- Attualmente3.02724520686/5 stelle
- 1
- 2
- 3
- 4
- 5
Voti: 991
Le fotocamere digitali
Autore: Leda Masi
Una macchina fotografica è una somma di elementi ottici, meccanici
ed elettronici. Una fotocamera digitale non è meno complessa della sua
controparte analogica per quel che riguarda le parti ottiche e meccaniche,
mentre è ovviamente più potente e preponderante la componete elettronica. Non
c’è una pellicola in movimento, ma tutte le altre funzioni rimangono le stesse.
Le principali differenze tra pellicola e digitale le possiamo sintetizzare in
questo modo.
Struttura dell’immagine: con la pellicola abbiamo grani d’argento di
diverse dimensioni distribuiti in modo casuale; con il digitale pixel di uguali
dimensioni disposti su una griglia regolare.
Registrazione del colore: i colori su una pellicola vengono registrati da
strati separati sensibili a rosso, verde e blu; nel digitale i colori vengono
registrati da filtri rossi, verdi e blu.
Riproduzione del colore: pigmenti di colore ciano, magenta e giallo con
la pellicola; per interpolazione dai colori dei filtri nel digitale.
Qualità dell’immagine nella pellicola dipende dalla sensibilità della
stessa, dalla grana e dal sistema di sviluppo; nel digitale dipende dalla
risoluzione del sensore, dal metodo di interpolazione e dalla compressione.
Archiviazione: l’immagine è fissata con la rimozione dei granuli
d’argento non esposti; nel digitale è registrata in forma numerica su supporti
di memoria.
Il compito di far arrivare l’immagine al supporto sensibile rimane affidato al
gruppo ottico, le lenti, e la qualità delle stesse è importantissima in entrambe
i casi.
La funzione di controllo della scena inquadrata è svolta nelle fotocamere
digitali da quattro diversi tipi di mirino: lo schermo a cristalli liquidi, che
riproduce un’immagine a bassa risoluzione della scena ripresa. Mirino galileiano
a visione diretta, che, come quello delle compatte analogiche, soffre
dell’errore di parallasse e non consente il controllo della messa a fuoco.
Mirino reflex, che per mezzo di un sistema di specchi consente di vedere
esattamente ciò che l’obiettivo sta inquadrando, offrendo il massimo controllo
sull’inquadratura e sulla messa a fuoco. Mirino ottico con minischermo LCD, che
ha però una risoluzione troppo bassa per una valida messa a fuoco.
I modelli di fotocamere disponibili sul mercato vanno dai semplici modelli base
“punta e scatta? a macchine reflex professionali con obiettivi intercambiabili.
Modelli base. Sono fotocamere da 2 Mp, con risoluzione dell’immagine di
640 x 480 pixel, o 1024 x 768. La qualità delle immagini ottenute è sufficiente
per immagini da inviare via e-mail o pubblicare sul web, oppure per ottenere
stampe di piccole dimensioni. Una qualità non eccelsa, ma il costo è contenuto e
l’uso semplice e intuitivo.
I modelli con sensore da 2Mp garantiscono una discreta qualità di stampa fino al
classico 10 x 15. Ne esistono ormai infiniti modelli, da quelli ultracompatti,
delle dimensioni di un pacchetto di sigarette, a quelli simili a una reflex, con
zoom molto potenti. Hanno normalmente flash incorporato, diverse modalità di
scatto, possibilità di lavorare in semiautomatico quando non addirittura in
manuale.
Fotocamere da oltre 3 Mp. Con questi modelli si possono ottenere stampe
di ottima qualità con stampa ink jet fino al formato A4 e fino al formato A5 per
una qualità professionale.
La risoluzione offerta da queste macchine arriva fino ai 3200 x 2400 px, e ogni
anno le case produttrici riescono a migliorare i propri sensori aumentando di
conseguenza la risoluzione offerta. Molte di queste macchine di fascia alta
danno la possibilità di scattare con rapporto immagine 3:2 (il formato classico
di una pellicola 35mm), oltre che in 4:3, che è la ratio del sensore (e del
televisore, per capirci). Ciò vuol dire che scattando nel formato 4:3 e poi
stampando un classico 15x10, avrò la foto leggermente rimpicciolita e con dei
piccoli bordini bianchi sopra e sotto l’immagine, oppure dovrò tagliare una
fettina ai lati superiore e inferiore dell’immagine stessa. Invece impostando la
ratio 3:2 in scatto, potrò poi stampare esattamente l’immagine nei formati
classici senza alcuna perdita, anche se il file sarà più pesante.
