Camel Evidenza

Lo scrigno delle meraviglie: Blackwater Diving e macrofotografia ad Anilao

Articolo di Claudio Ziraldo, foto di Carlo Beretta

Anilao, una tranquilla frazione del comune di Mabini nella provincia di Batangas (Filippine), è universalmente riconosciuta come una delle capitali mondiali della macrofotografia subacquea e del muck diving. Situata a circa tre ore di auto a sud di Manila, questa località non offre le classiche spiagge di sabbia bianca finissima, ma nasconde sotto la superficie dell’acqua un vero e proprio paradiso della biodiversità marina. I suoi fondali, caratterizzati da sabbia vulcanica nera, detriti e barriere coralline poco profonde, ospitano una quantità impressionante di creature minuscole, bizzarre e rare.

È il luogo di elezione per i fotografi subacquei a caccia di scatti “critici” (spesso realizzati con tecniche avanzate come lo snoot). Grazie alle acque generalmente calme, alla presenza di guide subacquee locali dagli occhi incredibilmente allenati nel fare spotting (scovare i soggetti) e a una stagione di immersioni che dura quasi tutto l’anno, Anilao non è semplicemente una destinazione di viaggio, ma un laboratorio biologico a cielo aperto e una tappa obbligatoria per chiunque ami la vita marina microscopica.

Blackwater Diving: l’ultima frontiera della subacquea notturna

Il Blackwater Diving rappresenta l’ultima frontiera della subacquea ricreativa e scientifica. Se l’immersione notturna tradizionale è paragonabile a una passeggiata in un bosco con la torcia, il Blackwater è l’equivalente di una passeggiata spaziale. A differenza delle immersioni notturne classiche, che avvengono vicino alla costa o sulla barriera corallina, il Blackwater si svolge in mare aperto, solitamente sopra fondali che variano dai 100 agli oltre 1000 metri di profondità.

La Migrazione Verticale Notturna

Il cuore di questa esperienza è la Migrazione Verticale Notturna, Ogni notte miliardi di organismi risalgono dagli abissi verso la superficie per nutrirsi di plancton, protetti dall’oscurità dai predatori visivi. Si tratta del più grande movimento di biomassa sulla Terra, e il Blackwater Diving permette di trovarsi proprio nel mezzo di questo traffico frenetico.

Come funziona l’organizzazione tecnica dell’immersione

L’organizzazione tecnica è totalmente diversa da quella delle immersioni standard. Dalla barca viene calata una cima zavorrata lunga 30 metri, il Downline. Lungo questa cima sono fissati potenti fari LED (spesso a intervalli di 5 metri) che fungono da attrattore per il plancton e da punto di riferimento visivo per i subacquei. La barca non è ancorata, ma va alla deriva con la corrente, i subacquei restano nel raggio d’azione delle luci. Non essendoci un fondale visibile, il controllo dell’assetto deve essere perfetto per evitare di scendere troppo profondi senza accorgersene o di risalire troppo velocemente. Oltre il cono di luce della cima, c’è il vuoto. Questa assenza di riferimenti può causare disorientamento spaziale (vertigine), motivo per cui è considerata un’attività per subacquei esperti.

Le creature del Blackwater: forme larvali e organismi trasparenti

La maggior parte degli incontri riguarda creature di dimensioni ridotte, spesso comprese tra pochi millimetri e una decina di centimetri. La particolarità è che quasi tutto ciò che si incontra è trasparente, iridescente o bioluminescente. La vera magia è osservare pesci e molluschi che conosciamo da adulti nel loro stadio larvale. Pesci Larvali, dotati di pinne a nastro lunghissime per imitare le meduse. Molluschi e Gasteropodi, come il Paper Nautilus (Argonauta), un polpo pelagico che costruisce una sottile conchiglia calcarea per galleggiare. Crostacei, piccole larve di aragosta che cavalcano meduse per spostarsi. Organismi gelatinosi, che sembrano fattI di vetro e luce. Ctenofori, simili a meduse, ma che emettono riflessi arcobaleno grazie a file di ciglia vibranti. Sifonofori, colonie di organismi che possono formare catene lunghe metri, simili a filamenti luminosi che fluttuano nel vuoto.

Le migliori destinazioni al mondo per il Blackwater Diving

Sebbene possa essere fatto in qualsiasi oceano profondo, alcune località sono diventate leggendarie per la frequenza e la varietà degli avvistamenti: Anilao (Filippine): La capitale mondiale per la macro, con una biodiversità larvale imbattibile. Kona (Hawaii): Dove il Blackwater moderno è nato e dove si incontrano spesso specie di grandi dimensioni. Lembeh (Indonesia): Un altro hotspot per le forme larvali più rare.

