Il Cargo Anni di Rimini

Autore: Alberto Gallucci

“La prossima settimana ho un congresso a Rimini fino a sabato, ma mi fermo anche domenica per fare un’immersione”.
A questa mia frase la reazione più misurata è stata di stupore, ma qualcuno ha pensato bene di chiedermi da quando mi occupassi di immersioni sulla sabbia… In realtà è stata proprio una bella immersione.
A circa 20 miglia a largo di Rimini giace, in assetto di navigazione sul fondale sabbioso, il relitto di un cargo lungo 58 metri, largo 9 e alto 13 e mezzo, affondato alle ore 21 del 1 agosto 1989, avendo imbarcato acqua nella sala macchine causa maltempo. Trasportava carrube, destinazione Ravenna, e vi erano 7 uomini di equipaggio (nessun morto). Il ritrovamento risale al 2001 e si deve ai ragazzi del Dive Planet Diving di Rimini. Il cargo di 495 tonnellate fu varato il 17 gennaio del 1956 col nome LELIEGRACHT. Tale nome fu cambiato in MAGU nel 1966 e infine in ANNI nel 1985.

In una bella giornata di inizio autunno, col mare piatto, dopo poco meno di un’ora di navigazione con un gommone del Dive Planet raggiungiamo il sito di immersione. L’ormeggio avviene con una cima sul punto meno profondo del relitto (40 metri). A tre e sei metri di profondità vengono fissate due bombole di supporto con nitrox 36.Io uso una bombola di 15 litri caricata con aria. La visibilità è buona e il colpo d’occhio della plancia, a poppa, è notevole.

Vi sono numerose enormi marthasterias glacialis, le stelle più grandi esistenti in Mediterraneo. Sembra che siano di guardia al relitto. Gorgonie gialle (eunicella cavolinii) e varie specie di spugne sono cresciute dappertutto, pennellate di colore sulle scure strutture del cargo. Molti sono anche i ricci melone (echinus melo). Arrivo fino alla sabbia del fondo, a 53 metri, e devo spostare una grossa rete per illuminare l’elica, rete molto compatta e per nulla pericolosa. Il computer mi dice che sono sotto da 18 minuti e mi segnala già mezz’ora di risalita: purtroppo per questa volta devo rinunciare alla visita delle stive e della prua del relitto. Dopo la lunga decompressione emergo piacevolmente soddisfatto da questa interessante ed emozionante immersione, che certamente ripeterò in futuro.

Alberto Gallucci

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