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Home » Gli Articoli di subacquea » Biologia » Antichi squali


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Antichi squali

Autore: Marco Angelozzi - www.prionace.it

Gli squali sono animali molto antichi, presenti sulla terra già ai tempi dei dinosauri, centinaia di milioni di anni fa e la loro evoluzione non si è mai arrestata, arrivando fino ad oggi con esemplari praticamente perfetti, tra i più grandi e perfezionati predatori dell’ambiente marino (alcuni studiosi pensano che l’evoluzione degli squali sia arrivata al massimo livello già 100 milioni di anni fa).

Un genere di squali molto antico è Cladoselache, al quale appartengono alcuni dei primi squali di cui ci siano informazioni abbastanza precise. Il genere Cladoselache (non è l’unico) si sviluppò durante il periodo Devoniano circa 400 milioni di anni fa e fu presente per 100-150 milioni di anni.
(il nome Devoniano deriva da quello della contea Devon, in Inghilterra, dove sono abbondanti gli affioramenti di rocce del periodo)
I resti fossili dello squalo Cladoselache sono abbastanza numerosi e ben preservati: oltre ai denti e vertebre, sono arrivati ai nostri giorni anche porzioni di pelle, muscoli ed organi interni.
Questo animale era molto particolare, presentava elementi caratteristici degli antichi squali dell’epoca, ma anche strutture presenti tuttora negli squali moderni.

La lunghezza del Cladoselache era di 1,2-1,5 m, il suo corpo affusolato, con due pinne dorsali.
Davanti ad ognuna di esse era presente una spina fatta di tessuto osseo molto poroso, leggera ma robusta, importante arma di difesa negli oceani di 400 milioni di anni fa..
Le pinne pettorali erano larghe ed arrotondate, mentre la pinna anale era assente.
Il muso del Cladoselache era tipico di quello degli antichi squali: corto ed arrotondato e le mandibole avevano posizione terminale, cioè poste di fronte alla testa e non ventrale, come negli squali moderni. I denti avevano i bordi lisci, con una punta centrale più grande e più cuspidi laterali, adatti per afferrare le prede ma non per masticarle.
La pinna caudale era molto robusta, a forma di mezzaluna, con il lobo superiore leggermente più grande. (esternamente asimmetrica ma con struttura interna simmetrica)

Queste caratteristiche fanno pensare che lo squalo Cladoselache fosse un predatore pelagico, molto veloce, che inseguiva le sue prede afferrandole per la coda ed ingoiandole anche intere.
Le prede principali erano pesci ossei, crostacei e calamari.
Al contrario degli squali moderni la pelle di Cladoselache era “nuda”, non ricoperta da squame, tranne intorno agli occhi e nei bordi delle pinne.
Un elemento che invece fa avvicinare questo animale agli squali moderni, oltre alla forma e grandezza della pinna caudale, sono le carene o chiglie, delle sporgenze lungo i fianchi dello squalo, prima della pinna caudale, caratteristica dei veloci predatori pelagici.

La modalità di riproduzione dello squalo Cladoselache rimane ancora misteriosa, infatti in nessun resto fossile sono visibili gli pterigopodi, gli organi sessuali attraverso i quali questi animali si riproducono (la parte terminale delle pinne ventrali si allunga e si calcifica formando due pterigopodi).
Nei fossili di squali di altri generi, sempre vissuti nel Devoniano, gli pterigopodi sono stati sempre individuati ed è quindi certo che questa riproduzione con fecondazione interna fosse già presente 400 milioni di anni fa come oggi negli squali moderni.
Questo potrebbe significare che, nonostante i numerosi resti fossili, il maschio di Cladoselache rimane ancora non identificato. Alcuni studiosi, considerando questa possibilità statisticamente difficile da accadere, hanno azzardato l’ipotesi che lo squalo maschio di Cladoselache avesse potuto estroflettere parte della cloaca ed usarla come pterigopodio per la fecondazione interna della femmina. Questo metodo di riproduzione è utilizzato da alcuni uccelli, rettili ed anfibi ancora viventi.

Un altro esempio di “antico squalo” è l’Otodus obliquus, animale che visse tra il tardo Paleocene e l’Eocene, tra 40 e 60 milioni di anni fa.
Al contrario del Cladoselache, di questo squalo sono arrivati ai nostri giorni soltanto denti ed alcune vertebre fossilizzate.
L’Otodus obliquus era un grande predatore le cui dimensioni arrivavano a circa 9-10 m di lunghezza e 15 tonnellate di peso.
I resti fossili sono stati trovati da scavi effettuati in Africa, Europa, Asia e Nord America, situazione che fa supporre che questo squalo era largamente diffuso negli oceani di 60 milioni di anni fa..
Considerate le dimensioni e le sue caratteristiche si ipotizza che l’Otodus obliquus si nutrisse di mammiferi marini, grandi pesci ossei ed altri squali.
Attualmente la quasi totalità dei denti di questo enorme squalo provengono dalle miniere di fosfato del Marocco e non è raro quindi trovare sui mercati di vendita blocchi di questa sostanza con incastonati numerosi denti o parti di essi.
I denti dell’Otodus obliquus hanno forma triangolare, sono larghi (fino a 8-10 cm) con bordi lisci e taglienti e sono presenti una o più cuspidi laterali.


Dente di Otodus obliquus con due cuspidi laterali


Blocco di fosfato con dente di Otodus obliquus

I paleontologi hanno considerato che questo squalo possa essere il progenitore del Carcharodon / cles megalodon, lo squalo megalodonte, che arrivava alla lunghezza di 14 m ed a 30 tonnellate di peso.
Un elemento importante per questa considerazione è stato il ritrovamento di alcuni denti fossili, (considerati denti di “transizione”) molto simili a quelli del genere Otodus, che presentano una leggera seghettatura nei bordi, caratteristica che supporta la teoria che il genere Otodus si sia evoluto fino al genere Carcharodon / cles, arrivando quindi allo squalo megalodonte.
Considerando le teorie sulla evoluzione dello squalo megalodonte e dell’attuale squalo bianco le linee evolutive potrebbero essere state le seguenti:

  1. la prima linea evolutiva vede l’Otodus obliquus progenitore dello squalo megalodonte Carcharodon megalodon, il quale si è poi evoluto fino ad arrivare all’attuale squalo bianco Carcharodon carcharias.

  2. la seconda linea evolutiva considera invece l’Otodus obliquus evoluto fino ad arrivare al Carcharocles megalodon, il quale è sempre lo squalo megalodonte ma inserito nel diverso genere Carcharocles.
    In base a questa seconda teoria l’attuale squalo bianco Carcharodon carcharias avrebbe avuto una evoluzione parallela, diversa da quella dello squalo megalodonte.

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