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Home » Gli Articoli di subacquea » Biologia » Carcharhinus longimanus o squalo longimano


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Carcharhinus longimanus o squalo longimano

Autore testo: Marco Angelozzi - www.prionace.it
Autore foto: Marco Daturi

Lo squalo longimano è un animale che rientra fra le cinque specie di squalo più pericolose per l’uomo ed anche recentemente (dicembre 2010) sembra essersi reso responsabile di gravi attacchi, uno dei quali purtroppo mortale, nei confronti di bagnanti nelle acque della località turistica Sharm el Sheikh (vd. anche Sharm, incontro con lo squalo). Tornando brevemente a questi episodi, gli squali autori degli incidenti sarebbero proprio uno o due Carcharhinus longimanus ed uno squalo mako (Isurus oxyrinchus), anch’esso inserito fra i cinque squali più pericolosi per l’uomo.

Gli eventi sono sicuramente inconsueti, la serie di attacchi che è avvenuta in pochi giorni nelle acque di Sharm el Sheikh forse non ha precedenti in quelle zone, ma forse non hanno precedenti nemmeno le probabili cause che hanno scatenato l’istinto predatorio di questi pesci cartilaginei.. Infatti sarebbero state le centinaia di carcasse di animali gettate in mare in quel periodo e la tendenza sempre maggiore di attirare proprio gli squali con pasture e pesci morenti, assicurando così ai subacquei incontri e forti emozioni, a far avvicinare anche lo squalo longimano, normalmente presente in acque profonde e lontano dalle coste..


Il loginanus avvistato a Sharm

Tornando alla descrizione del Carcharhinus longimanus, confermiamo, come già accennato, che questo animale viene normalmente incontrato in acque lontane dalle coste, dalla profondità media di 150 m e solo occasionalmente si avvicina ai reef continentali. (è invece maggiormente presente intorno ai reef insulari)

Questo squalo, che può raggiungere i quattro metri di lunghezza, nuota in tutti i mari tropicali e sub-tropicali del mondo ed è facilmente riconoscibile per alcune caratteristiche fisiche molto particolari. Il corpo è massiccio, poderoso, con la prima pinna dorsale e le pinne pettorali molto grandi, arrotondate alle estremità e terminanti con una vistosa macchia bianca. Anche le pinne ventrali e le estremità superiore e inferiore della pinna caudale presentano una riconoscibile macchia di colore bianco.


Il loginanus avvistato a Sharm

Il muso è arrotondato e gli occhi relativamente grandi. La colorazione del dorso, negli esemplari adulti presenti nell’Oceano Pacifico, tende al grigio mentre le popolazioni presenti nel Mar Rosso tendono più al marrone. Il ventre ha sempre una colorazione più chiara, quasi bianca. (nei giovani possono essere presenti piccole macchie nere sulle pinne)
Questi animali sono solitari, raramente vengono avvistati più esemplari della stessa specie a stretto contatto.


Durante il giorno lo squalo longimano nuota appena sotto la superficie dell’acqua, con la pinna dorsale che spesso fuoriesce ed i movimenti sono lenti, ma questa tendenza non deve mai essere sottovalutata in quanto esso è capace di scatti poderosi e immediati, sia di natura difensiva che offensiva. Questo squalo è spesso accompagnato da un numero elevato di pesci pilota (Naucrates ductor) che, nonostante il loro nome, non hanno il compito di guidarlo, ma sono dei pesci che seguono il longimano per approfittare di eventuali residui di cibo dei suoi pasti e forse liberarlo da alcuni tipi di parassiti. (bisogna però ricordare che anche qualche incauto pesce pilota, forse troppo sicuro della sua “intoccabilità”, è stato visto tristemente terminare nelle sue poderose fauci)


Il loginanus avvistato a Sharm

Il Carcharhinus longimanus viene definito uno squalo curioso, persistente, dominante e addirittura aggressivo quando compete per il cibo, soprattutto se nelle vicinanze è presente anche lo squalo sericeo (Carcharhinus falciformis) e talvolta mostra “comportamenti nervosi” quando si avvicina a subacquei. (lo squalo longimano insieme allo squalo sericeo ed alla verdesca, Prionace glauca, sono le tre specie di squali più diffuse in acque pelagiche, cioè profonde e lontane dalle coste)

Le sue prede sono molto varie: pesci, tartarughe marine, uccelli di mare, calamari, gasteropodi, crostacei, carcasse di mammiferi marini e pesci cartilaginei (razza Dasyatis violacea).