La sfida della fotografia Blackwater

La Fotografia Blackwater è considerata la “sfida finale” per un fotografo subacqueo. L’acqua è piena di particelle organiche. Se i flash sono posizionati male, la foto risulterà piena di puntini bianchi. Le fotocamere faticano ad “agganciare” soggetti trasparenti in movimento continuo, i fotografi usano potenti torce di puntamento per aiutare l’autofocus.Il Blackwater Diving non è solo divertimento, molti scatti fatti dai subacquei hanno permesso ai biologi marini di identificare per la prima volta lo stadio larvale di pesci abissali finora conosciuti solo tramite esemplari morti recuperati dalle reti a strascico. Ogni immersione ha il potenziale di portare a una scoperta scientifica. Il Blackwater Diving trasforma l’oceano in un teatro psichedelico. È un’esperienza che cambia la percezione della vita sulla Terra: ci si rende conto che esistono miliardi di minuscole creature affascinanti che popolano l’oscurità, tessendo la complessa rete della vita marina.

Paralarva di polpo pelagico durante la migrazione notturna

Durante una sessione di Blackwater diving ad Anilao, nelle Filippine, il nero assoluto della notte si è trasformato nel palcoscenico di una creatura straordinaria. Questo scatto ritrae una paralarva di polpo pelagico (molto probabilmente un giovane Wunderpus photogenicus o un genere affine), sospesa nella colonna d’acqua profonda durante la migrazione verticale notturna. Completamente trasparente per mimetizzarsi nel vuoto dell’oceano, questo piccolo “alieno” ha rivelato tutta la sua bellezza sotto la luce dei flash: i cromatofori arancioni si sono accesi come piccole stelle e le ventose hanno sprigionato un’iridescenza blu elettrico mozzafiato. Un promemoria di quante meraviglie nascoste ed eleganti custodiscano gli abissi.

Il Leptocefalo, la larva trasparente della murena

Il Leptocefalo, la larva trasparente della murena

Dopo l’incontro con il piccolo polpo, il buio di Anilao ha regalato un’altra apparizione quasi spettrale: un Leptocefalo. Non è un verme né una medusa, ma la spettacolare forma larvale di un pesce (probabilmente una futura murena). In questa fase della loro vita, il loro corpo è compresso lateralmente, sottilissimo e totalmente trasparente, tanto da sembrare un nastro di seta che danza sinuoso nella corrente notturna. Fotografarli è un’emozione unica: sotto la luce dei flash, i bordi del suo corpo invisibile si sono illuminati di riflessi blu e d’argento, rivelando una sagoma perfetta prima che svanisse di nuovo nel nero dell’oceano. La Blackwater diving non smette mai di ipnotizzare.

Un'astronave biologica

Un’astronave biologica nel buio dell’oceano

Una misteriosa astronave biologica attraversa il buio del cosmo liquido, lasciandosi cullare dalle correnti invisibili nella notte profonda di Anilao.

Questa straordinaria architettura vivente, fatta di puro cristallo e simmetrie perfette, brilla nell’oscurità assoluta per poi svanire nel nulla in un battito di ciglia, lasciando dietro di sé il brivido di aver catturato un frammento di un mondo alieno e meraviglioso. In quel vuoto apparentemente infinito, dove l’alto e il basso si confondono, ogni millesimo di secondo diventa un incontro prezioso, un’apparizione magica che ci ricorda quanta bellezza si nasconde nel cuore pulsante degli oceani.

Argonauta hians

Argonauta hians, il veliero pelagico degli abissi

Dulcis in fundo uno splendido Argonauta (Argonauta hians), non è un comune polpo e non è un vero nautilo. Questo cefalopode pelagico vive l’intera esistenza fluttuando in mare aperto, sospeso sul nero degli abissi tropicali.

A differenza del cugino Argonauta argo, la specie hians si riconosce per la sua caratteristica conchiglia più tozza, globosa e decorata da costole larghe e noduli scuri molto pronunciati sul bordo. Questo guscio traslucido è un’opera d’arte creata esclusivamente dalle femmine. Non si tratta di una vera conchiglia attaccata al corpo, ma di una culla di calcite sottile come carta, secreta da due tentacoli modificati.

La femmina la usa per due scopi vitali: proteggere le sue preziose uova e intrappolare una bolla d’aria superficiale per regolare il galleggiamento. Nello scatto la vediamo in un comportamento tipico durante la risalita notturna: aggrapparsi a un organismo gelatinoso per farsi trasportare risparmiando energia, muovendosi nell’oscurità come un antico veliero in miniatura.