Nella scelta della fotocamera non basta tenere conto dei megapixel del sensore,
ma si dovrà avere riguardo anche alla robustezza del corpo macchina e
all’affidabilità delle parti meccaniche ed elettroniche, nonché alla qualità
delle ottiche, al tipo di sensore, alla compressione delle immagini, alla
possibilità di controllare manualmente i valori di scatto. Si tratta di una
spesa più impegnativa rispetto alle fotocamere di fascia inferiore, ma la spesa
è giustificata dalle prestazioni che apparecchi di questo tipo possono offrire.
Una macchina di fascia alta (4-5 o 6 Mp) richiede molto più spazio per
l’archiviazione, e quindi schede di memoria più capienti e veloci, e spesso
tempi di elaborazione più lunghi. Al momento dell’acquisto è bene controllare
che il numero di pixel dell’immagine dichiarato sia effettivamente quello delle
immagini finali, poiché a volte le case mettono in commercio camere con sensori
da tre Mp e vantano la produzione di immagini da 4. I pixel in più sono in
realtà il risultato di processi di interpolazione, per cui l’immagine sembra
contenere più dati di quelli che in realtà contiene. Prima dell’acquisto
conviene quindi accertarsi che l’immagine presenti il massimo dettaglio, che i
colori siano fedeli e che il contrasto sia realistico.
Fotocamere SLR e simil-SLR (SLR-like).
Le fotocamere digitali reflex a singolo obiettivo sono decisamente le più
versatili. il primo tipo mostra l’immagine su un vetrino di messa a fuoco come
una comune reflex meccanica; il secondo su uno schermo LCD; questo sistema non
essendo puramente ottico ha il difetto di consumare parecchia energia. Nelle
simil-SLR, è montato uno zoom molto potente (almeno 6x) eventualmente abbinabile
ad ottiche aggiuntive.
Il grosso problema delle fotocamere digitali è il tempo richiesto
dall’elaborazione dell’immagine, quindi la possibilità di effettuare scatti in
rapida successione è molto minore che con una reflex meccanica.
Dimensioni del sensore, campo visivo, lunghezza focale e focale equivalente.
L’obiettivo di una fotocamera produce un’immagine circolare, mentre il sensore o
la pellicola registrano un’immagine rettangolare: se la diagonale del rettangolo
arriva ai bordi del cerchio avremo il campo di ripresa più ampio, altrimenti
sarà ridotto. Molte macchine digitali utilizzano obiettivi per il formato 35 mm,
ma i sensori sono più piccoli del fotogramma e registrano solo la parte centrale
della scena inquadrata dall’obiettivo. Di conseguenza l’angolo visuale
diminuisce, cioè il campo ripreso equivale a quello di un obiettivo di focale
più lunga. La lunghezza focale indica se un obiettivo è un grandangolare o un
tele; l’obiettivo “normale? ha una lunghezza focale pari alla diagonale della
pellicola/sensore. Nel formato 35 mm questo obiettivo è il 50 mm. Nelle
fotocamere digitali la lunghezza focale “normale? varia in funzione della
dimensione del sensore. Come riferimento si usa la “focale equivalente? per il
formato 35 mm.
Il seguente disegno può essere utile per farsi un’idea delle dimensioni dei più
comuni sensori:

Al momento di scegliere una fotocamera digitale infatti è bene soffermarsi non
esclusivamente sul numero di milioni di pixel dell’immagine, ma anche sulle
dimensioni del sensore e sul suo tipo: maggiori le dimensioni, maggiore sarà la
qualità dell’immagine ottenuta.
Vediamo quali possono essere i vantaggi e gli svantaggi dello scegliere
una macchina digitale, con particolare riguardo alla fotografia subacquea:
il primo vantaggio sta senza dubbio nella possibilità di verificare
immediatamente la riuscita della foto e di apportare le necessarie
modifiche: ciò che vedi nel display è effettivamente ciò che registrerà la
macchina, quindi si può immediatamente correggere l’esposizione, l’intensità del
flash, l’inquadratura, la composizione, ecc. La possibilità poi di rivedere
subito l’immagine appena registrata, ed eventualmente rifarla, è decisamente un
valido aiuto.
La grande capienza delle schede di memoria, e la possibilità di
cancellare un’immagine per far posto a quell’ultimo imperdibile scatto, che
inevitabilmente si presenta quando il rullino è finito…anche questo è un bel
vantaggio! Su una scheda da 128 Mb si possono registrare fino a 40 immagini ad
alta risoluzione e fino a 15 in RAW. Molte macchine offrono la possibilità di
alloggiare due schede, raddoppiando così la capienza, e oggi le schede da 256 Mb
o da 512 Mb sono diffusissime e relativamente poco costose.