Spesso questo squalo viene visto nuotare nelle vicinanze o addirittura insieme a gruppi di balene pilota (Globicephala macrorhynchus e Globicephala melas, mammiferi marini appartenenti alla famiglia dei Delphinidae) probabilmente per approfittare di eventuali resti di cibo durante i momenti di caccia di questi possenti mammiferi. Le balene pilota, con la loro stazza che può arrivare a sei metri di lunghezza e tre tonnellate di peso non sono mai sembrate infastidite dallo squalo longimano e nessun “contatto ravvicinato” è mai stato riportato. E’ certa invece la tendenza di questo squalo a non allontanarsi mai troppo da gruppi di balene pilota, una volta avvistati, probabilmente proprio per non perdere l’occasione di un buon pasto ottenuto con il minimo sforzo..


Nonostante la sua curiosità, tenacia e potenza, lo squalo longimano, considerate le statistiche che lo riguardano, non è così pericoloso come si potrebbe pensare, anche se sono certi alcuni attacchi a nuotatori e verso imbarcazioni. L’Oceanographic Research Institute di Durban, nel Sud Africa, considera ad esempio che proprio questo squalo sia stato responsabile di diversi attacchi mortali durante l’affondamento della nave “Nova Scotia”, durante la seconda guerra mondiale.


Concludiamo queste considerazioni sullo squalo longimano ricordando comunque che ogni animale, pericoloso oppure mite, curioso o schivo, possente o di piccole dimensioni, grande predatore o innocuo filtratore, deve essere comunque rispettato, ammirato ma anche temuto, in un mondo dove quasi sempre è l’uomo ad essere l’ospite..

Riguardo gli squali già Henry Beston (narratore americano, 1888-1968) scriveva : “In un mondo più antico e più completo del nostro essi si muovono più forti e più completi, dotati di estensioni sensoriali che noi abbiamo perduto o non abbiamo raggiunto mai, vivendo fra voci che mai udiremo”.


SQUALO LONGIMANO
Carcharhinus longimanus
POEY, 1861
Ordine: Carcharhiniformes
Famiglia: Carcharhinidae

  • Dimensioni medie: 180-200 cm

  • Dimensioni massime: può arrivare a 400 cm

  • Distribuzione: in tutti i mari tropicali e sub-tropicali del mondo.

  • Colorazione: dorso bronzeo-grigio, ventre bianco con una separazione netta ed irregolare da quella dorsale. Questo squalo è facilmente riconoscibile dal corpo massiccio e poderoso e dalle pinne pettorali, molto grandi, arrotondate alle estremità e colorate di bianco, sempre nella parte terminale. La prima pinna dorsale è grande, arrotondata e termina con una vistosa macchia bianca. Anche le pinne ventrali e le estremità superiore e inferiore della pinna caudale presentano una riconoscibile maculazione color bianco. La seconda pinna dorsale e la pinna anale sono di color grigio scuro-bronzo. Il muso è arrotondato e gli occhi relativamente grandi.

  • Riproduzione: vivipara placentata.

  • Rapporti con l'uomo: considerato uno squalo molto pericoloso per l'uomo.

  • Valore commerciale: oggetto di pesca sportiva e commerciale per le grandi pinne. Le popolazioni di squalo longimano sembrano essere molto diminuite durante gli ultimi anni.

  • Denti: triangolari e seghettati ai margini. I denti dell’arcata superiore sono più grandi mentre quelli dell’arcata inferiore sono più allungati e stretti.

  • Note: squalo molto potente, curioso e tenace, normalmente nuota in acque pelagiche, dalla superficie fino a circa 180 m di profondità. Raramente si avvicina ai reef continentali mentre è più frequente intorno a coste e reef insulari. Il longimano è spesso circondato da numerosi pesci pilota, nuota lentamente, sia durante il giorno che durante la notte, ma è capace di scatti velocissimi. Si nutre di pesci ossei, cefalopodi, gasteropodi, crostacei, uccelli marini e razze.
    Singoli esemplari seguono spesso gruppi di balene che si spostano in mare aperto.
    Questo squalo è potenzialmente molto pericoloso per l’uomo e si è reso responsabile di un certo numero di attacchi in acque profonde, lontano dalle coste, soprattutto in caso di naufragi.

Bibliografia: "Sharks & Rays, Elasmobranch Guide Of The World". Ralf M. Hennemann, "Sharks of the world", Leonard Compagno, M. Dando, S. Fowler, "Sharks", Jeremy Stafford-Deitsch.

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