

Se vi sentite sopraffare: tuffatevi, regolarizzate il respiro e godetevi la meraviglia. 

Buone bolle a tutti.

Claudia Tosato
Claudia Tosato

Un’imprenditrice. Nutro un grande interesse per l’estetica e la moda, ma il mio equilibrio lo trovo nella natura. Il mare è il mio santuario: praticare l’attività subacquea è il mio modo per resettare la mente, ritrovare la calma e connettermi con me stessa. La respirazione lenta e controllata mi dà energia; un’energia che, unita alla disciplina del fitness e all’amore per gli animali, alimenta il mio impegno verso nuovi progetti. Amo i viaggi perché aprono la mente e offrono nuove prospettive. Il mio più grande desiderio, oggi, è portare sempre più persone alla conoscenza e al rispetto del mondo sommerso, perché in ogni angolo del pianeta c’è un po’ di mare da proteggere.

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