Le immagini riprese con una fotocamera digitale hanno una profondità di campo
molto maggiore di quelle riprese con la pellicola: poiché la profondità di campo
e’ inversamente proporzionale alla lunghezza focale “vera? e direttamente
proporzionale al diaframma, le lunghezze focali molto corte utilizzate
normalmente dalle fotocamere digitali aumentano la profondità di campo. Per fare
un esempio, una macro ripresa con un 105 mm su pellicola ha una profondità di
campo di circa 6.35 mm; lo stesso scatto con una digitale può offrire una
profondità di campo fino a quattro volte più ampia (qualcosa come due
centimetri!).
Questo dà un vantaggio anche fotografando in grandangolo con poca luce: le
riprese in queste condizioni con una digitale hanno bordi e sfondi più nitidi.
Non avendo otturatori meccanici, le digitali consentono di sincronizzare il
flash con tempi molto veloci, fino a 1/800, valido ausilio in condizioni di
luce ambiente intensa e quando si voglia congelare un’azione repentina o fermare
i raggi di luce provenienti dalla superficie.
Un ulteriore e non piccolo vantaggio è dato dal fatto che la maggior parte delle
digitali utilizza obiettivi zoom con ampia gamma di lunghezze focali, con
una distanza minima di messa a fuoco veramente ridotta: intorno ai 20 cm.
Utilizzando questi obiettivi si possono realizzare foto d’ambiente e macro
spintissime senza cambiare obiettivo, semplicemente regolando lo zoom. Alcune
macchine hanno poi una funzione aggiuntiva che riduce ulteriormente la distanza
di messa a fuoco, fino a 3 cm o meno, permettendo di scattare macrofotografie
con rapporti di ingrandimento altissimi e riducendo la colonna d’acqua fra
camera e soggetto a dimensioni ininfluenti.
La maggior parte delle fotocamere digitali subacquee scafandrate possono inoltre
montare esternamente aggiuntivi grandangolari, che offrono una copertura di
100°, o lenti macro per riprese 1:1. Queste lenti si montano comodamente in
acqua, e ampliano le già vaste possibilità offerte dallo zoom.
Parlando di obiettivi zoom, moltissime case, tutte, vantano generalmente zoom
ottici 2x, 3x e così via e in più aggiungono zoom digitali da 6x, 18x, e via a
salire. Cosa significa tutto ciò? Lo zoom ottico è un obiettivo che consente di
aumentare la lunghezza focale, e quindi ridurre il campo visivo e avvicinare i
soggetti, senza modificare la messa a fuoco. Lo zoom digitale invece lavora con
un processo di interpolazione, per cui estrae la parte centrale dell’immagine e
la ingrandisce di x volte. Come avrete già intuito la qualità dell’ immagine
ingrandita non sarà eccelsa, in quanto i pixel necessari per l’ingrandimento
vengono in qualche modo “inventati? dal processore sulla base dei pixel
adiacenti; il contenuto di informazione reale non aumenta . Un’immagine ripresa
con lo zoom digitale a massima estensione mostrerà quindi i segni di queste
operazioni: grana piuttosto evidente e dettagli non realistici. Il consiglio
generale è quindi quello di dimenticarsi di possedere lo zoom digitale, oppure,
se proprio dovete usarlo, fatelo con estrema parsimonia. Senza contare che lo
stesso risultato, spesso molto migliore, si può ottenere in un secondo tempo con
un buon programma di elaborazione di immagini.
Un’altra caratteristica che può rivelarsi interessante è la possibilità di
cambiare la sensibilità della “pellicola? durante l’immersione, per
adeguarla a differenti condizioni ambientali, e quella di cambiare addirittura “tipo?
di pellicola, qualora si presenti la possibilità di uno scatto particolare. Così
si possono fare tranquillamente i primi 30 scatti con sensibilità 64 e a colori,
e poi impostare sensibilità 400 e bianco e nero se si incontra un ambiente che
lo richiede.

Queste due immagini ritraggono lo stesso soggetto (non molto
interessante a dire il vero!), nello stesso momento, ma non essendo convinta del
colore ho potuto provare un bianco e nero con sensibilità 400.

Un
altro esempio della versatilità del digitale: una scena banale si trasforma in
un’immagine suggestiva semplicemente impostando una sensibilità maggiore ed
escludendo il flash. E immediatamente dopo si può tornare ai 64 ISO!
