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mermaiding

Cos’è il mermaiding. Diventare sirena (o tritone) e fare apnea

Tutto comincia infilando le gambe  in una coda da sirena, variopinta e luminescente. Poi, con movimenti sinuosi, vi immergete nell’acqua marina. Non è  una rivisitazione dell’Odissea, ma qualcuno che fa mermaiding, nuoto pinnato con la coda da sirena.

Quello con la coda di sirena che si pratica al mare e in piscina e si sta diffondendo rapidamente non è solo uno sport. È anche un tuffo nella leggenda. Permette di esercitarsi nella subacquea (ma i più pigri o narcisisti lo usano anche solo come costume da spiaggia, fingendo di essere la creatura mitologica).

mermaiding

Come funziona il mermaiding? La sirena o il tritone indossano una guaina che dai fianchi termina con una monopinna nella quale inserire i piedi. Le gambe, così bloccate, si muovono sott’acqua ondulando insieme come la pinna caudale del delfino. Si avanza proprio ondulando il bacino, e con energiche gambate a delfino. Anzi, a sirena. 

I benefici fisici sono garantiti. Rafforzamento dei muscoli dorsali e lombosacrali, degli arti inferiori e dei glutei, oltre a un nuovo benessere psico-fisico dovuto all’immersione. Per le donne (mermaid è l’inglese per sirena) ma anche per gli uomini (merman=tritone)

Ispirata al mito delle sirene, la pratica del mermaiding ha un fascino potente. In particolare in Italia, terra ricca di storia e di leggende legate al mare. Chi erano le sirene? Nella versione originale, pre-Disneyana, sono figure leggendarie della mitologia greca, dotate di una voce dolcissima e ammaliante ma di  un aspetto mostruoso, con il volto di donna e il corpo di uccello. Solo a partire dal Medioevo vengono raffigurate con aspetto di belle fanciulle e la coda di pesce al posto delle gambe.

mermaiding

Oggi ci sono sirene professioniste pagate per esibirsi in spettacoli dal vivo, in filmati, per servizi fotografici a tema, per feste di compleanno e simili. Un esempio: https://mermaidkat.com/  I costumi di solito sono in lycra o in silicone e costano da 90 euro in su. Inutile dire che uno dei requisiti è una perfetta acquaticità, saper trattenere il respiro e muoversi bene sott’acqua e in superficie.

Massimo Boyer
Massimo Boyer

Biologo marino, fotografo sub e scrittore, tour operator, istruttore e guida. Ottimo conoscitore dei fondali Indonesiani. Autore di 4 libri: La fotografia naturalistica subacquea. Tra tecnica, arte e scienza, Scilla. Storia di uno squalo bianco, L'agenda del fotosub. Diventa fotografo subacqueo in 12 mesi, Atlante di flora e fauna del reef e oltre 500 articoli di subacquea. Insegna Fotografia Subacquea all'Università di Genova, collabora con l'Università Politecnica delle Marche e con l'Università di Milano Bicocca. https://rubrica.unige.it/personale/UkJFXVpo

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