Ma Anilao non è solo Blackwater diving: lungo i pendii e sulle barriere coralline si rivela una varietà di pesci e creature marine così straordinaria da lasciare a bocca aperta. Un vero e proprio paradiso per gli amanti della macrofotografia.

Il ghiozzo Bryaninops

Il ghiozzo Bryaninops, maestro del mimetismo sul corallo

Il protagonista indiscusso di questo scatto è un minuscolo ghiozzo appartenente al genere Bryaninops (molto probabilmente Bryaninops yongei, noto come ghiozzo del corallo frusta). Questo pesce rappresenta un capolavoro di adattamento evolutivo: il suo intero ciclo vitale è legato a doppio filo all’organismo su cui poggia.

Come si nota chiaramente nella foto, il corpo del ghiozzo è quasi completamente trasparente. Questa caratteristica gli permette di fondersi perfettamente con lo sfondo, lasciando intravedere i colori del corallo sottostante. Gli unici elementi che spiccano sono i grandi occhi dai riflessi metallici, dorati e rossastri, strutturati per captare la minima luce e individuare il microscopico zooplancton di cui si nutre. Questi ghiozzi vivono quasi sempre in coppia (maschio e femmina) sullo stesso ospite.

Le loro pinne pelviche sono modificate per formare una sorta di “ventosa” ventrale, che permette loro di ancorarsi saldamente alla superficie del corallo anche in presenza di forti correnti oceaniche, senza scivolare via.

 Pesce rana

Pesce rana e la tecnica dello Snoot in fotografia subacquea

Questa immagine isola un affascinante esemplare di pesce rana (Antennarius pictus) dal fondo marino, trasformando un potenziale disordine visivo in un ritratto intimo, drammatico e di forte impatto emotivo. La riuscita di questa foto si basa interamente sulla padronanza di una tecnica d’illuminazione specifica: l’uso dello Snoot. Nel reef la biodiversità è tale che lo sfondo rischia spesso di distrarre l’osservatore. Per ovviare a questo problema, il fotografo ha utilizzato uno Snoot, un modificatore di luce (un cono o un tubo, spesso dotato di fibre ottiche) applicato sul flash subacqueo.

Lo Snoot restringe il fascio di luce del flash, ricreando un vero e proprio effetto di faro teatrale. Come si nota chiaramente nella foto, solo il pesce rana e l’immediata porzione di roccia su cui poggia sono illuminati, mentre tutto il resto sfuma rapidamente in un nero profondo e assoluto.

Centrare il soggetto con uno Snoot richiede una precisione millimetrica. Un minimo spostamento del flash avrebbe lasciato il pesce nell’ombra. In questo caso, il fascio di luce è direzionato perfettamente dall’alto e leggermente frontale, mettendo in risalto gli occhi del pesce, la bocca imbronciata e la texture intricata della sua pelle.

Ghiozzi gialli Lubricogobius

Ghiozzi gialli Lubricogobius in un rifugio tubolare

In questo scatto il fotografo è riuscito a trasformare un piccolissimo frammento di vita marina in una scena teatrale e ipnotica, focalizzando l’attenzione su due minuscoli ghiozzi gialli (presumibilmente del genere Lubricogobius) che hanno trovato rifugio e protezione all’interno di una struttura tubolare, con ogni probabilità un piccolo tubo antropico colonizzato dalla natura. L’impatto visivo si gioca interamente sul contrasto tra l’oscurità assoluta dello sfondo e la vivida, quasi elettrica, luminosità dei soggetti.

Come nel caso del pesce rana, anche qui il fotografo ha fatto un uso impeccabile dello Snoot. La luce colpisce in modo quasi geometrico l’apertura circolare del guscio. L’interno della struttura funge da riflettore naturale, incanalando i lampi del flash e illuminando i due pesci dall’alto e lateralmente. Lo sfondo è completamente nero.

Questa scelta elimina qualsiasi elemento di disturbo (sabbia, detriti o la barriera corallina circostante), costringendo l’occhio dell’osservatore a entrare letteralmente dentro il rifugio insieme ai pesci. La luce non è piatta, penetra nel tubo creando ombre morbide che definiscono la curvatura interna del guscio, dando un senso reale di profondità e di “casa”.

I protagonisti e il dettaglio compositivo

I protagonisti sono due piccoli ghiozzi, pesci bentonici famosi per le loro dimensioni ridotte e per l’abitudine di occupare piccoli anfratti, bottiglie abbandonate, lattine o conchiglie vuote per proteggersi dai predatori e, spesso, per deporre le uova. Il vero punto focale dell’intera foto è l’occhio del ghiozzo in primo piano.