Ultimo, ma non ultimo, generalmente i sistemi digitali hanno dimensioni estremamente compatte, cosa che facilita il trasporto e anche l’utilizzo in
acqua.
Vediamo ora alcune caratteristiche che possono essere non del tutto positive.
La prima domanda che sorge spontanea è: ma che qualità hanno queste immagini? È
comparabile a quella ottenibile da diapositiva? Dipende molto dalla dimensione
di stampa che si vuole ottenere. Una fotocamera da 4 megapixel produce file di
circa 12 MB, una da 5 arriva fino a 14 MB e oltre. Con tali definizioni e
scattando in formato JPG SHQ (o FINE), secondo i libretti delle varie
fotocamere, si ottengono stampe perfette fino al formato A4.
Personalmente so che con file RAW da 5 milioni di pixel ottengo una dimensione
di stampa perfetta di 27x20 cm a 240 pixel/inch, una profondità colore a 16 bit,
ma con dimensioni del file di 28 MB. Scattando invece in JPG SHQ ottengo
un’immagine a 8 bit, con dimensioni in stampa a 240 p/i di 27x17 cm, e con un
peso immagine di 12.4 MB. Ciò significa che se faccio stampare quest’ultima
immagine in laboratorio in un formato classico, diciamo 18x13, ottengo una foto
indistinguibile da una su pellicola.
Una diapositiva scansita può arrivare a dimensioni di 130MB, il che certamente
produrrà immagini con un maggiore dettaglio, ma tali dimensioni sono utili solo
se si parla di usi professionali o di ingrandimenti con scopi scientifici; per
un uso “ricreativo? sono più che sufficienti 5 o 6 milioni di pixel e 14/16 Mb
di dimensione file. Anche perché, teniamolo sempre presente, il potere
risolutivo dell’occhio umano, (cioè la capacità di vedere come distinti due
singoli punti) non è infinito: un’immagine da 14 MB stampata in 13x18 cm, a 300
dpi, è già ai limiti della capacità dello “strumento? occhio, vale a dire che la
stessa immagine, ottenuta a partire da un file da 130 MB e stampata quindi a
1200 dpi non risulterà all’osservazione superficiale diversa. Per apprezzare
realmente tanta risoluzione occorrerebbe utilizzare strumenti ottici molto
“risolutivi? oppure stampare in formato A2 o superiori.
Una critica che spesso si sente fare alle fotografie scattate con tecnologia
digitale è che le immagini siano poco dettagliate. La mia personale esperienza
mi farebbe lamentare esattamente il difetto contrario; in ogni caso quasi tutte
le fotocamere di fascia alta e le RSL permettono il controllo dello “sharpening?,
che si può settare più o meno accentuato.
Altro frequente appunto, parlando di fotografia in ambiente subacqueo, è che lo
sfondo di riprese in grandangolo abbia una tonalità blu piuttosto piatta. Questo
è senz’altro vero se paragoniamo l’immagine con una scattata con una pellicola
in grado di correggere una determinata dominante per produrre uno sfondo blu
brillante; la realtà è che il sensore non può in alcun caso alterare la realtà,
il blu risultante è quello più vicino alle reali condizioni.
Un problema che a volte si fa sentire con le più comuni fotocamere digitali
compatte è la difficoltà di controllare la messa a fuoco nel display scattando
macro un po’ critiche. Il mirino ottico è decisamente più preciso e utile nelle
fotografie a distanza molto ravvicinata e con pochissima profondità di campo o
con soggetti molto piccoli.
D’altro canto, in situazioni meno critiche, l’uso del display consente di
impugnare la fotocamera a braccio steso, il che è utile per avvicinare la
macchina al soggetto senza avvicinare anche l’operatore, ottima soluzione per
fotografare soggetti un po’ schivi.

…un esempio…
Uno dei problemi più consistenti con la fotografia subacquea digitale è che
queste macchine padroneggiano con qualche difficoltà le scene ad alto contrasto.
Molte composizioni subacquee prevedono sullo sfondo la luce del sole sotto forma
di “spot? luminoso. Purtroppo l’intensità della luce solare tende a ingannare
l’esposimetro della macchina e non consente di registrare l’immagine
correttamente, bruciando le alte luci o comunque impedendo di fissare le lame di
luce che penetrano dalla superficie. Il problema si aggira cercando di ritrarre
il soggetto in silouettes, e inquadrandolo in modo che blocchi, almeno
parzialmente, la luce del sole. In tal modo si ottengono immagini non
sovraesposte, ma difficilmente si otterranno immagini correttamente esposte sul
soggetto. Un altro modo di ovviare il problema è l’uso di un flash con funzione
di schiarimento, generalmente si riesce a tirar fuori il dettaglio del primo
piano e tenere il globo luminoso del sole sullo sfondo. Altre situazioni possono
essere anche più critiche, e allora è meglio cercare di escludere
dall’inquadratura la porzione di immagine troppo luminosa, in modo da poter
esporre correttamente il soggetto, magari utilizzando la funzione di
compensazione dell’esposizione.
