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Home » Viaggi di subacquea » Asia » Thailandia


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Thailandia

Autore: Giacomo Medici

Che spettacolo!
Non posso che cominciare così questo mio breve racconto di una entusiasmante settimana nel Mare delle Andamane.
Tutto è cominciato per caso, quando un mio amico d’infanzia ci ha proposto una crociera in Thailandia.
Devo dire che in un primo momento non ero convinto della scelta della meta, poiché il Mare delle Andamane non è molto conosciuto da noi subacquei italiani, a torto, ma mi sono dovuto ricredere subito, fin dal primo tuffo!
La maggior parte delle immersioni è affrontabile anche da subacquei non esperti perché non si superano quasi mai i 25-30 metri di profondità, la visibilità è ottima, l’acqua è calda e le numerose isole permettono di trovare sempre punti di immersioni riparati e senza corrente.

Lo spettacolo delle barriere è grandioso. Il corallo è in ottime condizioni e soprattutto non manca il pesce, sia pelagico che di barriera. Per Francesco, maniaco della fotografia subacquea, c’era solo un piccolo problema: la scelta dell’obbiettivo. Quando entri in queste acque, non sai mai che cosa puoi aspettarti: dallo squalo leopardo che sonnecchia sul fondo, alle mante che banchettano con il plankton, al piccolo nudibranco sulla spugna.

A Koh bon abbiamo fatto il nostro primo tuffo su uno splendido giardino di corallo dove mi sono incantato a guardare un piccolo (ma veramente piccolo!) di “pesce scatola cubico” che per me valeva tutta l’immersione. Se non lo avete mai visto, immaginatevi un dado giallo a pallini neri che vi guarda con due occhi grandi ed una bocca dall’espressione stupefatta!

Intanto Francesco stava inseguendo un’aquila di mare e si è perso lo “scatolino” (ancora se lo sogna di notte!). Proseguendo nel blu, abbiamo assistito alle acrobazie di un banco di barracuda e carangidi che sfrecciavano ovunque.
Lo squalo Leopardo, di circa un paio di metri, si è invece fatto vedere a Koh tachai su un fondale inferiore a 30 metri dopo che ci eravamo fatti una scorpacciata di anemoni con annessi pesci pagliaccio e piccoli gamberetti.

Tonni, carangidi e barracuda sono compagni di immersioni un po’ ovunque, ma a Stonehenge hanno dato il meglio soprattutto perché abbiamo trovato una discreta corrente che ci ha fatto letteralmente volare sott’acqua.

Ma la sorpresa più grande è stata Richelieu Rock. Non a caso è considerata una fra le top ten immersioni al mondo e non si è smentita! Il padre del sito è J. Y. Cousteau; si tratta di un grande pinnacolo a forma di ferro di cavallo che si adagia su un fondale sabbioso. Le pareti sono tappezzate di corallo duro e molle su cui si trovano anemoni, nudibranchi, gamberetti, pesci pipa fantasma e una quantità indescrivibile di altri piccoli animali da macro. Nel blu si ammassano carangidi, dentici, barracuda e fucilieri e si sono affacciati anche 3 squali pinna bianca. E quando meno te lo aspetti, le mante! Siamo rimasti a giocare con 2 mante stupende per almeno 15 minuti prima che la guida ci richiamasse all’ordine per ritornare alla barca. Uno spettacolo! All’appello è mancato solo lo squalo balena (sob!) che in realtà dicono frequentare spesso queste acque, ma si sa, in mare non c’è mai niente di sicuro…. mi toccherà tornarci…molto volentieri!!

Non amo fare confronti con luoghi diversi perchè credo che ogni posto abbia il suo fascino e le sue peculiarità, ma della Thailandia devo dire che rappresenta una perfetta sintesi fra bellezza delle immersioni, spettacolarità dei paesaggi terrestri, cultura e cibo: sintesi difficilmente riscontrabile in altri posti magari più famosi ma di livello assolutamente più basso!

Ciao e a presto (magari sott’acqua)

PS. La barca utilizzata è stata il Colona VI, proprietà e gestione italiana. Comodissima, con anche la ricarica Nitrox, una cucina da leccarsi davvero i baffi e due preparatissime Guide italiane in gamba e sempre pronte a soddisfare le nostre richieste. La consigliamo!!!

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