L’iride azzurro-turchese, brillante e venata di sfumature metalliche, contrasta con il giallo saturo del corpo; è l’elemento che cattura istantaneamente lo sguardo di chi osserva. Il tubo non è perfettamente verticale o orizzontale; è inclinato diagonalmente. Questa scelta compositiva dinamica rompe la staticità della foto e guida lo sguardo dall’angolo inferiore destro verso il centro pulsante dell’immagine.

Thor amboinensis

Thor amboinensis, il gamberetto sexy sul corallo a bolle

Uno scatto di notevole effetto, capace di fondere biologia e pura ricerca estetica. La foto immortala un celebre e minuscolo crostaceo, il Thor amboinensis (comunemente noto come sexy shrimp), colto in una delle sue tipiche posture dinamiche sopra i tentacoli carnosi di un corallo a bolle (Plerogyra sinuosa). A differenza degli scatti precedenti, dove lo sfondo nero isolava nettamente i soggetti, qui la narrazione visiva si basa interamente sulla simbiosi e sulla sovrapposizione cromatica tra il crostaceo e il suo habitat vivente.

Il gamberetto sexy deve il suo nome curioso al movimento oscillatorio e ritmico che compie costantemente con l’addome, una sorta di “danza” la cui funzione biologica è ancora oggetto di studio. La foto congela perfettamente la posa più iconica di questa specie, con la coda e l’addome sollevati nettamente verso l’alto e la testa inclinata.

Questa linea sinuosa a forma di arco conferisce all’intera composizione una forte sensazione di dinamismo e grazia geometrica. L’immagine è caratterizzata da una notevole nitidezza, che permette di apprezzare la livrea del crostaceo: un corpo marrone-aranciato traslucido, punteggiato da grandi macchie bianche simmetriche bordate da una sottilissima e vivida linea blu elettrico.

Si possono persino distinguere le sottili zampe e le lunghe antenne filiformi che si stagliano verso l’oscurità in alto. Il valore aggiunto di questa fotografia risiede nella scelta e nella resa dell’ambiente circostante. Da un punto di vista pittorico, lo scatto è un trionfo di contrasti. Il blu profondo e vellutato, realizzato con un filtro sullo Snoot, fa da sfondo e da base complementare perfetta per le tonalità calde (arancione e marrone) del gamberetto.

Luce, contrasto cromatico e composizione

Questo contrasto tra colori caldi e freddi fa letteralmente “saltare” il soggetto fuori dall’immagine . A differenza di una luce spot netta, qui il flash subacqueo è stato dosato in modo da illuminare uniformemente il corpo del gamberetto e la porzione centrale del corallo. lasciando che i polipi più esterni sfumino gradualmente verso tonalità di blu più scure e ombreggiate.

Ciò crea una transizione morbida che avvolge il soggetto. La profondità di campo è estremamente ridotta, una scelta obbligata nella macro spinta. Il piano di messa a fuoco impeccabile taglia esattamente il corpo del gamberetto, rendendo nitidissimi gli occhi peduncolati, le macchie bianche sul dorso e la giunzione dell’addome. Il posizionamento del gamberetto, leggermente decentrato e supportato dalla base sferica del polipo inferiore, rispetta le regole della composizione dinamica. I polipi laterali sfocati fungono da quinte teatrali naturali, incorniciando il piccolo crostaceo al centro dell’azione.

La canocchia pavone

La canocchia pavone e la cura materna delle uova

Questa immagine è un interessante esempio di macrofotografia subacquea, capace di unire valore documentaristico e artistico.

Lo scatto cattura un momento intimo e drammatico, una canocchia pavone (Odontodactylus scyllarus) che stringe a sé, con cura materna, una massiccia e geometrica distesa di uova fecondate, di colore rosa intenso. L’isolamento del soggetto contro il nero assoluto trasforma l’atto biologico in una rappresentazione quasi pittorica, dove la ferocia anatomica del predatore si fonde con la fragilità della nuova vita. La canocchia pavone è celebre nel mondo animale per le sue armi d’attacco (appendici raptatorie in grado di sferrare colpi alla velocità di un proiettile) e per la sua incredibile complessità anatomica. Questa foto, tuttavia, ne ribalta la narrazione, mostrandone il lato protettivo.