Basta ricordare che con la pellicola si può ancora correggere qualcosa, o molto,
in fase di sviluppo, mentre con il digitale il processo avviene tutto in un
passo unico. L’informazione persa (in genere nelle alte luci bruciate) non può
essere recuperata.

Un esempio di come si riesca a rovinare una bella foto… uno o due stop di
sottoesposizione forse avrebbero giovato, oppure si poteva inquadrare il
soggetto diversamente, escludendo la zona troppo luminosa (ne avrebbe guadagnato
anche la composizione dell’immagine!).
Il vero “tallone d’Achille? della fotografia digitale, in particolare
quando si parla di fotosub, è il ritardo che intercorre fra il momento in
cui si preme il pulsante di scatto e quello in cui l’immagine viene
effettivamente registrata. Inoltre, maggiore è la definizione che si è impostata
per lo scatto, maggiore sarà il tempo fra uno scatto e il successivo. Un modo
possibile per ridurre questi tempi è di non premere subito a fondo il pulsante
di scatto, ma di premere a metà per fissare il fuoco: in tal modo la macchina
prenderà molto meno tempo per trovare la messa a fuoco corretta quando
deciderete di scattare. Un buon sistema, ma francamente un po’ di difficile
realizzazione. Un'altra possibilità è offerta da alcune macchine, che consentono
lo scatto in sequenza fino a 8/10 scatti senza rilasciare il pulsante di scatto;
sistema utile per riprese di scene in evoluzione, ma tenete presente che a fine
sequenza la macchina vi chiederà un po’ di tempo per elaborare e memorizzare le
immagini.
Il sistema migliore, anche se un po’dispendioso in termini di batterie, è quello
di escludere la funzione “power save? (che disattiva il monitor quando la
macchina rimane inattiva per un tot di tempo, e fa risparmiare energia, ma che
richiede poi 1 o 2 secondi per rimettere la macchina in condizioni di “piena
efficienza?) e di imparare a conoscere le abitudini e gli schemi comportamentali
dei vostri soggetti: perdendo un pochino di tempo per capire in che modo e con
quali modalità il mio pesciolino si muove, mi troverò in grado di anticipare lo
scatto, in modo da trovarmi col pescetto al centro dell’inquadratura al momento
giusto.
Esistono poi Reflex digitali che riducono questo “shutter lag? quasi a zero…Con
costi inversamente proporzionali ai tempi…
Un grosso problema con questo genere di apparecchi è il consistente consumo
di energia: il monitor LCD consuma energia, l’autofocus anche, l’esposimetro
è preciso ma “beve?, del flash interno non parliamo nemmeno… il mio consiglio,
quando si è in vacanza e si ha la possibilità di accesso a una fonte di energia
elettrica è: tre set di batterie e due caricabatteria: mentre ne usi uno
sott’acqua altri due si ricaricano, a turno…a seconda delle condizioni del mare,
della luce, della temperatura, un set di batterie dura da una a due immersioni
al massimo.
E, sempre in tema di vacanze, in particolare di vacanze subacquee in luoghi
esotici e un po’ sperduti, consiglierei l’acquisto di un sistema di
archiviazione portatile, con una capienza di svariati GB, del tipo X-Drive o
simili, dove riversare le schede quando sono piene. Questi apparati, di
dimensioni molto contenute, dal costo non eccessivo e dai consumi limitati,
possono risolvere molte difficoltà, permettendovi di partire con tre, quattro
schede di memoria e riempirne quindici… credetemi la memoria non basta mai!
Consentono anche di non tirarsi dietro il portatile, pesante, ingombrante,
costoso e delicato! E vi permettono anche, eventualmente, di fare un favore al
compagno di crociera che si è portato quattro schede e le ha riempite prima
dello sbarco: “non preoccuparti, scarica qui, poi a casa ti faccio un cd e te lo
spedisco…?. In fondo a voi non costa nulla… e la prossima volta sarà un altro a
fare un favore a voi….
E' assolutamente vietata la riproduzione, anche parziale,
del testo e delle foto presenti in questo articolo, senza il consenso
dell'autore.
|
|
Write a comment