Al centro della composizione esplode una nuvola di centinaia di piccole uova sferiche, perfettamente coese in un cluster compatto. Il colore rosa confetto crea un contrasto cromatico violento e magnetico con la corazza scura dell’animale. La canocchia porta le uova con sé, tenendole pulite e ossigenate costantemente fino alla schiusa, un comportamento che la rende vulnerabile poiché le impedisce di cacciare liberamente. In alto a sinistra svettano i leggendari occhi peduncolati del crostaceo. Intorno alle uova si articolano le zampe e le antenne sensoriali, screziate da pattern e sfumature iridescenti che vanno dal verde oliva al rosso fuoco.

La luce, la messa a fuoco e il valore documentaristico

Anche in questa immagine, l’uso sapiente di uno Snoot gioca un ruolo fondamentale per il successo dello scatto. Eliminando completamente la tana di sabbia e detriti in cui questi animali solitamente vivono, il fotografo proietta lo spettatore in un vuoto cosmico artificiale. Non c’è distrazione: esistono solo la madre e le sue uova.

La luce proviene principalmente dall’alto e da destra, creando ombre nette che scolpiscono la sfericità di ogni singolo uovo. Questo tipo di illuminazione esalta la tridimensionalità della massa ovigera, che altrimenti sarebbe apparsa come una macchia piatta di colore. La messa a fuoco è tarata millimetricamente sugli occhi e sulla parte anteriore del corpo. La texture della corazza e dei filamenti sensoriali è talmente definita da restituire una sensazione quasi tattile. Questa immagine trascende il genere della macro subacquea per diventare un documento naturalistico di rara potenza. Riesce a immortalare la vulnerabilità di una creatura solitamente spietata e formidabile, offrendo uno sguardo privilegiato sul ciclo della vita oceanica.

Anilao, santuario della biodiversità marina

Anilao si conferma così non soltanto una meta per appassionati, ma un vero e proprio santuario della biodiversità, dove ogni immersione si traduce in un incontro ravvicinato con l’evoluzione.

Che ci si trovi sospesi nel vuoto cosmico del Blackwater diving, circondati da creature larvali trasparenti che sembrano generate dalla fantasia di un autore di fantascienza, o appostati lungo i reef corallini a calibrare la luce millimetrica di uno Snoot, la costante resta la medesima: la meraviglia dell’infinitamente piccolo. Attraverso l’obiettivo della reflex o della mirrorless, i fotografi subacquei non si limitano a catturare immagini statiche, ma documentano comportamenti complessi e dinamici: dalla danza ritmica del gamberetto sexy, alle formidabili cure materne della canocchia pavone, fino alle strategie di mimetismo estremo del minuscolo ghiozzo del corallo frusta.

Tecniche d’avanguardia come l’uso dei modificatori di luce permettono di isolare questi frammenti di vita dal caos del fondale marino, regalandoci ritratti intimi che uniscono il rigore della documentazione scientifica alla drammaticità di un’opera d’arte teatrale. Lasciare le acque di questo angolo di Batangas significa portarsi dietro una nuova consapevolezza. Sotto la superficie scura dell’oceano non c’è il vuoto, ma un laboratorio biologico pulsante e coordinato, un tessuto di esistenze microscopiche e fragili che sostengono l’intera rete della vita marina.

E finché ci saranno guide locali dagli occhi straordinariamente allenati e fotografi pronti a sfidare il buio, lo “scrigno delle meraviglie” di Anilao continuerà a schiudersi, rivelando al mondo i segreti più intimi e nascosti degli abissi.ing e macrofotografia ad Anilao

Fotografie di Carlo Beretta

Claudio Ziraldo
Claudio Ziraldo

Claudio Ziraldo, di professione architetto, è istruttore d'immersione CMAS **, istruttore di fotografia subacquea CMAS *** e istruttore Nitrox, Tecnico e Trimix TSA. È inoltre presidente dell'associazione Bollate Sub; un club sportivo che opera da 28 anni nel settore dell'insegnamento, della diffusione dell'attività subacquea e delle discipline ad essa collegate. Nella sua lunga attività di fotosub ha ottenuto importanti riconoscimenti, anche a livello internazionale.

Articoli correlati

message bottle apnea gallinara
Senza categoria

A message in a bottle: scoprire il mare, scoprire sé stessi

eudi fiera subacquea italiana
Articoli

EUDI Show: la subacquea si ritrova, tutta insieme

hydros pro 2 nuovo scubapro 2026
Attrezzatura Subacquea

SCUBAPRO Hydros Pro 2: nuovo GAV modulare con sistema porta-zavorra Monorail

Lascia un commento

Garmin Descent X501
Mete Subacque
Albatros Top Boat 2025
Seac
Euro divers banner quadrato 2025
Camel Dive
OrangeShark Diving Malta
Torna in alto